S/H

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Posted in Uncategorized by sarah on ottobre 27, 2009

Sono senza computer. Chi ha bisogno si sveglia fuori e mi telefona, si presta senza tante storie ad essere insultato gratuitamente e ad ascoltare tutti i miei problemi partendo dal primo fottuto vagito, e poi – con calma – di qualsiasi cosa se ne parla.

 

Devozione e Affini.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 17, 2009

Io mi lamento un sacco, di tutto, e non è che non ho ragione, anzi, perchè la direttrice del corso non è capace di fare il suo lavoro, perchè mancano le cose, perchè l’organizzazione è così inconfondibilmente italiana che pare d’essere alle Poste, però da me insegnano o hanno insegnato dei giganti, sul serio:

http://www.adelchigalloni.com/wordpress/?page_id=10&language=en

http://www.beppegiacobbe.com/

Adelchi Galloni ha tenuto lezione per la prima volta ieri, avevo già visto alcune sue cose e lo avevo capito che era strabiliante, ma mi ero anche un attimo persa nel fatto che somiglia un sacco al nonno serioso ma magnanimo che non ho; Giacobbe insegnava fino a qualche anno fa e io lo ammiro con tutta l’ammirazione che il mio stomaco è in grado di generare.

Sono due delle persone che stimo di più al mondo, lavorativamente.

Tutto ciò ovviemente non è fine a se stesso. E’ da un po’ che penso di mettere da qualche parte a destra una selezione di illustratori/artisti [artisti perchè dire semplicemente illustratori in ‘sto paese suona poco] che amo particolarmente, una cosa ampia, da Jason Munn a Susanne Janssen [il link è alle immagini del suo Hansel e Gretel, e la tizia nella foto no, mi dispiace, non è lei], ma tutta gente che è capace e brava sul serio.

Il motivo principale è di nuovo quella storia che mi sta su che a voi magari piacciono certi tizi che in realtà non sono e non hanno fatto mai niente di rilevante, e probabilmente non lo faranno mai, e vi perdete invece le cose belle, di persone che – tipo – ci pagano il mutuo con questo lavoro, e ci si fanno la pensione – sembra assurdo anche a me, ma da qualche parte nel mondo, in qualche interstizio temporale particolarmente incline, pare che sia effettivamente successso – perchè di gente brava ce n’è tantissima, davvero, una marea di esseri stupefacenti ai quali potete prostrarvi con ottime motivazioni e senza perdere la dignità.

Solo che poi penso che in questo blog ci sono già anche troppe cose, e che forse a voi non interessa neanche, quindi probabilmente non lo farò. Per ora. Più avanti bho. Però ci sarebbe l’intenzione. Ecco.

A dire il vero era effettivamente tutto abbastanza fine a se stesso.

E l’Esercito della Povertà optò per i Quadretti

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 11, 2009

La Milano creativa, originale, alternativa, diversa il giovedì sera è tutta al Rocket.

alter

Ci sto riflettendo seriamente sulla cosa dei quadretti. In particolare sulla loro appartenenaza politica…cioè, il quadretto risale all’era dei cowboys, e i cowboys sono di destra, no? Però come la mettiamo col famoso manifesto leghista in cui il popolo lombrado viene paragonato agli indiani? Sotto questa prospettiva sarebbero i nativi i veri-puri uomini di destra fottuti dal corso degli eventi, e quindi i cowboys sarebbero i maledetti immigrati di sinistra, e i quadretti pure…

Sono confusa, l’analisi della camicia a quadretti nella società contemporanea temo sia un argomento troppo complesso per le mie capacità.

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It was almost Love.

Posted in Uncategorized by sarah on ottobre 10, 2009

rape

Spero che si spieghi da sè insomma.

La questione Polanski vista da un paese intrisecamente maschilista, volgare, e offensivo, che da sempre non perde occasione per confermarsi tale, nel quale lo scherno sessuale viene usato come giochino di rivalsa per sminuire la parte opposta da una schiera così variegata di uomini [che comincia col Presidenti del Consiglio e arriva fino ai brillanti indipendenti che lo sbeffeggiano], in maniera così frequente e banale da potersi considerare una figura retorica del rituale dell’interazione, fa ancora più ribrezzo io credo.

[Trattasi della difesa della Goldberg a Polanski http://www.youtube.com/watch?v=9NX_D0Bv9M0]

Questa Sera Alessandro Rostagno praticherà l’Auto-Erotismo guardando la Registrazione del suo Intervento contro Antonella Elia nel 2007

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 10, 2009

Qualche giorno fa, con una piccola parte della zona sud-ovest dell’emisfero sinistro del mio cervello, mi è capitato di notare che Alessandro Rostagno adesso conduce uno di quei tediosissimi contenitori musicali televisi su Rai2 con una bagaglia bionda boccoluta.

Alessandro Rostagno è stato critico televisivo su carta e su schermo, è uno di quelli dal commento caustico, l’atteggiamento critico, l’ironia corrosiva, e insomma, si, tutte quelle menate sull'”arte” dello sberleffo acido. Per questi motivi, e perchè ha i capelli arancioni – per qualche anno – ad alcuni – è sembrato brillante.

Alessandro Rostagno io lo compatisco e un po’ lo odio, perchè ha ucciso buona parte delle cose in cui credevo.

Io credevo che la critica, anche quella aprioristica, su tutto e su tutti, fosse sempre interessante, o quanto meno degna d’esser fatta, perchè – pensavo – comporta l’inizio di un ragionamento, di una riflessione su qualcosa che viene messo in discussione, ed è solo attraverso la messa in discussione dello status quo che lo si può superare positivamente, in ogni campo intendo. Mi ci affidavo fermamnete a questa cosa, e mi pareva che anche i commenti “fuori dal vaso” servissero ad approfondire.

Poi mi sembrava che l’ironia incattivita fosse divertente, e che essendo divertente rendesse le cose più accessibili, attraverso l’ironia ho sempre pensato che anche le questioni complesse potessero essere alleggerite, spogliate dell’abitino domenicale, per rimanere esposte nude ed essenziali. Mi pareva un bel pensiero quello della capacità destrutturante di un commento ironico e intelligente.

Quindi credevo che il sarcasmo fosse sintomo di intelligenza, l’intelligenza quella vera, vivace, non quella statica delle citazioni e dei tomi da collezione infilati l’uno via l’altro nelle biblioteche private col mappamondo sul tavolino di ciliegio.

Inoltre trovavo un esercizio estremamente nobile quello di acquisire, approfondire, sezionare al millimetro un fatto a scopo distruttivo. C’è dedizione profonda in tutto ciò, perchè se si viene smentiti il gioco si ribalta, e l’ego – che in questi casi domina indiscusso ogni sillaba – ne risente.

Questo era il mio pensiero pre-Rostagno. Forte, deciso, fiero. Poi è arrivato lui.

Alessandro Rostagno da tempo ormai compare qua e là in un po’ tutti i programmetti da ferro da stiro della televisione italiana, si siede, e con apparente spietatezza, ma estrema consapevolezza dei limiti, smonta, deride, denigra. Cheppaura incute Rostagno agli ospiti de L’Italia sul 2.

Il mio problema con lui è che tutta quella vitalità cerebrale, quel sarcasmo cesellato, quello smembrare leggero dei fatti che amavo spassionatamente li ha resi formula. Ha fatto della sua cattiveria spicciola una regolina matematica semplice e retorica, un clichè. Ha preso uno stile, un modo di affrontare le cose che per me era il più interessante, e lo ha asciugato, ci ha tolto il guizzo, l’analisi, la capacità di sorprendere, lasciando solo lo scheletro di un meccanismo sterile per il quale ogni volta che si viene interpellati si risponde con una frasetta acida alla quale tutti sorridono con divertito imbarazzo. Una ridicola bambolina che dice e fa sempre quello che ci si aspetta, e che dopo la biricchinata attende compiaciuta la reazione degli astanti, puntuale come la diarrea dopo un’overdose di lassativi.

L’ego comunque in questi casi supera di un bel po’ l’oggettività, anche su se stessi e sulle proprie azioni, così Rostagno alla fine dei suoi modesti interverti auto-erotici lancia uno sguardo puntuto dritto dentro le pupille della libidinosa colf uruguaiana al dilà del tubo catodico, e sul suo volto affaticato terzomondista metaforicamente eiacula, soprraffatto dall’orgoglio per lo sconvolgimento da lui creato nella linea solitamente educata e cortese dei programmi pomeridiani. Probabilmente in quei momenti, invece di aver dibattuto per mezz’ora sul valore artistico del calendario di Max con una concorrente del Grande Fratello, si immagina di essere alla Sorbonne e aver appena messo in scacco Umberto Eco su una questione linguistica cruciale riguardante la semiotica dei testi sacri. Dev’essere così. O forse a quel livello di guadagno effettivamente si comincia a pensare che i soldi diano il valore di quello che fai, a priori.

E forse dopo qualche anno non te ne accorgi neanche più di essere diventato la copia vuota di quello che volevi essere, di adottare una serie di cautele, prendersela con gli ospiti volgari, col pubblico becero, con il tutto in senso lato, ma sempre senza andare a toccare il programma in sè e chi così l’ha messo in piedi, mettendo bene sotto le suole chi non conta e non conterà mai nulla, sfogandosi lì fino alla fine, assicurandosi che non scappi niente che possa offendere il capo. Mica ci pensa neanche più a questo Rostagno, gli viene naturale, perchè è meccanica quella che esercita, non ragionamento. Lo stereotipo si impossessa del soggetto e ne fa un fantoccio, e la presunzione lo affossa senza possibilità di ritorno.

Era un bel po’ che avevo voglia di scrivere qualcosa in merito. Lo disprezzo sinceramente per quello che fa a tutte le cose che ho detto su, è come quando vedo pubblicati illustratori scarsi, che svuotano il lavoro della sua essenza, dell’interpretazione, della narrazione, della composizione, ovvero le cose che richiedono studio, tempo, pensiero, limitandosi a fare disegni. Come per Rostagno è un misto di astio e compassione, perchè io con tutte le insicurezze che ho, almeno capisco che essere bravi significa saper costruire immagini narranti e a un certo punto finire pubblicati dagli editori fighi, non fare un disegno carino che finisce su una rivista per finte troiette coi baffi [non che si disprezzino i proventi derivanti da tali attività]. La presunzione li fotte via, tutti. Rostagno già è andato.

Piogge Acide e Affini

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 6, 2009

http://www.cpluv.com/ubiq/index.html

Temporanea e inquietantissima veste di Computerlove. Ancora per poco, quindi lesti.

[Le prime due volte non capivo, avevo solo paura]

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