S/H

Splat.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 11, 2008

L’han già detto tutti, e lo dico anch’io, ‘ste Olimpiadi, che pena. Che pena e che perfezione, tutto insieme. Una tempistica generale tanto accurata da sembrare un dispetto. Che tutto sommato bastava non farle in Cina. Bastava scegliere un paese democratico, no? Ma poi, non era una di quelle regolette implicite, una di quelle cose che non ci sarebbe neanche bisogno di dirle, che insomma, ma ti pare che si va a fare una cosa come l’Olimpiade in un paese sotto dittatura? Che la si va a legittimare e a benedire e a farle far la prima donna quando ci son tutte quelle cose schife lì?

Che perfezione la tempistica della guerra in Ossezia. M’avevan detto che in Grecia si fermavano le guerre, quando c’erano le Olimpiadi. Ora, io lo so che quelle antiche sono un’altra storia, che sembro anche un po’ ingenua a buttarla giù così, ma sono semplicemente stupita da tanta perfezione. Nella contraddizione. Non è la prima volta che l’evento incontra congiunture poco affini al suo sinificato originale, ma questa volta tutto sa di sublime metafora, tutto sembra rientrare in uno schema ordinato che in assoluta logicità si compie…nel ’72, per dire, era tutta un’altra cosa, nel senso che il Massacro è stato uno shock, un trauma inaspettato, mentre questa guerra, questo spiacevole contorno [solo contorno questa volta, a Monaco fu il piatto forte, differenza notevole] ha un sapore quasi familiare, ha il sapore che ci si aspettava, è solo l’ennesimo alberello secco abbattuto dalla valanga Olimpiade nella sua discesa inesorabile verso un dirupo a strapiombo sul nulla più muto. Intendiamoci, non sto parlando del conflitto in sè, questa come tutte le guerre, è carica di una tragicità umida e spiazzante, e lascia in balia di quell’incredula disperazione tipica dello sguardo di noi che faccia a faccia con la deformazione così veloce e grottesca di luoghi, volti, cose, sappiamo solo di non capire…però ora io parlo della guerra rispetto al suo opposto, il mega-carnevale olimpionico, ecco, in questo contesto il tutto sembra scorrere lungo un binario già da tempo costruito, che porta sì verso un’inevitabile deterioramento, ma con un anadamento tanto armonico e prevedibile, che nessuno ormai si spaventa a vedere viti e bulloni schizzare via nel tragitto.

La pena poi è nella colata di polemicume rancido e innocuo che va a sbordare da ogni dove proprio mezzo secondo-mezzo prima dell’inizio. Un blob di robaccia indistinguibile mezza Serif, mezza Arial, qualcosa anche in Courier New, che s’aggira lenta recitando cose a caso tipo “Tibet-inquinamento-ritiro! ritiro! no, dai…c’erano un inglese, un francese e un cinese….-Censura?! Nuooooo-lapislazzulo”, con tutte le paroline che avanzano mollemente, strette strette come in un vermone nerastro, e passano inosservate fra i cinesi che pacatamente girano la testina lucida, concedono uno sguardo di sufficienza, e poi semplicemente si scansano. Tanto lo sanno che quella bestia lì non arriverà da nessuna parte, lascierà giusto qualche detrito un po’ antiestetico sulla superficie perfetta del loro fantoccio in porcellana e tessuti pregiati, ma niente che che non si possa nascondere con un po’ di entuasiastica voglia d’indifferenza.

La pena e la perfezione sono nella splendida cerimonia d’apertura, con tutti gli omini sincronizzati come formiche, artisti non solo fautori, ma anche componente fisica della loro maestosa opera d’arte, prima concentrati e tesi come seta, e poi felici, di una felicità che in pochi possono provare da adulti. Un oggetto splendido, ma vistosamente bacato da quella lacuna. Quel fare ancora finta di niente, con sfacciata eleganza. Gran tristezza.

Ancora pena, infine, perchè mi si costringe a imbastire discorsi tipo “eh, ma alla fine è proprio tutto, solo una questione economica…”, perchè la retorica la vince sul dibattito, sulle opinioni. Non c’è niente da valutare, le frasette sterili sbandierate tante volte in situazioni di circostanza, si prendono la rivincita e si ergono a verità assoluta, incontestabile, il punto d’arrivo di ogni riflessione.

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  1. […] rispondo nei commenti degli altrui blog, però qesta volta avrei davvero esagerato. Perciò la Kikka ha detto questo e io ho partorito […]


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