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Se mi cerchi starò leggendo Mallarmé alla Sosia di Tina Turner nella Stanza delle Slot Machines

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 12, 2009

La percezione e il gusto sono fatti complicati sui quali stare a disquisire in una società veriegata e poliedrica come la nostra che sembra aver ormai bandito il dis-gusto, superato il brutto, rivalutato l’ignoranza, ed eletto a unico possibile approccio a qualsiasi cosa un revisionismo circolare e perpetuo nel quale tutto prima o poi torna sotto nuove vesti, investito di nuovi significati, camuffato con inquietanti baffi da pedofilo nord-europeo, o scaltramente confuso fra le strade affollate dei venerdì sera. Insomma, neanche l’olocausto è riuscito a sfuggire all’odierno meccanismo tritatutto in cui il moltiplicarsi delle opinioni e della loro visibilità soffoca la debole esistenza dei fatti, quindi piantatela di rassicurare i vostri figli con fandonie inutilmente edulcorate, quei poveretti vivranno nell’era di rivalutazione del fenomeno Enrico Papi, è giusto che siano preparati.

E non basta, al revisinismo becero si aggiunge la frammentazione millimesimale in culture, sotto-cultutre, infra-culture, protesi culturali, patchwork, influenze, tendenze e quant’altro che giustificano la continuità fra il reparto infanzia e il reparto intimo-da-esperta-porca-benestante alla Rinascente. O forse no. A pensarci bene forse è semplicemente la divisione in fascie d’età a giustificare la cosa del reparto bambini e il reparto intimo…ma insomma, non è assurdo? passeggi trasognante fra i pigiamini Petit Bateau e dieci passi dopo ti ritrovi fra le mutande da omosessuali irrisolti di Dolce & Gabbana…perchè nessuno ne parla mai di questa cosa?

Il punto comunque è che in tutto ciò diventa difficile definire quello che dovrebbe rappresentare il gusto mainstream, e di conseguenza si fa anche complicato distinguere quelli che sarebbero stili alternativi, o controdendenti, o di nicchia, o qualsiasi altra espressione che implichi in essi una componente di indipendenza e originalità [sì, ho usato la parola stile, va bene? Quindi? Andate a fare la spia a mia madre?]. Se una visione realmente predominante che ci si impone dall’alto ormai non esiste più, di che cosa siamo l’alternativa? Quando la comunità cattolica dettava legge e il corpo delle donne era scomponibile in figure geometriche coniformi era tutto molto più facile…

Oggi ci sono piuttosto ambienti. Essi convogliano individui con stili di vita, e quindi gusti, simili. Quando gli ambienti sembrano particolarmente vitali, giovani, freschi e creativi in genere vengono chiamati “scena”, ma non importa, il succo è lo stesso. All’interno degli ambienti la spinta è sempre alla ricerca del consenso e alla conformità rispetto al comportamento generale. Se nel mio ambiente viene valutato positivamente il fatto di avere una figlia beneducata che fa danza, nuoto e prende lezioni private di francese mentre la madre si occupa di riarredare la dépendance con mobilia in stile cottage, allora comincierò e farmi passare prescrizioni di psicofarmaci anestetizzanti da mio marito primario in chirurgia; diversamente, se frequento i luoghi della creatività metropolitana passarò buona parte del mio tempo a studiare outfit eclettici caraterizzati dall’incontro-mélange fra indumenti American Apparel, accessori vintage e ciarpame vario un po’ qui e un po’ lì. Fette diverse, niente di più, stessi meccanismi e nessuna cultura predominante.

Ciò nonostante, le gerarchie e gli stereotipi rimangono metodi di semplificazione ancora molto usati, soprattutto in pubblicità. E’ che aiutano a riordinare l’idea che uno ha della società che lo circonda, ci servono. Un po’ di tempo fa ho visto per la prima volta i banner della Aces Train sulla barra laterale di un sito. Queste sono due delle quattro varianti:

gotham

Sono dei normalissimi prima&dopo, ma la cosa che mi ha colpito è che, in poche parole, io credo di vivere nella Tideland di questi banner. Mi ritrovo cioè immersa in un mondo in cui tutto ciò sarebbe assolutamente plausibile, solo al contrario. Nella realtà che vedo io tutti vogliono essere il nerd unticcio di sinistra, bramano quell’occhiale sfacciatamente anziano e stimano l’espressività distaccatamente annoiata di quel naso lucido, non gliene frega niente a nessuno del tamarro di destra con quella camicia così rigata senza coscienza [e non parlo del ciuffo morbidamente eretto, perchè si racconta da solo]. La cosa si fa forse meno evidente per la ragazza, ma anche in questo caso, dai, quella mezza polacca con la frangia da estetista trentina? No, proprio non funzionerebbe come modello di riferimento. Non che l’altra sia il massimo, ma con un’espressione un po’ meno infelice quella tenuta da signora Fletcher potrebbe pure avere i suoi estimatori. Rafinatezze nostalgiche e affini. E comunque sono abbastanza sicura di averci visto Kate Moss con addosso qualcosa del genere. Ma lui. Lui rimane l’emblema del ribaltamento del gusto, proprio che si potrebbe mettere questa pubblicità con le foto invertite in certe zone, e avrebbe senso, funzionerebbe, risulterebbe ovvio che quello di destra è ciò che non vogliamo essere, e che per essere quello che vogliamo essere, cioè il nerd di sinistra, dobbiamo usufruire dei mezzi Aces Train.

Per carità, la Aces fa quello che deve fare, nel senso che si sta parlando di mezzi che vanno ad Atlantic City, la sorellastra dei bassi fondi di Las Vegas, il target non sono certo gli studenti delle scuole d’arte, ma neppure le famigliole protestanti o i manager dell’alta società newyorkese; insomma, per la disperante comunità di adulti insoddisfatti che ha come massima aspirazione una vacanza in pullman verso la capitale mondiale dei vestiti da sera in polyestere, la polacchetta sciapa e il finto pappone vanno più che bene. Rimane il fatto che in questo caso il gusto che intorno a me sembra mainstream viene proposto come l’imbruttimento annoiato di quello che – per loro – è rappresentazione di positività-divertimento-spensieratezza e quant’altro, e – per me – è solo l’emblema del dis-gusto. Insomma, qui non si limitano ad ignorarmi in quanto individuo statitisticamente non interessante, come fanno per esempio nella pubblicità di Mediolanum Banca con Ennio Doris che comincia a infilare percentuali riguardanti le richiste di prestito provocando autismo momentaneo al mio emisfero sinistro, no, questa volta mi implicano negativamente! Io e tutti i miei amici fighissimi che ci facciamo la chetamina alle feste sponsorizzate da marchi di abbigliamento figo come noi, noi che facciamo mille cose, che fotografiamo le persone strane, le persone nude, le persone tatuate, le persone spettinate, noi che siamo i trendsetter della gioventù che non ha perso la propria estetica e ha ritrovato quella di Molly Ringwald, noi che abbiamo imparato a sembrare intelligenti e sensibili ascoltando Dente, noi, che cristo, si vede anche da dietro una murata di cemento armato che siamo fottutamente contemporanei, noi siamo l’esempio negativo, il prima nel prima&dopo, la variante disforica, i fughi in piscina, la vaginite in estate, Obama in casa di Borghezio, la pipì di gatto sulle piantine di basilico, PUPO! Noi siamo Pupo!*

Non è – non dico tanto – ma almeno un po’ impressionante? Non vi viene voglia di chiamare Marcelo e fargli organizzare l’evento del millennio ad Atlantic City e andarci tutti con la compagnia di pullman concorrente della Aces, così imparano? Io ci penserei, Rayban e Chipie al casinò sono ancora più avanguardistici del pelicciotto di volpe con gli shorts da tossico di Seattle. Vedo già i vostri volti stanchi illuminati dalle dorature posticcie, direi che c’è della filosofia in questo putiferio di contrasti.

* prima persona usata a scopo di semplificazione. Lo avevate capito vero?

4 Risposte

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  1. andreamari said, on luglio 12, 2009 at 5:14 pm

    Comunque mi sa che nell’era della rivalutazione del fenomeno Enrico Papi ci siamo già, o forse mia madre si sta solo portando avanti col lavoro, chissà: forse i nostri figli vivranno nell’era della rivalutazione del fenomeno…boh, non lo so, comunque uno ancora peggio di Papi (ammesso che un soggetto simile esista in natura). Per il resto direi che la vediamo allo stesso modo, anche se a me la tentazione di andare ad Atlantic City non verrebbe mai, neanche per far fallire la Aces Train a causa della loro pubblicità (che fa davvero cagare). Ancora una cosa, che non c’entra niente con questo post ma molto con quello precedente: la maglietta old looks-like-a-lesbian wearing a wig travelling to Austin – Texas – with large size french fries by her side, va da sè, la vorrei anch’io.

  2. sarah said, on luglio 12, 2009 at 8:46 pm

    Il sito della Aces in realtà è sorprendentemente ben fatto considerato chi ne deve usufruire, e anche i bannerini, dai, sono onesti, si è visto di peggio…la maglietta la avrai andrea, c’è solo da domandarsi quando arriveranno a me…
    per quanto riguarda enrico papi, io spero ancora che muoia nel disprezzo e nello scherno generale, e abbia quindi bisogno di una rivalutazione postuma per tornare in auge, qualcosa tipo il Quentin Tarantino del futuro che ammette che ancora oggi si fa le seghe guardando le registrazioni di Sarabanda…avrà anche Papi la sua retrospettiva a venezia.

  3. bebo said, on luglio 13, 2009 at 2:11 pm

    Vorrei potermi pisciare addosso alla biennale, alla triennale, alla quadriennale, nel quadrilatero, in un circo animalista, in televisione, mentre canto ballo e suono, vorrei potermi pisciare addosso in santa pace ed essere giudicato negativamente.
    Una volta al locomotiv ho appellato una rossiccia smunta e orrida ocme “tilda swinton” e nessuno ha detto che ero maleducato. Me lo sono pensato, mi sono giudicato maleducato ma divertente. Ero ACUTO.
    Vorrei al restaurazione e un congresso di vienna in cui sincronizzando i cervelli tutti quanto inghiottano cianuro misto e frappe all’anice.
    Non è meraviglioso, è la post-televisione dopo che internet è finalmente entrato nella vita delle persone, dopo che facebook fa notizia e racconta la notizia, come fonte attendibile finchè va bene, è il monologo di ognuno.
    Aveva ragione “il protagonista” di fight club, uno finisce con l’andare dai più disperati perchè sono gli unici che ti ascoltano al posto di attendere il proprio turno. Noi andremo dai nostri nonni a chiedere se mostro buongusto o meno perchè non gliene frega più un cazzo di noi e tra poco cioccano.
    È la crisi amore mio, domani è un’altra recessione del sentimento.

  4. sarah said, on luglio 13, 2009 at 10:10 pm

    “direi che c’è della filosofia in questo putiferio di contrasti.” mi cito, addirittura.
    ma ti dirò, in tutto ciò la cosa che davvero mi colpisce è il fatto che tu sia in grado di tirare fuori tilda swinton dal nulla, una sera al locomitiv…cioè, perchè hai così presente tilda swinton al punto da citarla inaspettatamente fuori contesto?! non che non abbia fatto cose belle, è che io d’istinto ne rifiuto l’esistenza…non so…
    cristo, quante volte mi è capitato di parlare con persone che avevano semplicemente voglia di farmi presente quante cose fighe facevano…e quanto poco appagante è stato starli ad ascoltare pensando che erano dei coglioni persi senza poterglielo far presente…sfoghi personali, è che io devo avere la faccia di una che ha voglia di sentirsi dire stronzate da egocentrici del cazzo, il colmo è stato uno che in stazione aspettando il treno mi ha raccontato tutti gli aspetti scintillanti della sua esistenza, dalla collaborazione con elio e le storie tese, arrivando alla convivenza di un anno a londra con una ragazza conosciuta in italia ma reincontrata per caso là…mi sorprendo sempre quando le persone mi vomitano addosso ogni cosa senza rendersi conto che io non dico mai niente, è quasi interessante stare a vedere a che punto arrivano e quanto rilevanti si sentono…Ovviamente è tutta colpa di facebook.
    Sentivo la necessità i buttarla sul personale, tanto come la penso si sa, e credo di aver raggiunto vette inesplorate nella sopportazione dell’altrui pavoneggiamento con annesso disinteresse verso le mie cose.


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