S/H

Il Natale di Norman Rockwell è morto. Spero.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 25, 2008

Ecco, probabilmente io non c’entro molto con l’illustrazione natalizia classica, però ci provo uguale, tanto alla fine tutto fa portfolio. Sarebbe meglio che facesse anche conto corrente, ma per il momento faccio finta di credere ai pacati discorsi new age della mia insegnante di figura, che a volte un po’ di ragione ce l’ha. A volte.

Comunque queste sono quelle che mi piacciono di più:



Tranquilli, ce ne sono altre anche più rosse, però un certo gusto per i colori poco saturi e la grafica malinconica faccio fatica a togliermelo.

Comunque ci tengo a ribadire che io adoro il Natale, con tutto il suo seguito di tamarrate luccicanti, tradizioni forzate, città affollate, mattine in pigiama a guardare Fantaghirò e un sacco di freddo. Io amo all’inverosimile tutto ciò. E ogni anno lo ripeterò orgogliosamente.

Facebook si prenderà i vostri Bambini, la Casa di Propietà, tutti i Dischi, i Film e i Libri che avete comprato insieme, e andrà a Capo Verde a fare Turismo sessuale coi vostri Soldi.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 19, 2008

Non so quanto sia utile scriverlo qui, ma insomma, meglio di niente.

IO NON HO FACEBOOK.

Cioè, in realtà sì, ma ho aperto l’account solo per vedere come funziona. A suo tempo ho fatto la stessa cosa con Myspace e Anobii, che però si sono sommessamente piegati al loro destino senza tanti colpi di coda. Facebook invece scalcia, cazzo! Ogni giorno mi arrivano richieste di gente che conosco, che non conosco, che conoscevo, a cui voglio bene, a cui no. Fermi tutti! Non lo uso!

Fra l’altro non ho caricato foto, non ho amici, non ho niente, insomma si capisce che non ci sto molto dietro…

Potrei cancellarmi dite. Sì, lo so, prima o poi lo faccio, è che non ne ho mai voglia…

Però non credevo che fosse così invadente.

E anche in futuro, se magari mi vedete su qualche social network, probabilmente è tutta una finta, io mi rompo le palle prima di subito con ‘ste cose, non ce la faccio proprio.

E già che siamo in tema: il contatto MSN non lo avrò MAI. E questa è una delle decisioni più completamente giuste di tutta la mia vita. Poter dire “eh, mi dispiace, ma non uso MSN” mi ha dato enormi soddisfazioni, quindi non provate a convincermi.

Ma facciamo il giro completo: Twitter è la cosa più patetica inventata in rete. E’ stata data la possibilità di apparire splendidi e sagaci a un mucchio di insipidi nessuno incapaci di formulare un ragionamento che superi le 10 parole. Non va bene.

I still haven’t got over It even now.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 15, 2008

Tempo fa, grazie a Bebo, ho scoperto la versione di Single degli Everything but the Girl remixata da Photek.

Oggi ho letto un post il cui titolo citava le parole di Missing.

Nella mia testa tutto ciò si è sovrapposto e le parole di Missing mi sono sembrate quelle di Single, e Single è arrivato a stringermi la gola. Come sempre. Solo inaspettatamente.

Probabilmente non sto rendendo bene l’idea, ma volevo solo dire che quel pezzo è un pugno allo stomaco. Uno bello, però.

Alla Tate Gallery in Scena Lo Sgabuzzino dell’Artista Contemporaneo di un certo Spssore. [all’incirca così: (——–) più o meno…]

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 14, 2008

[Fingete Interesse. Grazie.]

Una fra le tante cose che mi infastidiscono dell’arte contemporanea, e che non mi permettono di considerarla nient’altro che un piacevole giochino per la stimolazione cerebrale di individui abbastanza benestanti da avere spazio mentale da didicare al senso della riflessione sul non-senso della ricerca di senso nell’arte se non all’interno della riflessione sull’arte stessa – o per essere brevi Joseph Kosuth -, dicevo, una delle cose che non mi permettono di considerare l’arte contemporanea altro che un gingillo per gente come me, è il fatto che le opere di un artista già abbastanza inserito nel mondo Spocchia&Pretenziosità dell’arte non vengono MAI e in NESSUN MODO messe in discussione.

Insomma, in tutte le professioni è previsto il controllo e il giudizio sul lavoro delle persone, anche quelle brave, anche il più bravo di tutti se a un certo punto scazza dovrà subirne le conseguenze. Questo succede perchè nel mondo reale il lavoro di un “essere-umano-medio-che-chiameremo-Carlo” viene prima supervisionato da persone più competenti di Carlo, e poi utilizzato da altri esseri umani con cui Carlo in linea di massima non ha nessun contatto, e che quindi daranno un giudizio su di esso derivante esclusivamente dalla sua efficacia, non da fattori tipo “il perfetto lavoro svolto da Carlo nel 1999”.

Per esempio: se un redattore di uno dei maggiori quotidiani nazionali usa una foto da giorni accreditata come fake, ad emblema del bislacco fondamentalismo neo-con della candidata alla vice-presidenza degli Stati Uniti, esso sarà sottoposto al controllo di un suo superiore che gli impedirà di pubblicare l’articolo e gli imporrà di appiccicarsi alla fronte un post-it con scritto “pirla”.

oh. Cambiamo esempio:

Se a me vengono commissionate le illustrazione per un libro per l’infanzia, e io disegno un trattore che passa sopra a 5 bambini orfani facendo schizzare le loro frattaglie sui corpicini scarni dei loro fratellini obbligati a guardare con la Ludwig, il mio editore eviterà di farmi pubblicare il lavoro, e probabilmente anche di farmi avere contatti con la sua famiglia.

Nel mondo dell’arte questo semplice meccanismo di controllo non esiste, l’opera di un artista è sottoposta a un ingiustificato processo di autolegittimazione derivante da tutte le stronzate che il suddetto artista ci costruisce attorno. Più l’artista è convincente nell’infilare stronzate una dietro l’altra, più critici e galleristi saranno disponibili a tenergli il culo al caldo. Per carità, ci vuole un’enorme preparazione per fare una cosa così, le fondamenta della ricerca artistica contemporanea – come del sentimento di superiorità da essa derivante – sono infatti la cultura e la conoscenza teorica nel senso più ampio che potete immaginare, l’ignoranza non è assolutamente ammessa, anzi è il primo strumento di sottomissione usato in questo ambiente, ma questa a dire il vero è una cosa buona e giusta.

Ovviamente le opere entrano in contatto con una variegata massa umana che formula dei giudizi in merito, ma ciò risulta assolutamente irrilevante in quanto “l’arte è troppo colta e complessa per il popolo, che da un lato non è disposto a dedicarle il tempo necessario per comprenderla, e dall’altro difficilmente disporrà degli strumenti per farlo, quindi ha SEMPRE torto”.

A questo punto è utile capire di che cosa sto parlando. L’installazione di Dominique Gonzalez-Foerster alla Tate. Questa:

Ora, io ho un’opinione in merito che non è esattamente positiva. Però non importa, anche perchè a me piace avere uno sguardo su quel mondo lì sempre tendente al “E questo ammasso qui con quale copia-incolla linguistico-socio-filosofico me lo giustifichi?”. Ma è divertente vedere come un lavoro sinceramente poco interessante dal lato della ricerca artistica, come dal lato della riflessione sul luogo che lo ospita [due punti che la Dominique dice basilari nella sua opera], sia senza se e senza ma giustificato dalla sola spiegazione che la creatrice ne da. Capito? Cioè, in quel mondo se una cosa ti è stata commissionata verrà esposta, indipendentemente dal giudizio di chiunque, perchè non ci potrà mai essere una parola definitiva su quello che hai fatto, anche se è palesemente poco significativo. Perchè è arte.

Non so se sto dicendo che è giusto o no, davvero non ne ho idea. Probabilmente è nell’ordine delle cose e va semplicemente bene così, tutto considerato.

Vengono comunque messi in scena fugaci teatrini in cui si chiede l’opinione ai visitatori, così da poter infilare a caso un po’ di “uomo medio” che ci sta sempre bene, ma utilizzando piccoli trucchi atti a dimostrare la loro inferiorità culturale e conseguente non comprensione. Prendiamo queste mini-interviste:

“Members of the public took a different view. “What a load of rubbish,” said Nathan Wilson, a physiotherapist from London. “What am I doing working for a living?” joked Brian Rice, an accountant.”

” Nor was Ewan Fergusson, a retired diplomat, any more impressed. “I would rather look at Henry Moore’s shelter drawings,” he said. His wife, Sara, mocked the “slightly tiresome notice” that explained the work to bemused visitors.”

Ecco, in tutti questi casi al posto della professione potete tranquillamente leggere “motivo per cui in realtà questo individuo non è in grado di comprendere l’opera, ed è quindi totalmente irrilevante.”

Va bene così ovviamente, d’altronde l’installazione un suo senso ce l’ha, se avessi un figlio di 8 anni per esempio, ce lo porterei con un approccio tipo Italia in miniatura, per spiegargli più realisticamente certe cose del mondo:

“- mamma, che cos’è quel ragnone?

– oh, è la riproduzione di un’opera di Louise Bourgeois tesoro, un’artista molto famosa che staccava metaforicamente i pisellini degli uomini e li metteva un po’ qui e un po’ lì, a volte li appendeva, a volte li ammassava…a seconda…”

“- mamma, mamma, e quelle figure tenute insieme da dei fili?

– oh, tesoro, quella è solo la parte meno interessante del lavoro di Nauman che la signorina potesse citare!”

“- e mamma, dimmi, questi libri?

– caro, queste sono tutte cose che leggerai da grande per darti un tono e imporre la tua superiorità sul prossimo. Te l’ha insegnato mamma no, che se sai più cose hai diritto di guardare gli altri bambini con sufficienza? Fai lo sguardo di sufficienza a mamma…”

La Differenza fra Me e Voi è che Io so Dove vivo e Cosa mi conviene fare – o non fare – in certe Situazioni, Voi invece siete Tutte Stupide Oche e Io vi disprezzo.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 10, 2008

Un post poco spiegato e un po’ sentimentale.

Ci sono le Invasioni Barbariche e c’è un simpatico salottino in cui si parla di Paura. Ora. Già Milano mi fa schifo, già le gente che ci vive mi sembra di una PRESUNZIONE NELLA MEDIOCRITA’ IMBARAZZANTE, se poi mi fate il video con le signore bionde che si sentono perseguitate dai drogati stupratori, proprio mi fate venire quel prurito lì di impacchettare le mie cose e mollarvi al vostro vicendevole spidocchiamento. Speriamo accada presto. [io vorrei che non ci fosse bisogno di questa parentesi, ma siccome qui non si vede l’ora di dimostrare al prossimo che è cretino, io preciso: si, lo so che i casi umani nel video rappresentano l’enfatizzazione del problema funzionale alla discussione di cui dopo].

In Emilia le signore di una certa età si fanno castano mogano, in Lombardia invece sono tutte biondissime.

Nella mia testa tutto ciò ha un significato ben preciso che si ricollega al carattere di un posto e della gente che se l’è scelto come casa, ma è una teoria ancora in stato embrionale, insomma mi manca l’aggancio logico in senso stretto, però lo cerco molto, e vedrete che prima o poi lo trovo.

Il Senso dell’Economist per le Cose.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 9, 2008

Breve analisi della situazione economico-finanziaria mondiale, con un sottile accenno al senso di fragilità e disorientamento insito nella contemporaneità.

Let’s get in Step with the Guy that’s Hep.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 5, 2008

Hey, gente splendida, lì a lato c’è linkato questo:

> The Living Room Candidate – spettacoloso: un archivio degli spot delle campagne presidenziali americane dal 1952 a oggi. Fra l’altro si può navigare in diversi modi, scegliendo l’anno, il tipo di spot, la tematica di riferimento ecc…appunto, spettacoloso.

Poi non dite che non ve n’eravate accorti.

Rivalutazione del Metodo “Ammazzarli a Sprangate” come Antidoto alla Paura socialmente indotta.

Posted in Senza categoria by sarah on ottobre 3, 2008

Come tutti gli esseri umani, io ho Paura.

Sì, insomma, fin’ora non l’ho detto apertamente, perchè sapete, si fa fatica ad esporre le proprie fragilità, si ha sempre voglia di sembrare forti, e così si finisce per tenere questi sentimenti chiusi in fondo a se stessi, coltivando la fatua illusione di riuscire a superarli. Però poi ho capito che non è così! Cioè, la Paura sociale non è più una vegogna, il sintomo di un animo troppo debole e influenzabile, no, ‘sticavoli! La Paura è il minimo comune denominatore di noi tutti esseri umani contemporanei che viviamo in società complesse e in continuo mutamento, la Paura ci accomuna tutti, attaccati alla florida mammella della Paura siamo tutti fratelli, e allora, dico io, perchè nascondersi?! Che poi sono anche una donna, più facile di così! Sono geneticamente programmata per esprimere insicurezze e ricercare protezione nei maschi della mia specie, mi chiedo come mai non mi sono liberata prima!

Fra l’altro con questa cosa della Paura ho notato che è facile farsi un certo seguito, e di conseguenza ottenere cose, mettere a posto certi individui. Sì perchè è brutto guardarsi intorno e non vedersi rappresentati nel proprio paese, sentire questa gente che parla una lingua a te estranea, che non capisci, questi esseri umani incerti che si aggregano fra di loro e tramano alle tue spalle, e tu non sei mai certo di quello che faranno, fin dove si spineranno, insomma, la vecchia-cara domanda “Di questo passo, dove andremo a finire?!”.

Bè, insomma, dicevo, ho notato che esponendole le proprie Paure non solo si trova una certa rassicurante empatia sociale, ma spesso si viene addirittura ascoltati! Quindi lo dico, io di questi ho una gran Paura:

Vedete cosa potete farci. [Io sono per il pugno duro, li attiriamo in un angolo buio con un cosciotto d’agnello e qualche minorenne finta prostituta e li fracassimo di sprangate. E che lo dicano ai loro amici che qua noi non si scherza un cazzo.]