S/H

Ci sono anch’Io su Google+, ho 3 Amici, 2 dei quali si chiamano Emanuele.

Posted in Uncategorized by sarah on luglio 16, 2011

Forse è un’idea assurda, ma ho come l’impressione che la maggior parte dei blogger che nelle ultime settimane stanno postando recensioni distruttive di G+ lo facciano più che altro per superstizione. Tipo “non dire il tuo desiderio che sennò poi non succede”, con magari una componente di “non so se voglio fidarmi di te, la storia con Google Wave mi ha lasciato ferite il cui ricordo tutt’ora duole”.

Io ovviamente non ho tanto slancio e tanto Google-patriottismo da mettermi seriamente a smanare e aggiungere e caricare, se il sorpasso avverrà lo farò ben contenta di lasciare fb, altrimenti rimango lì, con tutta la mia corte di link a foto che sembrano vagine ma poi invece no, banner di giochi online e slogan pubblicitari dalla sintassi vagamente sovietica.

Una cosa sola veramente mi dispiace, il qui pro quo alla base della storia delle cerchie. Si perchè Google+ è evidentemente stato messo su dando grande importanza alla questione privacy, e il principale punto di forza [=la quasi unica differenza sostanziale] di G+ rispetto a fb è il fatto di poter essere più selettivi nel diffondere i fatti propri grazie allo strumento cerchie [che non sono paragonabili alle particamente invisibili liste di fb. Io ho scoperto che esistevano solo quando ho perso il cellulare e ho dovuto fare delle liste per chiedere il numero ai miei amici mandando un unico messaggio, altrimenti non ne avrei mai saputo e non avrei mai avuto la necessità di saperne niente. Liste che fra l’altro, da quel che ricordo, fino a poco tempo fa potevano contenere un numero parecchio limitato di persone.]. Ma tutto ciò purtroppo si basa su un enorme fraintendimento mediatico. Tutta la cosa della privacy, del terrore da sovraesposizione, l’identità vulnerabile ecc…non esiste. Davvero amici ingegneri-programmatori-consulenti di G+, niente di tutto ciò interessa nessuno, assurdo che non lo abbiate capito, è un tutto un gioco, sapete no? Un circo mediatico! Creare allarmi sociali a caso per occupare il tempo libero delle persone. Sono cose che si fanno dai, si crea la percezione di un problema che in realtà non preoccupa nessuno così che poi i giornalisti abbiano un argomento leggero-universale-di facile comprensione di cui parlare, i forum vivacizzino un po’ il loro repertorio, Simone Tolomelli abbia qualcosa su cui sfogare le sue frustrazioni esistenziali e la smetta di svangare l’anima alle impiegate delle Poste. In realtà pare che sia tutto iniziato da una trovata di guerrilla marketing di una grossa compagnia di dispositivi elettronici ad alta tecnologia [GCDEAT]: l’idea iniziale era quella di introdurre argomenti tecnologici nel micro-contesto sociale delle conversazioni da ascensore, cominciando con un tipo di conversazione accessibile al maggior numero possibile di persone. Il tema “privacy su fb” sembrava perfetto, così questa GCDEAT ha mandato dei promoter infiltrati nei pressi di diversi ascensori, in diversi edifici, in diverse parti del mondo, tutti che coi loro compagni d’ascensore parlavano della questione della scarsa tutela della privacy che fb offre e argomenti correlati [vale a dire la difficoltà nel gestire i rapporti in maniera selettiva, il bombardamento di notizie a cui non si è interessati, e ovviamente l’onnipresente “e se il tuo capo vede le tue foto a Capo Verde in cui sodomizzi un minorenne terzomondista?? Potrebbe anche pensare che non sei una brava persona e licenziarti ingiustamente!“]. Quindi si è sparsa la voce, tutti hanno cominciato a porsi domande, ad aprire dibattiti, e questo potrebbe aver dato l’impressione, anche a persone intelligenti e sveglie come gli ingegneri-programmatori-consulenti Google, che qualcuno davvero sentisse il bisogno di maggiore privacy sui social network. Ma non è così! Non gliene frega niente a nessuno! L’unica utilità delle cerchie penso sia fare un distinguo fra “persone normali e/o con patologie comportamentali che non gli hanno ancora fottuto completamente via in cervello” e “quelli che se gli tagli la strada in macchina ti uccidono la famiglia”. Ecco, quelli che si applicano veramente nel gestire le cerchie fanno parte del secondo gruppo e nella vita vera è meglio evitarli.

Comunque su Google+ ci sono anche io, anche se non lo uso, e dal mio punto di vista è qualcosa. Io non ho preso in considerazione nessun’altro tentativo di Google di soppiantare fb, e non ho l’identità spalmenta su ogni social network possibile, però G+ mi ha interessato, anzi mi sono sentita spinta ad interessarmente. E’ qualcosa. Un mondo in cui fb va in disuso è difficile da immaginare [e in ogni caso non sarà un mondo migliore], però questa volta l’argomento non è rimasto ai margini a marcire nei vari micro-universi nerd e simili, questa volta la diffusione è più capillare, con un pubblico per il momento ancora abbastanza elitario probabilmente, ma di certo più ampio rispetto al passato. E’ qualcosa.

2 Risposte

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  1. raperonzolo said, on agosto 9, 2011 at 4:52 pm

    sarà opportunismo, ma mi è capitato spesso di non scrivere qualcosa su facebook perchè Caio non doveva leggerla, e per la ragioni più disparate.. ovviamente, non essendo conversazioni private o di cui doveva necessariamente fregare qualcosa a qualcuno non ho nemmeno creato il messaggino da inviare a tot persone (meno Caio). Google++ questo lo permette, potere agli ingegneri!

  2. sarah said, on agosto 15, 2011 at 1:43 pm

    Sembra che ormai la variante del “non scrivere su internet ogni stronzata che ti passa per la testa” non venga più presa in considerazione da nessuno. Voglio dire, tu persona comune non pubblica con 3-400 amici, in cosa mai ti dovrai essere censurata? Non hai potuto scrivere in bacheca le bestemmie perchè il tuo capo è cattolico? Non hai potutto scrivere “Oh, che figa Elisabetta Canalis” perchè poi fai brutta figura coi suoceri? Quella non è censura, è facebook che ti salva un pizzico di dignità.


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