S/H

I love you even more, Rotten Desperate and Broken with Nothing left but High-Class Memories – 2nd Issue. How to tell your Children about the biggest Financial Crack evah.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 1, 2009

[Oh, io la prendo alla lontana, lo sapete no? Ecco, l’ho presa alla lontana, sappiatelo.]

Me lo immagino come una tiepida domenica primaverile degli anni ’90, io piuttosto bambina, una cosa tipo 9 anni, chiusa in camera con la televisione sintonizzata su Rai3. Licia Colò gesticola di cose turistiche circondata da un colorato intruglio di umanità etnica addobbata secondo lo stereotipo proletario di “esotico”, mi sta di fronte con tutte le sue lunghe gambe da cavalla inglese, la pesantezza inflitta alla schiena dal seno materno e la paglia secca dei riccioli che le incornicia il viso luminoso, e così, radiosamente entusiasta, spiega come si fa ad essere aperti e accoglienti verso gli uomini con la pelle scura e le mutande di caucciù. Dice: “perchè dobbiamo ricordarci di quando eravamo noi a sbarcare in America sognando un futuro migliore”.

Non avendone reminescenza me lo figuro così il giorno in cui per la prima volta sono entrata in contatto col concetto di ciclicità nella storia.

E’ proprio vero, noi siamo loro, loro sono noi, noi siamo tutti, tutti si sentono allo stesso modo, solo con tempestiche diverse, buonismi random, riflessioni retoriche, “Baricco è stato ampiamente sopravvalutato”, “è colpa del buco nell’ozono”, “i film in lingua originale sono tutta un’altra cosa”, “adoro Bill Murrey, ha le sopraccilia da cane triste” [questa è retorica solo se mi conoscete personalmente]…COMUNQUE, alla luce di questa nuova consapevolezza discesa nella mia coscienza grazie ai timidi palinsesti freschi di Seconda Repubblica, penso sia giunto il momento di andare a indagare quelle che sono le piccole differenze – relative a un fenomeno globale costantemente in atto come l’immigrazione – che ne definiscono la specificità rispetto alle variabili x, y spazio-temporali.

Per esembio, una cosa che è cambaita moltissimo rispetto a quando eravamo noi il ripieno maleodorante di barconi tenuti insieme solo da disperazione, ruggine e speranza, è la pratica dello sfruttamento finanziario legalizzato dell’immigrazione. Se nella New York di inizio ‘900, le masse umane proveienti dall’oceano furono da subito accolte come una nuova fonte di guadagno per piccoli avari smaniosi, desiderosi di alti e veloci profitti, oggi mi pare che le cose vadano diversamente, come se chi si occupa di truffa in maniche di camicia ignorasse completamente la categoria. Le finanziarie per dirne una. Conoscendo le strategie borderline dei nuovi usurai col naso rosso da Patch Adams, in questo momento dovremmo annaspare satolli in un continuo mediatico di input tipo: “non hai voglia di comprare un costoso biglietto aereo per tornare nella panacea batteriologica che è il tuo paese nel Sud-Est asiatico?” oppure “non vorresti tanto mandare un bel gruzzoletto per l’istruzione di tuo nipote in Brasile, prima che gi effluvi di colla gli fottano definitivamente l’attività nervosa?” o ancora “tu e la tua mogliera non desiderate espandere la famiglia e fare così contento il vostro Dio subequatoriale nell’alto dei cieli?”. E invece, contro ogni logica, no. Questi strozzini inamidati sembrano voler deflorare analmente solo i pensionati. Fra le loro unticcie ditina bramano solo le carni flaccide di vecchietti che devono pagare il matrimonio alla prole trentacinquenne deficiente. Come se fossero l’unica fascia stremata a facilemente raggirabile della società! Che ottusamente malvagi.

A Ellis Island, come dicevo, era un’altra cosa. L’intenso groviglio migratorio di sangue sacro, superstizioni, mani callose e affezioni culinarie radicate al punto da inglobare salumi d’importazione vietata in latticini sudanti aromi meditarrenei, manifestò da subito la sua attrattiva d’estrazione popolare su chi fu capace di vederci una nuova, fiorente possibilità di lucro. Il signor Luigi Zarossi, per dirne, esemplare d’altri tempi della specie “italiano furbo” che decise di occuparsi con un’attività ad hoc dei risparmi degli immigrati. Il Banco Zarossi di Montreal offriva interessi del 6%, il doppio del tasso corrente, grazie ai quali attirò a sè un bel po’ di italiani sperduti che ne consentirono la repentina crescita e conoseguente arricchimento del fondatore. A questo punto però sorge un problema. Un intoppo che a molti di voi potrà sembrare di carattere economico, ma che a mio parere riguarda una questione assolutamente antropologica. Il fatto è che la specie “italiano furbo” in realtà non esiste. Si tratta solamente di una iperbolicamente positiva concezione di sè che hanno gli individui che credono di farne parte. Uomini piccoli e viscidi che in verità sono solo mediocri arraffoni ignoranti la cui lucidità mentale viene prima o poi inevitabilmente soppraffatta dalla smania di possesso ed esteriorizzazione, conducendoli a mesti fallimenti al punto carichi di colpa e di vergogna da costringerli alla fuga. Questo è quello che infatti accadde a Zarossi. A seguito di alcuni prestiti immobiliari sbagliati, l’imprenditore si ritrovò con un utile pari al nulla più profondamente vuoto, e comiciò a tirare avanti la baracca pagando gli interessi esclusivamente con le somme depositate dai nuovi correntisti. Ovviamente alla fine si ritrovò strozzato, il Banco fallì, e lui scappò in Messico.

Ma non tutto andò perduto del duro lavoro di Zarossi. La vecchia tecnica di tirare avanti senza investire fu infatti acquisita splendidamente e riproposta da uno dei suoi fidati ex-consulenti, Carlo Ponzi.

Ponzi nasce e vive sanguisuga arrampicatrice in Italia fino ai 20 e spiccioli anni quando, a corto di liquidi, si imbarca anche lui alla Volta di Boston, Massachusetts, Statiunitidamerica dove lavora, rubacchia, raccimola per qualche anno. Si trasferisce poi a Montreal, Canada, dove diventa appunto consulente di Zarossi. Zarossi finisce come finisce, Ponzi invece perdura, si fa mettere il prigione due volte, la prima per aver falsificato un assegno intestandolo a suo nome e la seconda per un brillante progetto di immigrazione clandestina italiana, ma ciononostante non si perde d’animo e rilasciato torna a Boston, città fertile che darà i natali al business incaricato di farlo diventare ricco e abbronzato come Briatore [Briatore non è un uomo, è una condizione dello spirito, ricordatevelo]. Tutto comincia quando il nostro scaltro pubblica una “Guida del Commerciante” che, ignorata negli USA, suscita invece curiosità in Spagna, una società gli richiede infatti informazioni in merito via posta, e allega alla richiesta un IRC, un Buono di Risposta Internazionale.

Gli IRC sono coupon che vanno sostituiti con un francobollo del paese del ricevente per coprire i costi di risposta. In pratica tu mi scrivi una lettera dall’Australia e ad essa alleghi un IRC, io che la ricevo e ti voglio rispondere vado in Posta e cambio l’IRC con un francobollo, poi scrivo la mia letterina, ci appiccico il francobollo e te la mando, così il costo di spedizione della mia lettera l’hai pagat tu, amico australiano, e non io.

Capito il meccanismo, alla faina Ponzi viene un’idea. Il costo degli IRC cambia a seconda del paese, ma il loro corispettivo in francobolli è sempre lo stesso, quindi acquistando gli IRC in un paese in cui il costo della vita è molto inferiore rispetto agli Stati Uniti, e cambiandoli con francobolli americani da mettere in commercio, si genera un profitto pari al costo del francobollo meno quello dell’IRC, ovvero il 400% del denaro investito, in caso di IRC italiani [questo secondo Ponzi, che di contabilità mi sa’ che ci capiva poco]. Dicesi arbitraggio.

Ha il business, ora gli ci vogliono gli investitori. Ponzi attira amici, parenti e gente a caso con la promessa di un rendimento sugli investimenti del 50% in 90 giorni, roba che oggi potrebbe esserti proposta solo da un unicorno azzurro con le gambe da cavalluccio marino – quindi senza gambe – e il busto da triceratopo, però viola, ovvero quello che si vede dopo aver mischiato Roipnol, LSD, rum e Polaretti Dolfin. Eppure un secolo fa questa storia doveva sembrare plausibile, infatti gli investitori arrivano a fiotti e Ponzi mette su la sua società, la Securities Exchange Companany. Il resto è un pattern. Nel senso che in questi casi la prassi è sempre quella: il furbo della situazione si arricchisce molto velocemente, il chè gli crea intorno un’aura di solidità e fiducia che attira altri disposti ad affidargli il proprio denaro, poi un bel giorno qualcuno va a indagare e porta tristemente alla luce la meschina bestiola infinitesimale nascosta dietro l’ombra illusoria del gigante. In sostanza l’italiano viene sgamato in tutta la sua incapacità imprenditoriale da un analista finanziario ingaggiato dal Boston Post, che fa emergere l’incostistenza della società. La mole soffocate di soldi accumulata da Ponzi negli anni non deriva da investimenti, ovvero quelle cose che finiscono nelle Attività dello Stato Patrimoniale, ma bensì da Finanziamenti, Passività. [una cosa che mi ha sempre colpito dell’economia aziendale è come un sacco di calcoli, e robe varie complesse, davvero incasinate, si riducano alla fine, sempre, a due ordinate colonne basate sulla dicotomia più banale del mondo].  Un gioco del genere regge fino a quando l’apparente buona salute del sistema continua ad attirare denaro, e in questo Ponzi è moto bravo, un personaggio carismatico possiamo dire, riesce infatti a mettere qualche toppa alla mala-reputazione costruita dal Boston Post, solo che poi la faccia di cera non basta più, e se non sono gli investitori a ritirarsi in massa e a lasciare nuda la debole struttura della società, è la Guardia di Finanza che ti si presenta mentre fai colazione e chiude la questione.

Tutto ciò comunque per spiegarvi cos’è uno schema di Ponzi, e scommetto che non lo avete neanche capito bene. In poche parole si mette su un’attività e si attirano investitori con promesse di rendita molto alte, che inizialmente verranno ripagate per crearsi un buon nome e attirare altri investitori. Dietro all’attività però si cela il nulla più assoluto, infatti l’apparente ricchezza non proviene da investimenti attivi, ma solo dal denaro apportato dai nuovi investitori. Quindi prima o poi il tutto crolla. Ci sono due strade: o l’autorità nazionale responsabile del controllo finanziario scopre l’illegalità e chiude il tutto, oppure cominciano a venire fuori sospetti che rovinano il nome dell’attività e inducono gli investitori a ritirarsi, a questo punto chi si ritira viene pagato finchè ce n’è, ma prima o poi, più prima che poi, i soldi finiscono e la truffa si rende palese.

E adesso arriviamo al punto. Bernie Madoff. Madoff è l’ex imprenditore americano accusato della più grande frode finanziaria di sempre, portata avanti appunto con uno Schema di Ponzi.

La sua attività di investment advisor a Wall Street comicia negli anni ’60 quando fonda la Bernard L. Madoff Investment Securities LLC, che promette ritorni ai suoi investitori sempre superiori al 10% [cioè, anche di un bel po’ superiori, tipo del 18% a volte] e soprattutto indipendenti dall’andamento dei mercati. Naturalmente la crescita è repentina, soprattutto dopo che Madoff si affianca nella sua attività alla Avellino&Bienes, piccola società newyorkese che offriva servizi in materia di contabilità, attraverso la quale Madoff trova nuovi clienti e denaro da investire. Dopo Avelino e Bianes si occupano dell’approvviggionamento di investitori per Madoff altre società, ed è sostanzialmente così che Bernie diventa uno degli uomoni più ricchi del mondo, nonchè presidente del NASDAQ, nonchè uno dei fondi d’investimento con la migliore nomea in assoluto. Solo che, tu guarda, Madoff non era registrato da nessuna parte. Si, perchè chi fa questo lavoro negli Stati Uniti deve essere registrato alla SEC, la commissione che si occupa del controllo sulle attività finanziarie, mentre Madoff, con tutto quel giro lì, niente. La cosa non è che non desti sospetti, anzi, il dubbio dello Schema di Ponzi era già venuto alle autorità ai tempi di Avellino e Bienes, ma a controlli fatti pareva che tutto andasse bene…certo i due hanno dovuto chiudere perchè non erano registrati alla SEC, però Madoff no, Madoff ha semplicemente cambiato giro ed è andato avanti.

Molto avanti. Avanti fino al 2001, quando finalmente i dubbi sull’attività dell’imprenditore si concretizzano in un’analisi finanziaria e un paio di articoli che ne evidenziano la non-trasparenza e dubbia legalità. Non  è subito scandalo comunque, anche se i sopsetti e le pressioni per approfondire lo stato dei fondi aumenta progressivamente. Lo schema finisce definitivamente nel dicembre del 2008, quando Bernard Madoff si consegna spontaneamente alle autorità, in seguito al ritiro di alcuni grossi investitori che avevano lasciato una voragine incolmabile nel suo sistema.

Quello di Madoff è lo Schema di Ponzi più longevo della storia, causa del buco finanziario più grande della storia , che coinvolge l’uomo meno sospettato della storia.

Nel giugno di quest’anno Bernie è stato condannato a 150 anni di prigione [Tanzi a 10 anni, così, per ricordare]. E qua arriviamo veramente al punto del post [che no, non era Madoff in sè, lo avrei liquidato con un riassunto così striminzito se fosse stato Madoff in sè?]. Gente, ok era una brutta persona, ok, ha fottuto l’economia globale, ok un giorno per colpa sua potrebbero tornare in auge gli stereotipi sugli ebrei e chissà dove porterebbe la cosa…Flavia Vento impietosita e desiderosa di difendere la parte discriminata potrebbe fondare un partito sionista e non sapendo che Sion è Gerusalemme potrebbe decidere che la sua Terra Promessa è Groznyj, così in quella regione oltre ai conflitti fra Russia e Movimento Indipendentista Ceceno, soregerebbe anche il problema del partito sionista di Flavia Vento che rivendica il territorio, vi immaginate CHE CASINO?…e tutto a causa di Bernie. Però, se ci pensate bene, cioè, non vi fa un po’ pena? Non vi intenerisce  un po’ quella facciotta da anziano castoro racconta-storie? Quella morbida ondulatura argentea della capigliatura? Per non parlare dell’occhietto nero spiovente, non vi mette una tenera malinconia addosso? No, neanche un po’? E allora, non lo odiate questo meschino arrampicatore-viscido infame? Non vorreste comunicargli tutto il vostro disprezzo? O forse, forse volete redimerlo…Avvolgerlo nella cristianità, ingolfarlo di ostie, stordirlo con qualche raccontino edificante infarinato di simbolismi agresti…

In ogni caso, qualunque sia la vostra reazione, potete farlo. Mandate una letterina a Bernie Madoff con Madoffmail.com! Ogni sei mesi lui riceverà la posta arrivata al sito, e fra i miettenti ci potreste essere anche voi! Yay! [oh, ci sarà anche una mostra in una galleria newyorkese, mi raccomando, crativi.]

Ok. Ho fatto il mio dovere, vi ho stordito con un post lungo e di dubbio interesse, adesso devo fare una cosa. Hanno messo la funzione sondaggio in WordPress! Proviamo la funzione sondaggio? Proviamo la funzione sondaggio.

[Come carriera alternativa aspiro a diventare sondaggista per Cosmopolitan. Ho messo “deve farmi ridere”, si nota?]

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