S/H

Anticipi.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 31, 2009

nevvah!

Michael Bienes in “Never!”

[non ho idea di quale sia il motivo, comunque la .gif nel post non si anima, se però voi ci cliccate sopra ve la apre in un’altra pagina e lì funziona.]

L’intervista a Bienes in merito al caso Madoff dovrebbe essere mostrata dall’ologramma di Gianni Agnelli come esempio negativo nella scuola di Amici degli imprenditori truffaldini. Agnelli, citando teorie base di criminologia, nozioni a caso di prossemica e tecniche teatrali tardizionali, evidenzierebbe passo dopo passo i particolari nell’atteggiamento del suddetto roditore con le mani in pasta che lo rendono un patetico affronto all’altrui intelligenza.

E’ giunto il Momento di portare tutto quell’Odio in Campagna e sepellirlo vicino al vostro Trapassato Gatto ormai profanato dai Vermi

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 25, 2009

Ho un desiderio: NON VOGLIO SENTIR PARLARE MAI PIU’-NESSUNO DI CARLO PASTORE. No, seriamente, sono colma, il prossimo che me lo nomina prendendolo in giro riceverà lo sguardo che già dedico a chi cita Fight Club.

Per un po’ è stato divertente, da una parte c’era lui che andava in tivù con le ragazzine che lo imploravano di prendersi la loro verginità, e dall’altra c’eravamo noi seduti sul divano con una mappa del centro di Milano e la nostra documentazione fotografica dei punti strategici di Piazza Duomo che ci avrebbero permesso di rimanere nascosti mentre lo uccidavamo in diretta lanciandogli un mixtape contenente Amari, Ex Otago, Architecture in Helsinki, Yuppie Flu, Artic Monkeys, Giardini di Mirò e Death Cab for Cutie, e un colpo di pistola. Ci sentivamo uniti, e cattivi, ma cattivi sagaci, quindi gran fighi.

Quei tempi però sono passati, e sinceramente è venuto il momento di evolverci anche noi, che uqesto gioco è diventato stantio.

L’ho capito solo oggi quando, leggendo le Malvestite, non mi sono ritrovata incattivita e divertita per il contenuto del post, ma infastidita dal fatto che ne satvamo – cazzo – ancora prlando. Il punto è che ormai lo sberleffo è retorico, troppo facile, troppo superato, e per quanto uno lo porti avanti in maniera brillante, le cose son sempre quelle, MTV è sempre quella dei ggggiovani con quattro g, Pastore è sempre quello del Do It Yourself e siine orgoglioso anche se fai schifo, quel giro lì fa sempre lo stesso odore acre della palestra di un ITIS, e noi tutte queste cose già le abbiamo demolite una, due, tre, quindicimila volte, sempre consapevoli del fatto che l’unica soluzione definitiva a questo foruncolo della società sarebbe trasferirsi in Burkina Faso.

Quindi cosa ci rimane? Deridere l’ennesima trovata della rete per mostrarsi “a contatto col suo pubblico”? Ma si deride da sè, e non mi sembra neanche giusto attaccare così tutta la cricca di VJ che, fra un pompino anoressico e l’altro, dovrà già fare i conti con la propria coscienza, che come tutte le coscienze probabilmente mal tollera il fatto di procurarsi da vivere accostando la propria immagine a iniziative adolescenziali ridicole, simili al training sul proprio self di un life-coach texano sotto coca.

Dio, buttiamoci su Renzo Rosso piuttosto, ricordo un’intervista a Vanity Fair di un annetto fa che sembrava fatta a posta per una sollazzevole gogna virtuale.

Breve Storia e Dizionario Farmaceutico di una Famiglia di Ceto Medio.

Posted in Uncategorized by sarah on agosto 19, 2009

X e Y sono una coppia sposata da 29 anni, insieme hanno messo al mondo Z, unico genito ad oggi ventisettenne praticante avvocato.

X è nato a Parma, città nella quale suo padre lavorava come costruttore quando sua madre decise metterlo al mondo. I genitori di X passarono nella provincia emiliana 2 anni e 4 mesi in tutto, ospitati a casa della sorella della madre di X, ovvero la zia materna di X. Per quanto riguarda X invece, passò a Parma il suo primo anno e mezzo di vita, per poi trasferirsi stabilmente e – ad oggi possiamo dirlo – definitivamente a Bologna. X era un bambino piuttosto sano, come tutti i nati negli anni ’50, quel genere di forza fisica di chi non può permettersi tanti patemi. Face le maggior parte delle malattie infettive “lunghe” qaundo era ancora piccolo, rosolia, morbillo, orecchioni, tutte prima degli 11 anni, con grande sollievo della madre, che nella sua ignoranza in campo medico sapeva che certe sofferenze era meglio levarsele il prima possibile. Crescendo X cominciò a fare esperienza di quei disturbi che ancora oggi lo affliggono. Intanto la forte miopia, che lo costrinse a portare gli occhiali fin dalla seconda media, con conseguente scherno dei compagni [scherno assolutamente superato da X, cioè non il genere di presa in giro che si ripercuote e livello emotivo nei meandri della coscienza dell’individuo, riemergendo poi nel suo percorso di vita come un piccolo cancro cronico nel suo modo di rapportarsi agli altri]. Altro fardello fisico di X erano e sono i dolori articolari. Forse il fisico di X non era molto adatto agli sforzi ai quali veniva sottoposto, il lavoro nei campi dei nonni, nell’officina del padre, e altre attività sporadiche varie lo lasciavano a fine giornata steso con la schiena dolorante, capace solo di un sonno inespugnabile. Infine la gastrite, tramutatasi in ulcera verso i 25 anni, gestita come disturbo cronico fino a metà degli anni ’90, quando finalmente fu introdotto nel mercato un farmaco in grado di curare definitivamente il buco nei suoi budelli.

Y è nata a Bologna in una famiglia di contadini, ultima di quattro sorelle non era stata in grado di imitarne la bellezza, era rimasta infatti un po’ più bassa e sproporzionata rispetto alle altre, e aveva anche la palpebra sinistra leggermente discesa. La scarsa grazia non le aveva comunque tolto nulla in termini di forza fisica, cresceva vivace e solare, poco incline allo studio, ma ottima collaboratrice nel lavoro dei genitori. Fra le malattie infettive saltò solo la rosolia, di cui dovette fare esperienza da adulta, attaccatale dal figlio, con tutto l’inasprimento del supplizio che la cosa comportò. Il suo percorso scolastico terminò in terza media, quando Y cominciò a lavorare prima come aiuto-sarta, poi come sarta in una fabbrica di grembiuli, fino a quando non incontrò il suo futuro marito. A differenza di X, Y non soffriva di dolori cronici, o di particolari afflizioni, mantenne un certo equilibrio tranquillo, senza troppe pretese, almeno fino ai 20 anni inoltrati. L’evento che maggiormente la segnò, psicologicamente non fisicamente, ebbe luogo infatti intorno ai suoi 24 anni, anno più anno meno. Stava tornando a casa dal lavoro quando dei ragazzi le passarono accanto con la macchina e cominciarono a dirle frasi, frasi da ragazzi che vogliono abbordare una ragazza insomma. Lei faceva l’indifferente, ma i ragazzi non la smettevano di urlicchiare e chiamre e fischiare, lei cominciava ad essere un po’ spaventata, ma quelli non se ne andavano, anzi fermarono la macchina e scesero, erano in 3, le si avvicinarono e cominciarano a spingerla in qua e in là, fino a portarla in un campo, la fecero cadere a terra e stavano quasi per avventarcisi sopra, se non fosse che un carabiniere passando si accorse di quel che stava succedendo, e la salvò. Da quel giorno Y porta con sè un bagaglio pesante di ansie e paure che mai ha voluto superare, anzi ha preferito usarle come nascondiglio da qualsiasi esperienza che in quanto ambiziosa nascondesse una potenziale delusione e ferita.

X e Y si conoscevano di vista fin da ragazzini, abitavano nello stesso quartiere e si vedevano spesso in Chiesa la domenica coi loro genitori, ciò nonostante non cominciarono a frequentarsi tanto presto, almeno non secondo i canoni dell’epoca. X chiese di uscire a Y per la prima volta a 26 anni, 26 per entrambi perchè sono coetanei, e così comincò la loro storia insieme. Passarono sei anni di fidanzamento e assestamento del lavoro di X, e a 32 anni i due decisero di sposarsi e mettere su famiglia. Andarono a vivere nella casa costruita e a loro regalata dal padre di X, e a un anno dal matrimonio Y rimase incinta. Doveva essere una femmina, ma purtoppo la prima gravidanza finì in aborto, ferita profonda ma di breve durata per la coppia. La seconda gravidanza andò infatti a buon fine, con la nascita di Z primo e unico figlio di X e Y.

Z fin da piccolo si dimostrò di una fragilità commovente, che portò i genitori a trattarlo più come una porcellana di alto valore che come il pezzo di carne viva che in fin dei conti era. Nato allergico al latte soffriva di atroci dolori ed escrescenze violacee ogni volta che la madre gli dava il seno, urlava come sotto tortura, nell’impotenza di tutti. L’ipersensibilità si manifestò in altre fasi dell’infanzia con altre allergie: alla polvere, al pelo animale, alle graminacee, ma quella al latte fu la più faticosa da gestire, e la portò con sè fino ai 9 anni. Le malattie erano una cosa continua, quelle infettive sì, ma anche le otiti perforanti che lo devastavano se solo non asciugava perfettamente i capelli all’uscita della piscina. E il Grande Male, le crisi epilettiche. Cadeva a terra rantolando con la schiuma alla bocca e gli occhi rivoltati, ogni volta X e Y si aspettavano in fondo che morisse, sembrava sempre dovesse morire, per davvero, ma poi la crisi finiva, lasciando il timore per la volta successiva, che magari poteva sbattere la testa su uno spigolo o soffocarsi con la lingua. Una volta successe, Z cadde sbattendo la testa sulla ceramica della vasca, ma si trattò solo di tre punti al pronto soccorso. Crescendo comunque le cose migliorarono, le crisi scomparirono completamente verso i 15 anni, di loro rimasero alcune scatole di antiepilettici non usate e gli elettroencefalogrammi biennali per controllare l’ipersensibilità nervosa.

Col passare degli anni l’eredità genetica di Y le si abbattè contro senza pietà. Cominciò la tiroide a darle problemi, cruccio irrisolto di maggior parte delle donne della sua famiglia. Fu curata, operata, di nuovo curata, sempre con la consapevolezza che son di quelle cose che non si risolvono, che una volta che c’è il danno te lo porti fino alla tomba. E i problemi circolatori, e poco prima di fare i 60 anni il diabete, la malattia che aveva ucciso i suoi genitori. Inoltre la palpebra sinistra leggermente discesa con la vecchiaia era peggierata, obbligandola alla chirurgia. Era insomma un susseguirsi di nuovi problemi fisici, del corpo lasciato a se stesso per troppo tempo che ora faticava a subire quei dolori, rendendo ogni volta più ardua la ripresa.

X anche soffriva, ma l’abitudine a passarci sopra che lo aveva temprato fin da ragazzino lo aiutava a non farci troppo caso. E anche quella leggera ostilità verso l’ambiente ospedaliero che lo portava alle volte a fingere vitalità quando si sentiva solo un groviglio d’ossa preso a botte. Comunque non aveva ancora mai avuto malattie importanti, sembrava quasi dicesse al suo corpo fustigato che lui di tempo per deperire non ne aveva, e che era il caso di tirare dritto senza troppe storie. Sembrava.

Z lasciò la casa dei genitori a 25 anni, per andare a convivere con la fidanzata, e in eredità a X e Y rimasero i vecchi medicinali del figlio, mai particolarmente sano nemmeno da adulto, ma comunque fuori dall’ombra delle piccole morti periodiche dell’epilessia.

– Allergodil 1mg/ml Spray Nasale Soluzione Azelastina – Antiallergico per uso endonasale.

– Aspirina – analgesico, antiinfiammatorio, antipiretico.

– BeneFibra – intergatore alimentare di fibra vegetale.

– Citicoos – integratore alimentare dia minoacidi essenziali, minerali e microelementi che favoriscono le funzioni fisiologiche cerebrali.

– Co-Efferalgan paracetamolo-codeina fosfato – analgesico, antipiretico anilide.

– Crestor 10 mg -correttore del livelli di sostanze lipidiche nel sangue.

– Depo-Medrol 40 mg – corticosteroide con potente azione antiinfiammatoria e immunosoppressiva.

– Drusactive – integratore alimentare di vitamine e minerali.

– Enterogermina – antidismicrobico intestinale.

– Enterolactis – integratore di fermenti lattici.

– Flebostasin – vasoprotettore, capilloprotettore.

– Fluimucil Mucolitico – fluidificante del muco.

– Fucicort 2% + 0,1% crema – corticosteroide attivo in associazione con antibiotici.

– Iodosan Gola spray e pastiglie – antifiammatorio, analgesico e antisettico per uso orale locale.

– Levo Tuss 60mg/ml – sedativo della tosse.

– Lipovisc gel oftalmico – oftalmologico.

– Maalox 400mg – antiulcera.

– Metfonor – ipoglicemizzante orale.

– Moment – analgesico, antinfiammatorio.

– Nebulcort flunisolidale – glicocorticoide antinfiammatorio, antiasmatico.

– Nicetile 500mg/4ml – agonista della funzione mitocondriale, sei fattori di crescita e riparativi (NGF) con attività antiossidante nei neuroni del sistema nervoso cenrtale e periferico.

– Nimesulide Dorom 100mg – antinfiammatorio, antireumatico non steroideo.

– Peptazol 20 mg – inibitore selettivo della pompa protonica.

– Rufen – anti-infiammatorio nonsteroideo.

– Sirdalud 2 mg – miorilassante ad azione centrale.

– Tachipirina 1000mg – analgesico, antipiretico.

– Taigalor – antiinfiammatorio, antireumatico.

– Tapazole 5mg – terapia medica dell’ipertiroidismo.

– Tegretol 200mg – antiepilettico.

– Travocort 0,1% + 1% crema – antimicotico topico.

– Tricortin 1000 – psicoanalettico – altri psicolstimolanti e nootropi – associazioni.

– Xanternet – medicazione di abrasioni e ferite della superficie oculare causate da eventi traumatici o interventi chirurgici.

– Zerinolflu – trattamento dei sintomi dell’influenza e del raffreddore.

Little Boxes made of Ticky Tacky

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 17, 2009

Per chi ancora non se ne fosse accorto, in questo momento le cose migliori in campo registico vengono fatte negli opening credits delle serie televisive.

[Fra i numerosi esempi di perfezione mignon ricordiamo anche Mad Men, Weeds e The Starter Wife, solo per dirne alcuni]

Hey! è il 6 Agosto, parliamo di Olocausto!

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 6, 2009

Io e la Germania abbiamo qualcosa in comune. Una certa fissazione irrisolvibile per l’Olocausto, il desiderio morboso di affondare le braccia fino ai gomiti in quel groviglio di oscenità, morte, disumanizzazione, e rimestarlo, riesplorarlo come il più magnifico e profondo mistero che la storia abbia partorito. Certo, io e la Germania siamo anche molto diverse, la sua dedizione alla memoria ha il sapore di un senso di colpa che non vuole essere risolto, ma rimesso in circolo nella contemporaneità che essendo fluida e mutevole ne evidenzia di volta in volta aspetti diversi, rendendo l’evento non più un punto fermo nel passato destinato  a un lento sbiadire nel tempo, bensì il ricordo più vitale che il paese conserva, perpetuamente sanguigno nel cemento e nell’aria, e di conseguenza nella carne delle persone. Per quanto riguarda me invece is tratta di interesse verso le bassezze umane, un certo feticismo per la distruzione in vari sensi, e quella voyeristica attrazione per la morte e il degrado abbastanza comune in chiunque, nel mio caso magari un po’ accentuata.

Ma non vorrei rendere il tutto in qualche modo speciale. Insomma, sto parlando dell’episodio storico probabilmente più reinterpretato e racconatto da registi milionari pluri-nominati e scrittori di best-seller, l’interesse per quella materia non è affatto di nicchia, anzi è un raro caso di “pezzo di storia” perfettamente acquisito e digerito dalla cultura popolare. Perchè, come dicevo, è terribilmente attraente, incomprensibile, cruento.

Ecco, la cultura popolare. E’ quello il punto. L’Olocausto è stato proposto alle masse nei modi più disparati, a volte come protagonista, altre come sfondo di storie personali, è stato implicato come memoria, come traccia, ne hanno analizzato delicatamente quasi ogni aspetto: crudeltà, paura, disumanizzazione, pietà, esempi eroici, conflitti, perdono, colpa, cicatrici. Amore, naturalmente. Quasi ogni aspetto, appunto, purtroppo però quasi sempre sotto un’ottica piuttosto stereotipata e poco attenta a quello che rappresenta almeno la metà della storia. Ciò che viene messo sul tavolo dell’autopsia in questi casi è quasi sempre il dramma ebraico, la bruttura portata all’estremo; questo è il punto dal quale di solito si parte, sviuppando poi la stroia nei sensi più disparati, dalla favola de “La vita è Bella” alla monografia eroica di “Shindler’s List”. Non sto dicendo che sia sbagliato, l’oscenità di quello che è successo è di sicuro la cosa più importante da raccontare, e trovo assolutamente positivo che nel tempo quella stessa storia venga ripetuta e divulgata in nuovi modi, è il discorso che facevo prima, rendere attuale il fatto storico è l’unico modo per evitare che diventi solo una didascalia nel sussidiario delle medie.

Detto ciò a un certo punto si potrebbe anche pensare di guardare dall’altra parte. La parte tedesca intendo. Perchè se questi racconti pop hanno il nobile intento di testimoniare la tragedia, è anche vero che l’altra componente che li caratterizza è la ricerca sfacciata della risposta empatica, emotiva, lacrimosa nello spettatore. E TENIAMO BEN PRESENTE che lo spettaore non piange mai a causa de contenuto nudo e crudo di una scena, ma SEMPRE in risposta a una serie di espedienti tecnici, di mestiere, che suggeriscono in lui partecipazione emotiva, commozione, umidità. Quindi tutti consapevoli del fatto che è per il regista che vi cola il naso, perchè siete volubili alle sue mossette, non perchè siete sensibilissimi individui tanto empatici da comprendere ciò che si prova ad essere trattati come bestiame infetto in un campo di concentramento.

Francamente però non so perchè sto facendo riferimenti al mondo del cinema, quando in realà quello di cui voglio parlare è un libro. O forse sì, perchè fra la narrativa sull’argomento mi vengono quasi solo in mente storie autobiografiche, e decostruirne lo stile, o anche solo giudicarle in qualche modo mi sembra vergognosamente offensivo. [Il resto è saggistica, ma la saggistica non è pop, e non è ciò di cui sto parlando]. Ma anche per un altro motivo: chi scrive della propria esperienza scrive di quella e basta, è naturale che non abbia uno sguardo a tutto tondo sulla vicenda, mentre quando quella esperienza viene rielaborata da qualcun altro, la completezza nel racconto diventa necessaria, e sarebbe il caso prima o poi di provare a descrivere tutto sinceramente.

E’ per questa necessità di completezza che quando, nel 2007, è uscito in Italia “Le Benvole”, romanzo d’esordio di Jonathan Littell premiato e osannato in vari modi, ho pensato che qualcuno avesse finalmente scritto il MIO libro. L’entusiasmo non mi ha comunque impedito di ritardare l’acquisto di un annetto e mezzo, per comprarlo finalmente qualche mese fa.

In breve, “Le Benevole” guarda la Soluzione Finale dalla prospettiva di una SS, facendo emergere tutto ciò che d’abitudine viene ignorato e spesso banalizzato. Non mi riferisco a dubbi, rifiuto, senso di colpa, dolore, ma piuttosto a vomito, epidemie, infezioni, amputazioni di arti congelati, pulci, assideramento, pazzia. Tutto in seno alle SS. Il tabù nei prodotti pop non riguarda mai i sentimenti contraddittori e dilanianti fra i quali si dovevano barcamenare le SS, ma piuttosto il fatto che in Ucraina morissero col cervello assiderato se non indossavano la cuffia di lana sotto l’elmetto di ferro. Qualcosa tipo “chi uccide non muore e viceversa“. Comunque nel libro c’è tutto, ed è bellissimo, mi appaga moltissimo, e doveste leggerlo tutti. Detto questo però c’è una cosa che volevo e ancora mi manca.

Il mio cruccio, da sempre, è la banalità degli uomini dell’esercito nazista, il fatto che fossero persone normali trasformate in artefici di uno sterminio di massa organizzato. E lo erano veramente così “medi”. E’ vero che le restrizioni di Versailles avevano portato a una selezione di grande qualità degli uomini arruolati nella Wehrmacht, ma con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e i conseguenti obbiettivi espansionistici della Germania, il Trattato già poco gradito venne completamente messo da parte, e a partecipare alla Soluzione Finale furono chiamati non soltanto uomini dell’esercito ufficiale, ma anche branche della Ordnungspolizei, la polizia civile, in buona parte composta da poliziotti di carriera per età non più idonei all’arruolamento nell’esercito, e volontari arruolati prima della guerra che entrando in polizia non pensavano certo di prendere parte a un secondo conflitto mondiale. Era gente di ceto medio-basso, con famiglia, mogli e figli, e moderato entusiasmo verso l’ideologia nazista. Mio padre. Quindi come succede che mio padre diventa una macchina capace di ammazzare in serie donne, uomini e bambini? :Il coinvolgimento all’interno di una “procedura operativa coerente”, la spinta al conformismo, l’obbedienza, la gerarchia, l’imbruttimento del contesto…ok, ne avevo già parlato di queste cose. Ma io di questa gente ho letto solo in saggi di storici che si sono occupati dell’argomento, ciò che mi manca, e che sinceramente cercavo nel libro di Littell, è la storia individuale in forma di romanzo di uno di loro, un uomo medio che esegue l’ordine di sterminare il popolo ebraico, uno che trovandosi davanti all’uccisione di un bambino inevitabilmente ci vede i suoi figli, che risponde agli ordini contro ogni sua tendenza naturale, e che col tempo nota l’affievolirsi della sua repulsione verso quei gesti, li sente entrare nella sua routine e per primo si chiede come sia possibile e che significato abbia quell’apatia progressiva per se stesso come essere umano.

Il protagonista de “Le Benevole” invece è un’altra cosa. E’ un omosessuale costretto dal regime nazista a nascondere le sue tendenze che finisce arruolato proprio per evitare di essere denunciato per atti osceni causa l’essersi infrattato in un  bosco con un ragazzino. E’ un giovane colto e brillante con una storia familiare irrisolta, molestato dai preti in collegio dove ha inoltre assistito al suicidio di un suo compagno. E finita la guerra si sposa con una brava donna e dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti. Abbastanza lontano dalla mia idea di uomo medio. Ciò che sottilmente [davvero sottilmente, sto andando nell’infinitesimale] mi disturba è lo stile barocco di questa biografia, che costantemente si infiltra nella storia coi suoi lati torbidi, il marcio, il traumatico, andando a creare un percorso di vita talmente gravoso e straziante da in parte giustificare l’atteggiamento nei confronti dello sterminio. Anzi non è nemmeno una questione di giustificazione, è semplicemente una sensazione di approccio alterato che una persona così deve avere rispetto a quello di una persona normale. Quello che intendo dire è che tu come lettore non puoi ignorare le informazioni sconvolgenti che ti vengono date sul protagonista, e nel momento in cui lo senti descrivere le sue sensazioni rispetto a quello che sta facendo, tu le inserisci per forza nello schema traumatico-repressivo del suo percorso di vita, e per questo le senti in qualche modo alterate, influenzate appunto dalla sessualità nascosta, le molestie e tutto il resto. Specifico, non è una reazione che lo scrittore in qualche modo forza, ma viene sempicemente spontanea. O meglio, viene spontanea a me che volevo una cosa precisa da quel libro, e che quindi noto lo scarto fra quello che cercavo e quello che è. Il chè ovviamente non toglie niente al valore del testo, che è illuminante, perfettamente voyeristico, minuzioso e analitico, solo rappresenta una piccola falla nelle mie soggettive aspettative, dovute a quella mia fissazione per l’uomo medio di fronte a cose che lo sovrastano e lo plasmano fino a sfigurarlo in maniera perversa.

Comunque se non vi è chiaro lo ribadisco: quel libro è perfetto. Non badate a me.

Io farò così: affitterò uno scrittore con un contratto a progetto, gli fornirò una bibliografia di base e lo spedirò a documentarsi negli archivi di mezza Europa, così che poi possa tornare e scrivermi il mio libro, storicamente pertinente e minuzioso nelle descrizioni, su un 33enne di Amburgo sposato con una figlia di 4 anni che viene spedito in un ghetto polacco ad uccidere con ordine e disciplina chiunque. Sarà un po’ come avere una colf, solo che si occuperà delle mie esigenze su un altro piano e non mi farà trovare piegati i vestiti che abbandono in giro per l’appartamento. O forse potrei pagarlo per fare entrambe le cose, ma probabilmente non è una grande idea affidare la cura della propria casa a uno che passerà infinite giornate a togliere la muffa da documenti bellci nascosti nei tetri sotterranei della ex-DDR. Peccato, sembrava la quadratura del cerchio comprare uno scrittore e usarlo come factotum.

Che altro dire?

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 2, 2009

Immagine 1Flickr è passato dalle blande cannette fra compagni delle medie all’LSD smercitata dai tossici che rubano la pensione alle loro madri per farsi.

L’altro giorno ho cliccato per sbaglio sull’opzione Picnic, quella che serve a modificare sommariamente le immagini, e mentre caricava mi diceva “PICNIC STA FACENDO SBOCCIARE I FIORI”.

Non so, mi indispone questo atteggiamento da fatina rincoglionita. Propongo una petizione a favore di un comportamento più pragmatico e rispettoso del difficile momento storico che stiamo tutti vivendo, che comprenda la rinuncia a qualsiasi forma verbale che possa essere ritenuta vezzosa o infantile, e la censura dei riferimenti a correnti culturali utopiche il cui contenuto veniva sovente esteriorizzato attraverso gonne arancioni, “gioielli” di corda e peluria incolta. Altrimenti Desert Storm.