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Dal Diario di Camilla, 12 Gen. 1975: “Giulia adesso se la tira e fa la Superiore solo perchè a Lei le ha fatto l’Aborto Emma Bonino”

Posted in Senza categoria by sarah on gennaio 26, 2010

Sfumata la possibilità di abbonarmi col 70% di sconto+annual vari a Communication Arts, avevo pensato che la cosa fosse tranquillamente sostituibile con un abbonamento a Cronaca Vera: interessante, appagante esteticamente, graficamente notevole, varia e sempre all’avanguardia nel suo settore. Due ottimi prodotti insomma, molto meno diversi di quanto si pensi. D’altronde, per quanto mi riguarda, la curiosità vivace in campo creativo e l’attenzione voyeristica alle bassezze provinciali semi-analfabete vanno di pari passo, quindi, davvero, non avrei sofferto lo scambio.

Non avevo preso però in considerazione un’altra possibilità offerta dall’editoria italiana: Libero. E’ che la storia del “quotidiano” mi aveva confusa, questo formato così legato nell’immaginario comune ai concetti di “informazione”, “cronaca”, “serietà”, “autorevolezza” mi aveva portata sulla strada sbagliata, insomma mi sono accorta che il mio modo di pensare alla testata era viziato da una serie di luoghi comuni, era fossilizzato su un’ideale superficiale e borghese dal quale dovevo assolutamente distaccarmi. Voglio dire, chi mi obbliga a considerare Libero una testata giornalistica? Il suo Statuto? Il fatto che una spicciolata di anni fa qualche burocrate giallo-umido-verdastro l’abbia registrato da qualche parte in quanto tale? Mai stata sensibile a questo genere di cose, davvero.

Quindi, da oggi in maniera ufficiale, Libero per me è una rivista di intrattenimento. Non è una decisione presa a casaccio, l’idea che stavo sbagliando nell’approcciarmi al giornale fondato da Feltri ce l’avevo da un bel po’, ma con questa tutto è diventato chiaro:

La foto della Bonino che fa un aborto clandestino presa da un articolo di Oggi del 1975! Quel nonsocchè di vintage e di grottesco messi insieme per la morbosamente perfida gioia dei cattolici astanti. Quel genere di cose che Cronaca Vera ci scrive “SCANDALOSO!” sotto per sicurezza [che magari a qualche casalinga del Molise certe sfumature sfuggono]. A corredo dell’articolo che riprende quell’intervista a Oggi, fatta nel contesto della lotta per la legge 194, infarcendola di drammaticità cristiana, sentimentalismi teatrali, vocabolario sapido e giudizi universali biblici, così da segnare il cammino verso la salvezza al bravo lettore di destra.

Ecco, per una testata giornalistica questa roba sarebbe inaccettabile*, anzi, impossibile. Io una cosa così su un quotidiano non sono capace di razionalizzarla, quindi, visto che è accaduto, evidentemente sbaglio. Libero non è un quotidiano nazionale, Libero è semplicemente un’altra cosa, intrattenimento pruriginiso, stuzzicanti scabrosità ed epifanie porno-con in cui il porno è sapintemente sottinteso. Così va molto meglio se ci pensate, l’universo intero si riallinea su un asse di dignità più alto [almeno un po’], e in più ci si evita tutto il filone delle “retorica dello sbeffeggio di Libero”, che francamente non produceva più nulla di brillante da parecchio tempo.

E io potrei abbonarmi a Libero invece che a Communication Arts. No, ecco, i soldi ancora mi scoccerebbe darglieli. Però da oggi va tutto molto meglio a livello cosmico.

*fuori dal Veneto

Lo Spot di Gucci è un sacco lungo. Ma veramente tanto.

Posted in Senza categoria by sarah on gennaio 10, 2010

Mi era successa la stessa cosa un po’ di tempo fa, quando c’è stata la messa in Piazza Duomo.

C’è la tv accesa e c’è la messa, Giada mi chiede da dove la trasmettono, io le dico che sarà da Roma, Giada risponde “perchè non la fanno mai a Milano?”, io le chiedo “e perchèmmai dovrebbero?”, e lei risponde “…mha…bho…non so…”, poi l’inquadratura si allarga. Duomo. Madonnina. Milano. C’è la messa in Duomo. Yeah. Al chè io dico a Giada “Cazzo, la messa in Duomo! Sarà un po’ l’evento dell’autunno milanese 2009! Lo avranno messo l’articolo su Zero? (ahahaha)”, e Giada “ahahahhah”. Infatti la mia voleva essere una battuta, un’ipotesi paradossale, perchè la messa dovrebbe essere un attimo fuori target, e anche fuori linea editoriale – se così si può dire – per la guida alle serate fighe. E invece Giada sfoglia Zero, ed eccola, a doppia pagina, la messa. 

Oggi stessa cosa, sempre con Giada.

C’è la pubblicità, e io vedo questa specie di trailer di un film con Julianne Moore e Colin Firth, alla fine saltano fuori le scritte “A single man” “Tom Ford”. Al chè io faccio per dire a Giada “oh, ma Tom Ford ha fatto un film!”. Al “ma” però mi blocco, e invece dico “che cretina!”, Giada mi fa “perchè?”, e io “c’era questa pubblicità, che sembrava un sacco un trailer, c’erano proprio gli attori e tutto, poi è uscita la scritta “Tom Ford”, e io stavo per dirti che Tom Ford ha fatto un film, e invece era la pubblicità di non so che cosa, forse il nuovo profumo (ahahahha)”, e Giada “ahahhaha! si certo, da oggi ho deciso che faccio il regista!”. 20 minuti dopo, Che Tempo Che Fa, Fazio intervista Tom Ford alla sua prima esperienza da regista.

In realtà sono contenta di vedere che nonostante tutto mantengo una certa – candida, sincera, purissima – ingenuità su certe cose del mondo, mi fa bene, mi regala piacevoli momenti di sconcerto.

Riguardo a Tom Ford, ha detto delle cose banalissime, noiose, retoriche che di più non si può, da fargli lo scherzo di spararsi un proiettile alla tempia proprio nel bel mezzo della conversazione – tipo che siete a cena, tu e Tom Ford, e lui è lì che ti propina tutte le sue stronzate sul fatto che scrivere un film e poi farlo materialmente sono cose diverse, è anche preso dalla cosa, ci mette pathos, e tu a un certo punto PAM! Così, senza preavviso, senza niente di niente, ti ammazzi e ciao. “Mi hai rotto il cazzo”. Chiaro. Preciso. Fra l’altro i suicidi sono persone che odiano tantissimo il loro prossimo, non se stessi, quindi tutto torna. “Mi hai rotto il cazzo. E ti odio.” PAM! – ciò nonostante conto molto, ciecamente, sul compiacimento estetico che potrà darmi la sua opera prima. Almeno.

[Questo post vi è stato gentilmente offerto dal MacBook di Giada Ricci]

2 o 3 Donne che Fumano.

Posted in Senza categoria by sarah on gennaio 3, 2010

I film francesi sono così facili da stereotipizzare.

Sarà anche solo una questione di “genere”, nel senso che i “generi” [cinematografici e non] hanno per definizione caratteristiche comuni che ritornano, e sono quindi facilmente riducibili ai minimi termini, si prestano all’analisi degli elementi rindondanti, alla stereotipizzazione appunto, eppure coi film francesi degli anni ’60 la cosa mi stranisce.

Sono così complessi, così colti, in molti casi completamente estranei all’idea di cinema come forma d’intrattenimento [per quanto sia possibile, insomma sono estranei al concetto di intrattenimento nel contenuto, nell’approccio sfacciatamente accademico a temi sfacciatamente antropologici e sociologici, poi c’è la parte dell’immagine, che è sempre intrattenimento, ha sempre una componente di compiacimento estetico, e questo vale per la fotografia di un edificio di Mies van der Rohe come per le immagini di una guerra], dicevo, sono così analitici e stratificati che mi risulta quasi strano il fatto che siano perfettamente aderenti allo stereotipo di se stessi, così “film francesi degli anni ’60”.

[Questo per giustificare il fatto che mi sono messa a selezionare frame da “2 o 3 cose che so di lei” e a ricomporli.]