S/H

Girls are Meat and Boys are all SO Gay.

Posted in Uncategorized by sarah on settembre 13, 2009

Prima di parlare di quello di cui devo parlare: Carlo Pastore in prima serata su Rai2? Dopo quello che ho scritto? Cos’è vi divertite? Volete una foto di me che guardo astiosa la televisione ulteriormente incattivita dalla scomodità strutturale del mio divano? Quella povera bambina thailandese* dovrà sbriciolarmi gli ansiolitici nel semolino prima di ogni puntata di X Factor.

*è una cosa fra me e l’altro, non potete capire.

Ma voi, cosa vi aspettate se andate a vedere un film sul sistema televisivo italiano? E se lo doveste raccontare voi a qualcuno, quale sarebbe il punto? E’ che credo che con certe cose, le cose attuali intendo, che uno è in grado gi gestire…voglio dire, non avrebbe senso chiedere a qualcuno “tu come lo avresti fatto Hiroshima Mon Amour?”, quello ti può al massimo rispondere quanto gli da’ sui nervi la recitazione cantalinante-onirica nei film di Resnais, ma finisce lì; invece con le cose attuali dicevo, è utile pensare a come lo si avrebbe fatto, quale senso ultimo si avrebbe dato. Poi si valuta lo scarto con quello che si ha visto.

Mercoledì scorso sono andata a vedere Videocracy. Videocracy è un documentario che si pone l’obbiettivo di raccontare le nefandezze della nostra televisione, quella commerciale nello specifico, fondata da Silvio Berlusconi, con i corpi in vetroresina, i magnaccia dall’occhietto viscido e la speculazione morbosa sulle piccolezze private del nulla vestito Cavalli.

Nel film ci sono un po’ di cose: c’è il racconto di Ricky, piccolo e goffo esempio di aborto cerebrale lombardo, prototipo dipinto a mano dell’operaio poco istruito donato anima e corpo all’obbiettivo perlescente dello spettacolo, un poveretto piazzato lì per infilare stupidate, per essere deriso, per dire di proporsi come un “incrocio fra Ricky Martin e Jean Claude Van Damme”, la cosa più gay sentita quest’anno a Venezia. Ah, no, George Clooney…neanche quel primato hanno voluto concedere al nostro intellettualmente sottodotato-Ricky. Gli altri due protagonisti “monografati” sono Lele Mora e Fabrizio Corona, i reucci dell’intruglio, gli avidi attizzatori del sistema, quelli che forniscono la carne da maciullare e dare in pasto al popolo, e su essa guadagnano. E poi naturalmente ci sono tutti, c’è Berlusconi, Briatore, Il Grande Fratello, Veline, mash-up di tette e culi.

Il quadro generale che viene a crearsi è, come dire, fedele. La nostra televisione generalista è brutta e volgare, ed essendo il medium più potente nel nostro paese la cosa non finisce all’universo-scatola in sé, ma si estende, dirama i suoi tentacoli trash ovunque, si insinua nelle trame sociali, plasma l’evoluzione degli aggregati, si fa backgroud culturale, propone modelli…abbassa. Abbassa un casino, tutto. Una schifezza creata dal premier con la dedizione di un bambino degli anni’50 che costruisce un trenino Tommy.

Non credo ci sia bisogno di specificarlo, comunque – come tutti i documentari – è un prodotto di sinistra per la sinistra. Vabbè, ci mancherebbe. Se siete andati anche voi a vederlo al cinema avrete assistito come me al fenomeno dell’immedesimazione parlata dello spettatore. La platea che boffonchia in pratica, l’hipster sfigata col cappello [dio, anche al cinema] e i collant rossi accanto a me commentava a sarcastici monosillabi quasi ogni scena, altri tizi ridacchiavano di supore, e un po’ tutti si sentivano al sicuro, al punto coccolati nella loro posizione politica condivisa da quasi togliersi le scarpe. A me comunque non è piaciuto.

I motivi:

– E’ poco. La ricosruzione non è sufficientemente profonda, anzi rimane sullo strato più misero e superficiale di quell’oceano di fanghiglia, racconta solo i personaggi e i comportamenti più maliziosamente attraenti, più estremi, quelli che in definitiva già conosciamo tutti benissimo. Fabrizio Corona ha pubblicato due libri, ha partecipato a un reality show, si è fatto intervistare da chiunque, e mi aspetto di qui a breve di trovare in edicola i dvd delle sue gastroscopie e depilazioni pubiche; per quale motivo dovrebbe essere interessante e sconvolgente ascoltare per l’ennesiama volta la sua filosofia di vita? Non lo è. Lele Mora idem, non dice niente di rilevante, fa solo schifo a vedersi come al solito.

Ma un attimo, adesso voi magari dite “eh no dai, perchè questi in Vallettopoli erano pure indagati per sfruttamento della prostituzione, c’era l’agente che faceva il magnaccia, e il giro di vallette televisive era anche un po’ un giro di zoccole d’alto bordo…” GIA’! Ma non se ne parla di questo in Videocracy, si accenna al massimo, ma si glissa come se fosse in fondo ovvio. Per questo parlo di superficialità, il film rimane sul filo dell’acqua a documentare l’orripilinte teatro di mostri messo lì per farsi guardare, e finisce quindi in poco più di un rimprovero morale fastidiosamente banale. Per intenderci, Mara Carfagna compare in un frame e basta, in un tocca e fuggi di allusioni. E quella lo ha avuto in bocca Berlusconi. La cosa è moralmente schifosa, ma il significato della vicenda non sta nello scandalo in sè, ma nel sistema di selezione femminile viscida dei quiz televisivi che viene applicato anche alla classe politica: chi viene scelta non è la più brava, la più preparata, quella con una solida esperienza e una serie di conoscenze costruite in un percorso di vita coerente [che non significa “avere un’età”, significa che nella tua vita, qualunque sia la sua lunghezza, tu hai lavorato per quella cosa e poche stronzate], ma quella bravina, con la sua laurea ben intesi, ma disposta a dimostrarsi gentile e condiscendente in varie forme, tanto poi l’esperienza se la farà sul campo. E’ ingiusto e controproducente, non amorale. Non abbiamo bisogno di altri prodotti di sinsitra per la sinistra che lo facciano percepire come l’ennesimo vizietto italico.

– Come ho detto, documenta l’orripilante teatro di mostri messo lì per farsi guardare. Infatti. Cade nel giochino voyeristico che la tv crea. Ravana nel torbidume delle singole meschinità, la suoneria neofascista di Lele Mora, la sua squadra di manzi nervoluti grottescamente simile ai chirichetti spompinatori di un candido prete scalzo di lino vestito, il cattivo gusto glitterato di Miss Millionaire, il pene lampadato di Corona…Corona non aspetta altro che farsi vedere il pene, e sa che se mai questa cosa dovesse arrivare in televisione, quello per molti sarà il film col nudo integrale di Fabrizio Corona…era rilevante rispetto allo scopo ultimo del documentario far vedere il pene? No. E allora non andava fatto. Cristoiddio, non si può scivolare così ingenuamente nel gioco del tizio che stai criticando, non basta la voce narrante che accompagna il racconto con un tono da Giudizio Universale che nemmeno Travaglio nei momenti migliori.

Poi c’è stata un’altra scena su Corona che mi infastidito molto: a un certo punto c’è lui sdraiato sul letto di casa che conta mazzette di contante…ora, quell’uomo è stato arrestato anche per detenzione e utilizzo di banconote false, ed è una cosa rilevante da dire se fai una scena così, con la ricchezza non sublimata nello stile di vita, ma esposta nuda e cruda, buttata in faccia…il punto di un’immagine del genere non può diventare solo “ha tanti soldi e li conta in privato come l’ultimo dei camorristi”, perchè il significato è più complesso, ci si legge la sfacciataggine e l’utilizzo del video per schiaffeggiare ulteriormente l’autorità, e tu lo devi spiegare fino alla sfumatura più vanascente quel significato, altrimenti ti fai prendere in giro…io poi mi sarei portata a casa una banconota di scamuffo e l’avrei fatta controllare, ma forse ho visto troppi film di Hitchcock quest’estate.

– E’ confuso, un calderone. Che è un rischio grosso quando si fanno i documentari. Si mette dentro tutto, tutto quello che trasuda desiderio d’apparire, così le specificità scosciate italiane finiscono per cofondersi con la voglia di esserci fine a se stessa indotta dai reality show, uguali in tutto il mondo, e spesso più fantasiosi dei nostri. Perchè la società dell’apparenza non è una roba italiana, suvvia, certi meccanismi li aveva già annusati quel cocainomane annebbaito di Andy Warhol cinquan’anni fa…la malattia nel sistema italiano non sta nel desiderio proletario di sfondare in quel mondo, ma nel comportamento marcio che c’è alla base di esso, ormai assimilato dai telespettatori come modus operandi indiscusso.

– Non è per me. Non è orientato al pubblico italiano, il regista è uno che vive da molti anni in Svezia, e il suo film è per quel mercato lì, per gli europei a modo incuriositi dalle peculiarità locali, e allora giele si da’ le peculiarità, in tutta la loro folkloristica pacchianaria, compelte di stereotipo del mafiosetto inserito incarnato da Corona. E’ una cosa per gli altri, per noi non significa niente, meno di una descrizione, meno che guardare coi nostri occhi, meno delle intercettazioni che abbiamo letto sui quotidiani.

Davvero, alla fine il punto è che un italiano mediamente informato [e quelli che non lo sono ovviamente non sono neanche interessati ad andare al cinema a vedere Videocracy] non ci trova davvero nulla, anzi, ci trova meno, molto meno rispetto a quello che già sa. Non credo che abbia senso per noi, se qualcuno l’ha trovato in qualche modo illuminante, o anche solo esaustivo me lo dica, sul serio, magari mi è sfuggito qualcosa.

Che poi a me va bene anche così, capisco, è un documentario sulla tv italiana fatto per i non italiani, per questo a noi non dice nulla, non aggiunge nulla, pacificamente lo dico…solo non ho capito i rincoglioniti di Venezia che avranno mai avuto da applaudire.

4 Risposte

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  1. andreamari said, on settembre 13, 2009 at 12:03 pm

    Per tutti i motivi di cui sopra, che ho trovato elencati in una mezza dozzina di recensioni oltre alla tua (che però è l’unica che li riunisce tutti quindi la migliore), avevo già deciso di vedermelo gratis tra qualche mese. Comunque non mi allarmerei per gli applausi dei rincoglioniti a Venezia: pensa solo che tra qualche anno gli stessi applausi accompagneranno i titoli di coda di qualche documentario agiografico su Enrico Papi prodotto da Tarantino e altre amenità simili. Un ultima cosa: allora pensi di esserci per vedere qualche film di Herzog al Lumière?

  2. sarah said, on settembre 13, 2009 at 12:45 pm

    Io invece non avevo letto, ero rimasta al trailer pubblicato da bordone e da qualcun’altro che stimo…tipo la cosenza forse…quindi avevo pure delle aspettative…si salva il titolo, guarda, il titolo funziona.
    Ci sono per Herzog, ho da stampare delle robe, ma per quel periodo sono sicuramente a bolo, in IED poi comincio a inizio ottobre

  3. bebo said, on settembre 14, 2009 at 9:36 am

    Era l’occasione giusta per fare un documentario spietatamente cinico e cazzo-in-culo-a-voi per offendere e farsi querelare, io speravo fosse così. Poi mi dici che non è così e giustamente sottolinei che è roba da turisti del malcostume. Come quelli che il caffé al ristorante te lo mettono a 2 euro oppure fanno il pecorino tagliato con ogni soluzione di spezia: merce da turisti.
    Comunque.
    Comunque anche io lo guarderò molto in ritardo, più in ritardo del ritardo come feci con donnie darko (che è una merda), perchè proprio non ho voglia di vedermelo al cinema che ancorea mi fischiano le orecchie da transformers2. Ma il regista è stato intervistato in giro? Che dice lui della sua opera? Ma il pene abbronzato? Volo subito a cercare screenshot!

  4. sarah said, on settembre 14, 2009 at 12:40 pm

    Mha, il regista dice che voleva mostrare ai suoi nuovi connazionali svedivoski coi maglioncini sferruzzati a mano com’è e perchè è la televisione italiana…che insomma loro ci ridevano su, e invece no, c’è del dramma. Il problema è che la sua finisce per essere un’operetta morale del cazzo, e il dramma è ben più complesso e profondo…poi gli scandinavesi si emozionano con poco, quindi alla fine gli va bene così…ma a me mica da’ fastidio quello, manco fosse il primo film brutto e sciapo che vedo, mi irrita Venezia e tutti quei rincoglioniti imborghesiti, cosa cazzo applaudi?! cosa cazzo stai applaudendo con quella faccia stirata e quel vestito da champagnino sulla laguna?
    Il pene abbronzato…il pene abbronzato.


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