S/H

Lo Spirito del North Carolina+Bacon and BBQ Sauce – aka “Meet your Mum at Diedlastnight”.

Posted in Senza categoria by sarah on giugno 12, 2009

[Volevo scrivere qualcosa su Zeitgeist, poi però mi sono imbattuta nel blog di Pulsatilla, e mi è venuto in mente che volevo dire qualcosa anche su qualcos’altro, una poesia del cane al suo padrone che ha scritto uno in un gruppo contro l’abbandono degli animali su Facebook. E anche su Dietnam.]

Qualche settimana fa Riccardo è rimasto a casa mia fino alle 6 e mezza del mattino a parlare con me e Laura di religione. Una conversazione assolutamente irrilevante, e irritante per certi versi, mi sembrava di essere il buco a forma di cerchio nel quale un bambino deficiente cerca a tutti i costi di infilare un cazzo di cubo verde.

“No, guarda, non la penso così…non nel senso che abbiamo opinioni divergenti su questa cosa – anche perchè probabilmente alla fine non abbiamo opinini divergenti – nel senso che io penso in maniera diversa. Alla base prprio.”

Riccardo e Laura puntellavano sul vecchio-sacrosanto discorso del rapporto fra singolo individuo e religione, quindi tutte quelle storie su come la religione sia un punto d’appoggio e una semplificazione necessaria a persone a volte deboli, a volte incolte, a volte volubili per affrontare il mondo e l’indeterminatezza in maniera meno ansiogena. L’oppio dei popoli, ma nell’ottica della vedova di provincia, più che dello statitista malvagio. Tutte cose vere, che però a me sono sempre sembrate tanto-tanto retoriche, inutili e fini a se stesse. Trovo che le banalizzazioni degli anticlericali incattiviti [categoria alla quale appartengo orgogliosamente, sia chiaro] non abbiano mai apportato nulla di interessante alla riflessione sul tema, e che siano servite solo a rinnovare il sentimento di coesione sessantottina fra ventenni entusiasticamente confusi la cui idea di libertà coincide troppo spesso con la pratica di una scarsa igiene personale.

Insomma, mentre questi se la raccontavano peggio che in una manifestazione della Sinistra Universitaria bolognese, io tentavo di fare presente che è irrilevante parlare a livello di singoli individui, che nel discorso su concetti di portata universale le persone semplicemente non esistono singolarmente, ma agiscono reagendo all’influenza di un soggetto che li sovrasta e li determina, ovvero la società, che è una cosa diversa dalla somma degli individui che la compongono, insomma non è semplicemente un aggregato, e non è utile considerarla tale. Solo in un’ottica di stampo sociologico, e più precisamente durkheimiano, la religione può essere affrontata in quella che è la sua reale complessità e concretezza, ovvero come un crogiolo di valori, riti, regole, principi che risultano ancora oggi basilari e fondanti per i gruppi organizzati di individui di tutto il mondo. In questo senso si capisce il potere della religione e il motivo per cui intorno ad essa si concentrano interessi politici ed economici su scala mondiale. Altro che “l’appoggio di poveri ignoranti per affrontare l’inconsapevolezza con meno ansia”. Questo è come la penso io. Cioè, non la mia opinione in merito, proprio il mio modo di pensare a questa cosa.

Ma niente, l’argomento “mia nonna morta pregava il rosario perchè aveva a malapena la quinta elementare” tirava un sacco di più. Poi, ciliegina sulla torta, è saltato fuori Zeitgeist. Zeitgeist è un documentario in tre parti: la prima parte si da’ l’obbiettivo di dimostrare il fatto che il Dio cattolico, unico e trino e ‘sticazzi vari, non è niente di più del pagno Dio Sole, prima donna se vogliamo, ma in fin dei conti just part of the cast. “So what?” Non ne ho idea. Nella seconda parte invece vengono ripresi spezzoni di Farenheit 9/11 e montai in maniera diversa. La terza parte è la più interessante, cioè l’unica vagamente interessante, è quella sul potere nascosto che plagia le masse, ovvero tutto un pastone che parte dall’egemonia della Central Bank sulle finanze mondiali, per poi andare a toccare gli interessi nascosti dietro le guerre , e infine tirare in mezzo i media, l’educazione e indottrinamenti vari. Si, santissimo padre celeste, già sentito, già detto, già fatto. Anche io pensavo che l’hype per i mischioni della contro-informazione fosse superato. Dove eravate negli ultimi 7 anni?

Riccardo negli ultimi 7 anni prendeva psicofarmaci. Lo dico con leggerezza, tanto lui non si mette problemi, credo che sia la seconda cosa che mi ha raccontato quando ci siamo conosciuti, dopo avermi fatto vedere i suoi lavori. Comunque con lui è sempre così, tende ad essere un po’ idealista, parecchio logorroico, naturalmente incline alla dietrologia, cosa che io non sono affatto, a me sembra sempre tutto – se non palese – comunque piuttosto prevedibile. Quindi al suo invito a vedere Zeitgeist il mio cervello ha semplicemente risposto “skip” senza soffermarsi oltre.

Poi però qualche giorno dopo sono passata dal blog di un vecchio conoscente che non leggevo da parecchi mesi. Lui è molto diverso da Riccardo, suona, partecipa a progetti smaccatamente vanitosi, va in giro, conosce gente e cose così. Ho spulciato un po’ l’archivio, e cosa trovo? Zeitgeist. Trattato come una cosa serissima, la rivelazione del secolo che va divulgata assolutamente altrimenti Caboooooooom!

La cosa mi ha sinceramente colpita, così, sopraffatta dalla trasversalità del suddetto documentario, ho deciso di dare un’occhiata.

Quello che ho visto è un pasticcio di immagini accorpate una via l’altra come nella più marcia delle televendite di NuovaRete, illustrazioni da corso base in chieroveggenza accompagnate a citazioni bibliche, dissolvenze, simbolismo, egizi, il Graal, un campo di grano, Gesù, ancora dissolvenze. Poi politici, attentati, il Pentagono, documenti, edifici, altri politici, altre dissolvenze, banconote, Ghandi, Franklin, Malcom X. Il tutto accompagnato dalla voce incalzante di quello che potrebbe essere un predicatore evangelico reincarnato in Paolo Guzzanti. – No, fermi, pensateci bene e visualizzatelo: UN PREDICATORE EVANGELICO REINCARNATO IN PAOLO GUZAZANTI. E a livello di contenuto, quello che ho scritto sopra.

Finito il film ho ripensato a Riccardo e all’altro mio amico e mi sono fatta un po’ di domande. Perchè io [cioè, loro], ventenne contemporaneo sfacciatamente libero da tradizionalismi di ogni sorta, dovrei credere in tutto questo? Perchè per me questo video dall’estetica goffamente obsoleta rappresenta la verità assoluta – concetto nel quale neanche credo – qualcosa a cui sento di potermi affidare senza bisogno di accertamenti o controprove? Perchè invece di vederlo per quello che è – ovvero l’ennesimo reimpasto di tesi dietrologiche, gionalismo d’inchiesta e teorie sociali alcune interessanti e altre meno, ma tutte comunque già abbondantemente pubblicate e discusse – vedo La Rivelazione, La Consapevolezza discesa in dono all’umanità, il concentrato di tutto ciò che c’è da sapere…perchè?

E’ per l’incapacità [o la non-voglia, fate voi, il risultato è lo stesso e non mi pare che un atteggiamento conservi più dignità dell’altro] di pensare, di crearsi un’opinione e di affrontare delle realtà troppo complesse per essere comprese da una persona “normale”. Così i sermoni laici dell’anti-politica, la faziosità spudorata dei documentari della contro-informazione in cui si dice sempre e solo che tutto fa schifo, che tutto è menzogna e che tutto va boicottato diventano la risposta perfetta al disagio dell’inconsapevolezza e alla pigrizia, perchè se il punto centrale è indignarsi e tirarsi fuori, allora non c’è nemmeno bisogno di approfondire, capire, cercare, basta affidarsi alle parole del video, come nostra madre si affida alle parole del prete.

Non c’è nulla di diverso. Davanti a questa miscellanea di retorica malpensante alcuni individui si inebetiscono come la più bigotta delle donnette di provincia davanti al vangelo, si abbandonano ciecamente e, come per la religione, comodamente. Anzi, forse ancora più comodamente, visto che la risposta a tutto è una perpetua stasi incazzata, ridicolmente dissimulata dall’idea che divulgare sia un’attività.

E la persona alla quale ci si affida con tanto fervore, chi è? Un grande pensatore? Un politologo? Un sociologo? Insomma, chi è Peter Joseph, il regista di Zeitgeist? Quali sono le sue fonti, in particolare quando propone una lettura astrologica della Bibbia che normalmente non prenderebbe in considerazione neanche Solange? Importa qualcosa a qualcuno? No, perchè come per la religione, il sentimento di base è irrazionale, non c’è niente di ponderato in tutto ciò, c’è solo un signore americano che ha costruito un sitema di credenze, un modo di pensare e affrontare le contemporaneità; partendo da un patchwork di approcci fra i più disparati collegati fra loro dall’atteggiamento d’opposizione rispetto allo status quo, ha creato una struttura ideologica sinistramente coerente, che risponde perfettamente alle esigenze attuali, e va a cercare consenso in un bacino di individui con caratteristiche tristemente simili a quelle di chi trova nella religione un appoggio appagante per affrontare una complessità generale altrimenti ingestibile.

UFFA. PERCHE’ NON LA POTETE SMETTERE DI CREDERE AL PRIMO STRONZO CHE VI DICE UNA ROBA?

SIETE TUTTI MIA ZIA.

SIETE MIA ZIA ANCHE AL ROCKET IL MERCOLEDì SERA.

[comunque Pulsatilla mi sembra me a 15-16 anni, quando scrivevo con ironico sarcasmo adolescenziale delle mie irrilevanti esperienze di vita – tipo fare fuga da scuola per andare da Mc Donald’s su una 125 con dei ragazzi di – tipo – 18 anni! Mega! Ma perchè continuare con quel tono superato il periodo Fornarina? E perchè uno deve diventare famoso traducendo in italiano un blog americano e facendo musica irrilevante? Mi da comunque soddisfazione il fatto che Dietnam sia peggiorato così tanto nel passaggio a blogspot.]

5 Risposte

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  1. bebo said, on giugno 12, 2009 at 1:53 pm

    A durkheim sapevo già che sarebbe finita con la coda che tocca la testa aka ventenne = zia. Io le so ste cose, me le sento sempre.

    In linea di massima, seppur più strutturalista, non posso che stare dalla tua parte e sghignazzare perfidamente vedendo citati sociologhi barbuti ed esami dati a DSC. La psicologia sociale è molto più figa ma ve l’hanno tenuta sempre nascosta.
    In ogni caso in assenza di illustrazioni o anacoluti figurativi questo post potrebbe costarti il posto allo IED, da cui provengono i vincitori di non so quale concorso online di un brand grosso -l’ha visto ceci, chiedi a lei- che paiono tutti mentecatti.
    Dio i creativi.

    L’idea di Arte all’interno del cranio di un c.d. creativo ho idea si installi nella stessa maniera in cui la religione penetra all’interno del cranio di un c.d. credente. È l’autoconsapevolezza che frega, è tutto una merda.

  2. bebo said, on giugno 12, 2009 at 1:54 pm

    Io poi zeitgeist mica l’ho visto. Ma se ci penso forte è come se fosse.

    Volevo condividere anche un’altra cosa che non è inerente: audery tatou è un’attrice di merda. Ha lo stesso numero di espressioni di clint, una che se deve morire in un film muore col sorrisino. Ci vorrebbe un torneo mondiale di bukkake con lei a far da sparring partner.

  3. sarah said, on giugno 12, 2009 at 3:00 pm

    Bè, adesso. un po’ mi da’ fastidio che tutto venga preso come la recita della lezioncina imparata in università. lo so che citare durkheim è altisonante, non volevo neanche renderlo così esplicito, solo, che insomma, è esplicito, con o senza le parola “approccio durkheimiano”. alla fine 3 anni a studiare quella roba ci sono stata, e si, il mio modo di pensare ne è stato influenzato, grazie a dio.
    comunque solo uno dei due individui di cui parlo è dello ied, l’altro è uno che tu conosci meglio di me, e che ha un passato universitario decisamente simile al tuo…
    i creativi non sono brillanti, sono creativi, e basta. C’è un sacco di gente incredibilmente capace nel suo lavoro che si rivela arguta come un tasso morto in tutti gli altri aspetti della vita, facciamocene una ragione.
    Audrey Tatou è troppo francese per essere una brava attrice, solo vincent cassel riesce a dissimulare a dovere e a passare con disinvoltura dalle atmosfere bucoliche ai ruoli da gogol bordello.

  4. bebo said, on giugno 12, 2009 at 6:08 pm

    A parte che non c’è niente di male nella lezioncina imparata in uni, se uno se la impara bene ci si diverte anche poi dopo (tipo ora, tra qualche riga).
    So di chi parli, in ogni caso.

    Comunque secondo me pure il tuo approccio è troppo semplicistico, o comunque è sbilanciato -per forza di cose aka ambiente-. Perchè se è vero che la società come struttura (influenza sociale\influenza della maggioranza) ha il suo grosso potere è anche vero che guardandola solo da questa ottica non ci si spiegherebbe, da contro, la presenza dell’ateismo o un più generico non-credere. Se è la struttura che comanda non dovrebbero esserci deviazioni, deviazioni su cui la religione poggia continuamente. Anzi, forse poggia per il 50%, cioè tutto quello che non è “fare questo” è “non fa quest’altro”, non fare la devianza.
    L’influenza delle minoranze* nei confronti della religione è un giochino abbastanza appassionante da leggere, specie se consideriamo che solitamente l’influenza è più forte se la minoranza è più coerente. La strategia atea del “poverini sono tonti dunque sono religiosi” è un’arma che negli anni ha funzionato sempre parecchio bene per valorizzare la propria posizione -anche se chiaramente di parte, pressapochista e tonta a sua volta-, la coerenza verrebbe messa tragicamente in discussione se il 50%+1 degli atei incominciasse a sostenere che in effetti la religione è una questione di struttura, di ambiente e di ritualità: non ci si capisce più un tubo dai. Già io mi sento di perdermi tra poco.

    La religione poi è un po’ il bignamino della nostra società, sotto un certo punto di vista secondo me è vero che è una soluzione di comodo appoggiarcisi per ottenere un’esistenza tutto sommato tranquilla. Il problema è capire quanto l’adesione alle pratiche religiose sia dovuta alle struttura -stringistringi son d’accordo con te eh- o quanto la struttura sia per costituzione un’opera -in grossa parte- frutto della religione. Pare banale ma c’è una differenza sensibile tra le due cose: nel primo caso la struttura condivide una gamma valoriale perchè giusta, indipendentemente da ciò che può essere religioso o non religioso, e per mutualità la religione ne condivide parte; oppure la struttura ha mutuato dalla religione buona parte della propria gamma valoriale, mutandola poi sempre più in maniera diacronica rispetto ai cambiamenti di quella religiosa. Seconda ipotesi, per me, dato l’hype che le religioni hanno sempre saputo mantenere attorno (cfr. hipster dei tempi come gesù, maometto, mosé, etc).

    * Pronto ad essere smentito, se leggerà: io e te ridiamo molto più facilmente di disgrazie tipo malattie, catastrofi naturali, genocidi (cfr. una mia qualsiasi battuta degli ultimi 10 anni) rispetto a quanto (non) si sganassi la ceci che -in relazione al sottoscritto- è parecchio più credente. Forse per una questione di banale rispetto, ma secondo me anche per una questione di “carità cristiana”.

  5. sarah said, on giugno 12, 2009 at 9:16 pm

    Bè, dire che la società determina in gran parte il comportamento individuale non significa dire che il comportamento individuale è per forza allineato a quello della maggioranza. E poi non volevo neanche essere così assoluta e annuallare la componente personale nel comportamento umano, ci mancherebbe, cioè, adorerei mantenere una posizione così integralista, ma temo di non avere gli strumenti per farlo, alla lunga ne uscirei sconfitta [ah, se non mi fossi persa fra i disegnetti, quanto più colta e graniticamente assolutista potrei essere in questo momento!].
    Detto ciò, io non volevo intendere che il mio modo di pensare è l’unico possibile, ma è l’unico utile a comprendere l’importanza del fenomeno religioso – se quello che si vuole fare è comprenderlo, non giudicarlo, analizzarlo e basta – il discorso sulle minoranze atee è diverso, è politico, riguarda rapporti di forza fra gruppi il cui obbiettivo è imporre una visione del mondo e ottenere consenso, non certo comprendere l’altro. Appunto quello che ho detto, lo scherno serve ad accrescere la coesione interna del gruppo e magari ad attrarre chi sostiene posizioni simili, ma non a capire quello che per me era il punto di quella discussione. Ovvio che se sono un politologo e mi interessa l’analisi dei movimenti il mio punto di vista sarà un altro, e dell’approccio antropologico ai riti religiosi me ne potrò pure sbattere [pur essendone consapevole].
    in pratica è una questione di utilità, a seconda del mio scopo utilizzo strumenti diversi, che non significa che gli altri approcci sono sbaglaiti, semplicemente che sono più utili per comprendere altri aspetti del fenomeno [di nuovo sottolineando che chi studia queste cose è consapevole di tutto e, a differenza di uno studente ied, è in grado di discernere]. Poi io semplifico, appiattisco e do dei cretini a tutti. si, tendo a fare così, ma insomma, anche te, mi conosci da 13 anni, dai!
    Per quanto riguarda la seconda parte del discorso, io nel discorso è la struttura che determina la religione o viceversa non mi ci infilo, volevo solo che fosse chiaro che la religione, in tutte le società di tutti i tempi e di tutto il mondo definisce principi, valori, riti attorno ai quali si crea il sentimento di coesione basilare per qualsiasi aggregato, e questa è una cosa cazzutamente gigante! è assolutamente vero che è anche un punto d’appoggio comodo, un appiglio per debolezze e ignoranze varie, ma questo non serve a comprenderne l’importanza e la “grandezza”.
    Comunque sono amareggiata dal fatto che siano caduti nel vuoto i miei spunti di scherno verso pulsatilla e l’altro bagagllio dei canadians. che poi non mi sento di esprimere troppo disprezzo verso pulsatilla, non so, alla fine un fondo di affinità c’è…ma quel canovaccio d’uomo che è lui là! ride di questo: http://dietnam.blogspot.com/2009/04/someone-kill-me-please.html


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