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Una delicata-Pellicola-sul-Conflitto-israeliano-palestinese-raccontato-attraverso-la-sottilmente-metaforica-Esperienza-di-Vita-di-una-Persona-semplice. Con dei Limoni.

Posted in Uncategorized by sarah on dicembre 31, 2008

 

L’altra sera mi è venuta l’incontrollabile voglia di vedere una delicata-pellicola-sul-conflitto-israeliano-palestinese-raccontato-attraverso-la-sottilmente-metaforica-esperienza-di-vita-di-una-persona-semplice [da alcuni definiti anche cazzo-di-film-mediorientali-che-iniziano-sempre-con-una-cazzo-di-inquadratura-feticista-sulla-preparazione-di-pietanze-varie], così io e Bebo siamo andati al cinema a vedere “Il Giardino di Limoni“.

“Il Giardino di Limoni” racconta la toccante storia di Salma, una povera, vecchia, sola, triste e incolta donna palestinese che si ritrova come vicino di casa l’insensibile, ricco, arido, vagamente tonto e pure un po’ viscido Ministro della Difesa israeliano, il quale, attanagliato da un’inspiegabile ossessione per la cosa degli attacchi terroristici, le impone di fare tabula rasa del suo giardino di limoni, preoccupato che possa essere usato come rifugio da attentatori vari. Sì, perchè Salma si guadagna – poco – da vivere coltivando i suoi limoni. No, anzi, non si tratta solo di guadagnarsi da vivere…c’è qualcosa di più in questi limoni, qualcosa che non ha che fare col mero sostentamento economico, c’è del vissuto nei limoni, c’è del sentimento, della narrazione, c’è tutta un’esotica trama di odori, sapori, gesti, sensazioni e sinestesie varie che vi farò intuire attraverso lo sguardo più intensamente malinconico che riesco a fare.

Ah, siamo sul confine fra Israele e Cisgiordania. E c’è questo originale espediente semisimbolico della casa del Ministro della Difesa israeliano che sovrasta il frutteto della signora a suggerire il post-biblico scontro fra i Davide e Golia contemporanei al quale stiamo per assistere. O qualcosa del genere.

Appunto, il post-biblico scontro, che è poi il punto del film. Ora, adesso a voi Salma sembrerà un vermicello indifeso, cieco e sperduto in balia di un destino meschino che le va incontro lento e implacabile come una schiacciasassi, è così no? Penserete che questa donna dal volto indurito si perderà nei cavilli burocratici e finirà per piegarsi al potere governativo? Ma invece no. Salma si oppone, con la tenacia tipica dell’ignoranza impugna il freddo ordine ministeriale e si cerca un avvocato per fare ricorso. E noi la seguiamo, impassibile di fronte a qualsiasi sconfitta, su e giù per uffici vari, fino a quando non incontra Ziad, un giovane legale palestinese autisticamente abituato ad annusarsi le dita ogni 3 secondi [raffinerie cisgiordane. Teniamolo presente]. E’ fatta, che tanto non è che si può stare a fare i preziosi, e poi alla fine un intermediario vale l’altro, fidatevi, siamo in una delicata-pellicola-sul-conflitto-israeliano-palestinese-raccontato-attraverso-la-sottilmente-metaforica-esperienza-di-vita-di-una-persona-semplice, quello che vogliamo raccontare è il toccante connubio fra forza e sofferenza tipico dei popoli sotto-educati colpiti dagli orrori della guerra, non certo la realistica rappresentazione del rapporto fra difensore e difeso, che cavolo.

Ok, la bislacca coppia parte quindi all’attacco, impreparati e araffazzonati si lanciano nell’apparentemente impossibile impresa. E le prime udienze sono effettivamente una disfatta ridicola, teatrini patetici in stanzette simili ad oratori di provincia che si concludono nel tempo di una pausa caffè lasciando l’inesperto Ziad a testa china e autostima sodomizzata. Ma Salma, Salma non molla. Salma è una dura, è una che ha sofferto robe ben peggiori, Salma c’ha un marito morto e un figlio in America, e secondo voi si fa spaventare da un ministro? Diciamolo, Salma si è rotta le palle di perdere cose, e quei cazzo di limoni se li tiene stretti con la forza dell’ossessione.

[Suggerimento interculturale implicito nel personaggio di Salma: Madre Coraggio vista con gli occhi di Alda Deusanio. La Madre Coraggio è uno dei più interessanti esempi di storpiatura ignorante di un personaggio letterario. Succede che certi personaggi della letteratura, del teatro, del cinema, vengano citati in contesti reali per implicarne le caratteristiche psicocomportamentali, rendendoli così qualcosa di simile a dei prototipi umani, dei “tipi”. Questa cosa forse ha un nome, ma io non lo conosco. Comunque, per esempio, definire uno “Dr Jekyll e Mr. Hyde” significa attribuirgli una personalità imprevedibile al limite della schizofrenia. Per esempio. Ecco, pure la Madre Coraggio è una figura molto usata, soprattutto nei soliti salottini televisivi gnucchi e lacrimosi. Solo che la Madre Coraggio implicata in questi contesti semplicemente non esiste. Quella brechtiana è infatti una donna inviscidita dalla guerra e dalla povertà, che sfrutta il conflitto per portare avanti la sua attività, e la cui tenacia si esprime molto di più nell’attaccamento al carro contenente la merce da vendre che non ai suoi figli. Le Madri Coraggio viste con gli occhi di Alda Deusanio sono invece donnette del Sud ancora testardamente attaccate alla vita e ai loro affetti nonostante la vita e i loro affetti gli abbiano più volte suggerito il suidcio. Ecco, Salma è questo genere di Madre Coraggio!]

Torniamo al film. Una cosa importante di cui non vi ho parlato, ma che insomma, ci potete arrivare anche da soli, è il fil ruge che collega e unisce l’universo donna, ovvero la moglie del ministro e Salma. Sì perchè le donne sviluppano una sorta di empatia l’una verso l’altra, davvero, che tipo sentiamo le emozioni e percepiamo gli stati d’animo, d’altronde si sa che se due donne sono spesso a contatto l’una con l’altra, i loro cicli mestruali finiscono per sincronizzarsi. E’ la natura. La moglie del ministro infatti è su tutto un altro livello di sensibilità rispetto al marito, a volte guarda il frutteto con dolcezza, a volte con tristezza, a volte  addirittura suggerisce al marito che forse sarebbe un’ingiustizia…a volte mentre lavora si ferma e pensa a qualcosa….pensa che effettivamente è un’ingiustizia. Che fra l’altro tutte e due hanno i figli negli Stati Uniti. Eh.

Quindi accanto allo stereotipo trito e ritrito sulle caratteristiche del popolo palestinese contrapposte a quelle del popolo israeliano, abbiamo un altro evergreen degli stereotipi: universo maschile vs universo femminile. Interessante.

Comunque. Salma, seppur delusa, continua coi ricorsi, e adesso viene il bello, perchè il cinema è magico, è più magico di Cenerentola nella versione disneyana, e nel cinema tutto si evolve e si trasforma. Nel cinema un avvocato mangia-sardine laureato in qualche umido tugurio pre-bellico può di colpo diventare un fascinoso arringatore di folle dalla mente tanto aperta da fare citazioni bibliche in direzione della folla amorfa di giornalisti che vogliono bere dal suo calice [parliamone, un palestinese rozzo e sudaticcio che cita la Bibbia? parliamone…]; nel cinema una vecchia vedova semi-muta e il giovane avvocato – con bambina – si possono dolcemente innamorare, arrivando ad altissimi momenti colmi di pathos degni di Dinasty, con cose tipo:

lei davanti allo specchio si prepara per andare in tribunale.

– sei bellissima, vedrai che andrà tutto bene…

– ….

-…avrai quello che ti spetta…

-…non sono agitata per il processo…oggi c’è l’ultima udienza. Poi tutto sarà finito…

E io non ti rivedrò mai più…

…..

….

Atmosfera soffusa – lui le si avvicina davanti allo specchio.

-….

io non sono corragioso come te….

….

bacio.

Al cinema succedono queste cose nelle delicate-pellicole-sul-conflitto-israeliano-palestinese-raccontato-attraverso-la-sottilmente-metaforica-esperienza-di-vita-di-una-persona-semplice.

Solo che poi invece no. Ziad guarda con amore la foto di sua figlia, a Salma le ordinano di tagliare il 50% dei limoni, e tutta la menata su Davide e Golia si sgretola così, un po’ vigliaccamente, senza neanche tanto trambusto. E il film finisce. Ovviamente voi non sarete così piatti da disquisire sul finale, non avete sentito cos’ha detto Ziad in uno dei suoi discorsi da leader karmico? “La vita non è un filmetto americano. Nella vita-vera non sempre c’è il lieto fine”, e aggiungo, l’espediente del finale pomposo è una trovata imbecille per spettatori assuefatti a dosi rincretinenti di saccarosio narrativo, nella vita-vera non ci sono finali esplosivi che in un’orgia stilistica disintricano la trama e definiscono limpidamente il significato ultimo di una vicenda, nella vita-vera una storia si sviluppa e si espande, cambia più volte, acquista nuove sfumature che vanno apprezzate con capacità di approfondimento e costanza, e il finale se vogliamo dirla tutta neanche esiste, nella vita-vera. E questo film naturalmente vuole avvicinarsi il più possibile all’intensità della vita-vera. ça va sans dire.

Ma la cosa che più mi infastidisce non è questo…non è la retorica intellettualoide, non è nemmeno la storia d’amore paracula, quello che mi rende insopportabili fino alla crisi isterica [e non esagero, mi piace molto fare le piazzate al fine proiezione quando un film non mi piace] questo genere di film è la pulizia estetica. Questi maledetti prodotti educati finiscono sempre per ricevere un sacco di complimenti da chiunque, spettatori di sinistra, critici di sinistra, premi cinematografici di sinistra [bè insomma, il cinema è di sinistra, si sa’…], tutti a dire che bello, che delicato, che metaforico. Perchè? Ve lo dico io perchè: per la regia pulita, per le luci perfette, per la lentezza, per le musiche – poche – e mai fuori posto, per i silenzi e per le attese, per i primi piani colmi di significato che compensano i silenzi e le attese, perchè sembrano abiti tagliati dal sarto. Lo stile. Non lo sopprto. La pretenziosità nello stile la sopporto meno che quella nella storia. Il voler essere QUEL tipo di film, su QUEL tipo di realtà, affrontata in QUEL modo. Anche esteticamente. Una pellicola su misura per una platea di persone che hanno bisogno della loro dose settimanale di intellettualismo spicciolo, che si sono fatte un percorso di ragionamento e su quello – solo su quello – vogliono proseguire. Un film per gli elettori del PD, dice Bebo, e per quelli che hanno dato a Fazio il premio “E’ Giornalismo”.

Che palle. Fa schifo quel film.

POSTILLA AGGIUNTA IN RITARDO ASSOLUTAMENTE RILEVANTE: Il regista è israeliano. No, ve lo dovevo assolutamente dire per far capire le dimensioni della paraculata.

2 Risposte

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  1. bebo said, on gennaio 1, 2009 at 3:19 pm

    Lui è un israeliano che vuole bene moderatamente bene alle palestinesi di mezzaetà. È un appassionato di MILF mediorientali disagiate e coltivatrici.

    Diobò che film brutto e patetico e triste.

  2. enrico said, on gennaio 2, 2009 at 4:59 am

    questa è una recensione bellissima, Sarah


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