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La tua Terza Scarsa può al Massimo valerti il Posto di Infermiera Ostetrica, per la Chirurgia massimo le Prime Abbondanti

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 25, 2009

Qualche sera fa mi è capitato di vedere lo show di Chiambretti su Italia1, era la sera con ospite la Marcuzzi, che lo sapete, ingenua com’è, si è ritrovata coinvolta in quel brutto pasticcio che il suo programmetto ironico sulle donne-hihi! è stato travisato da alcuni bigotti seriosi e ritenuto volgare.

Volgare.

Per capire la portata di un’offesa del genere bisogna fare un distinguo fra gli insulti possbili interni al mondo dello spettacolo. Che sono di due tipi, in estrema sintesi. Anzi no, non sono di due tipi in estrema sintesi, sono di due tipi alla luce della reazione di risposta che scatenano.

Appartengono alla prima categoria quegli insulti, evidentemente dalla corrosività non letale, il cui contenuto, percepito dal mittente come negativo, viene acquisito, manipolato e risemantizzato dal ricevente, in modo da sconvolgerne completamente i tratti, fino a farlo diventare un vanto, un vessillo, uno slogan.

Esempio

X ——–(frivolo, ignorante, populista!)———–> Y

Y (genuino, umile, vicino alla gggente!!!!)

X ?

Y (i vecchi, i bambini scomparsi, la fine del mese!)

X ????

W,j,ß ehhhhhhhhhhh!!!!!

Appartengono invece alla seconda categoria, quegli insulti che sono un po’ come il veleno del gangster Lao Che in Indiana Jones e il Tempio Maledetto. Che insomma, il veleno è veleno, non è che puoi far finta che sia zenzero. La volgarità appartiene appunto a questa tipologia. Non si può accettare, è deleteria, soffocante, invasiva, bisogna fare qualcosa prima che si attacchi addosso mandando in frantumi anni e anni di onesto ed elegante mestierare in Mediaset [si percepisce il controsenso vero? no perchè forse non è sufficientemente enfatizzato, però è importante che si percepisca]. Come per il veleno del gangster Lao Che, ci vuole l’antidoto. E l’antidoto alla volgarità è l’ironia.

La cazzo di ironia, qualsiasi puttanata passa se imbellettata come ironico trastullo.

Nel caso di “Così fan tutte” sembra che il punto sia “suvvia, un po’ di autoironia, tutte facciamo queste cose!” [lo dice la Marcuzzi ok, ma ovviamente non è che parla per se stessa, parla per l’idea generale di chi lavora alla sit-com]. Ora, 1 – io non faccio così. E non parlo die pompini ai wurstel, parlo di tutto. Io non faccio niente così. Quindi l’autoironia lasciatela alle etetiste dei Solarium di Brescia per favore. 2 – Che palle. Non so se vi rendete conto di quello che comporta una che afferma che “tutte facciamo così”.

Ricapitoliamo, “Così fan tutte” dovrebbe essere una rappresentazione enfatica, paradossale, stereotipata del mondo femminile. Una parodia insomma. Eppure quando si tratta di giustificare il programma, la carta che viene giocata non è quella della caricatura, ma quella opposta, della rappresentazione fedele. Gli sketch sono siampatiche riproduzioni delle lezosità femminili, una specie di concentrato di stupidità rosa, questo è quello che viene detto in sostanza. Ed è questo ad essere snervante e svilente, non il programma in sè, che non avrebbe niente di particolarmente volgare*, sinceramente – si bè, a parte qualche scenetta.

*[niente di particolare volgare rispetto al fatto che tutto è più o meno esplicitamente volgare in televisione, tutti i tabù, i segreti, i bisbiglii della vita quaotidiana diventano bestemmie sputate a squarcia gola in televisione, i soldi sovraesposti dei quiz, la fisicità bovina dei balletti, le meschinità teatrali…è tutto molto volgare, normalmente volgare, pacificamente volgare. In questo senso “Così fan tutte” non è ne più ne meno volgare della media]

Perchè in questo modo, come dire, la cozzaglia traballante e malmessa che alcuni chiamano “team autoriale” dei programmi Mediaset crolla affossata dalla propria stupidità. Svela la vergogna di un immaginario profondamente scisso in due categorie, due generi, che neanche a mettere i lombrichi vicino alle giraffe. Maschi in giacca e cravatta da una parte e donne tanto cretine da indossare tacchi sui quali non sano camminare dall’altra. Due gradini sotto. Loro, maschi, femmine, piante che siano, non scrivono l’enfatizzazione di ciò che vedono, loro scrivono esattamente quella che è la loro idea del mondo, che è quella della loro azienda e di tutte le schifezze che produce. Quella mini sit-com è l’ennesimo tassello a conferma di una visione generale che da sempre va in un’unica viscida direzione.

Quindi capiamoci, il programma in sè, il format, non avrebbe niente di esageratamente offensivo in un contesto normale, sarebbe solamente un prodotto poco interessante che vive di quegli stereotipi e caricature retoriche atte ad iniettare la giusta quantità di divertimento leggero quotidiano nel sistema linfatico del pubblico generalista, agglomerato inscindibile di ossa, sangue e nokia tunes. Ovvio che si disprezza comunque, è francese.

Ma in questo contesto è un’altra cosa, e voi non ci dovreste nemmeno provare a prendermi per i fondelli dal teatrino saputello chiambrettiano su ITALIA1 insieme al direttore di Chi GRUPPO MONDADORI, proprio mi offendo. Con la Marcuzzi che incarna il massimo di forma di vita femminile che siete disposti a concepire, perfetta sintesi della donna come vi piace a voi, figa e anche simpatica, ma non siampatica perchè dice cose brillanti, acute, ma perchè sa rendersi ridicola, mostrandosi come dire, ironica?…si anche, ma più che altro accessibile. Mi è capitato più di una volta di avere a che fare con maschi che, a contorno di una certa “propensione” verso la suddetta, aggiungevano che fra l’altro lei “si è fatta ridurre il seno!” – Le Simone de Beauvoir del terzo millennio esprimono le loro riflessioni sul sociale attraverso la taglia del reggiseno. Attenzione però, l’intelligenza è inversamente proporzionale – oh, come si fa a spiegare certe cose a un povero uomo che ha finalmente trovato un prototipo femminile di suo gradimento su Italia1…cercherò di avere tatto: si è fatta togliere un paio d’etti a tetta perchè dopo una certa età e dopo un figlio se vuoi una sesta naturale devi fare l’abitudine a portare i reggiseni di tua nonna per contenere un blob informe di carne triste. Quando tenevano non è che le facessero schifo mi pare. Spero abbiate retto il colpo.

Comunque questo è quanto, è una questione di insieme, non solo di wurstel. Anche se, voglio dire, vi misurate anche il pene con la penna durante la pausa caffè?

2 Risposte

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  1. plinXie said, on settembre 25, 2009 at 2:16 pm

    Certo che se dopo di questo mi inviti a scoprire i segreti del mio giorno di nascita..

  2. sarah said, on settembre 25, 2009 at 2:37 pm

    è meschina quell’appicazione, ha l’opzione invita amici automatica…non ci si può più neanche crogiolare nelle proprie piccolezze che subito ti sgamano


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