S/H

Redini da riprendere.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 30, 2008

Allora, risistemiamo i pezzi.

1. Per chi non lo avesse capito il post Black Poetry lo ha scritto Bebo mentre io ero in vacanza.

2. Chi non ha capito che il post Black Poetry lo ha scritto Bebo evidentemente non legge i commenti di questo blog. Male, nei commenti viene spesso tenuto un altro blog, molto più 2.0 e molto più divertente di questo.

3. Io Concita non l’ho mai trovata particolarmente brillante. Proprio mai. E ha sempre suscitato in me una certa antipatia, proprio per questo fatto che non la trovo brillante. Comunque quando ho letto del suo nuovo incarico mi è subito tornata alla mente una puntata dell’Italia sul 2 con ospite il solito Biavardi: il direttore più spargi-figa del paese se ne doveva essere uscito per l’ennesiama volta con qualche affermazione candidamente maschilista, facendo così credere a tutti che la sua compagna ideale fosse una stupidotta cuoci-torte con chignon e scarpe Prada. A questo punto, per amor di dibattito, mi sa’ che qualcuno gli ha chiesto di fare il nome di una donna intelligente e professionalmente affermata da lui apprezzata. Biavardi, messo alle strette, tirò fuori proprio Concita De Gregorio: “mha, per esempio mi piace molto lo stile della De Gregorio, scrive bene, ed è sicuramente una donna intelligente….“. Inizialmente mi sono chiesta cosa avrà pensato Biavardi della nuova veste da dirttore dell’Unità della sua Concita, chissà, ci sarà rimasto quanto meno maluccio, son delusioni…poi ho riflettuto dalla parte opposta, e mi son detta che per spiccare così fulgidamente nella lista delle donne-come-si-deve di Biavardi, per forza di cose si deve essere quanto meno poco incisive. Nel senso, da una parte Biavardi, e dall’altra l’Unità…come incastrare in cubo nel buco per il cilindro. Insomma, che lui è un poveretto siamo tutti d’accordo, ma anche dall’altra parte mi sa che di guizzo ce n’è poco.

3. Quando succedono certe cose io non capisco mai bene qual’è il punto. Cioè, la copertina falsa di Vogue con Sarah Palin, se era vera, qual’era il punto? Che una candidata vice-presidente USA posa per un giornale di moda, o che basta un ventilatore e una canottierina dell’Oviesse per far diventare una candidata bla bla piuttosto figa, tipo come nelle commedie college con la quattrocchi che sembra non figa, ma poi invece è figa, e tutti rimangono “oooohhhh”? E in entrambi i casi…insomma…e allora? Comunque, alla fine ovviamente era tutta una presa in giro, e il punto lo si è trovato nell’ingenua incompetenza dei soliti giornalisti. L’importante è trovarlo, il punto.

4. E comunque Sarah Palin non sarà vicepresidente, quindi chissenefrega e chissene sarebbe dovuto mai fregare. A parte Ferrara. Che per certi versi somiglia sempre di più a Guzzanti.

5. Ebbene sì, ho comprato l’ennesimo servizio di tazzine da caffè.

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Mollatemi.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 29, 2008

Torno ora da 13 giorni spagnoli, 13 giorni di Madrid, Malaga e Granada.

Ora, diciamo che fino a quest’anno le mie vacanze sono sempre state splendide, le città che mi ospitavano mi lasciavano basita sempre in un modo diverso, chessò, dici Budapest e ricordi le stradine storpie intrise di misticismi fuori moda; dici Barcellona e pensi che hai pensato fosse la città più perfetta del mondo, con mare, metropoli, e architetture sinuose tutto insime, spettacolo; dici Londra e dici che hai già detto abbastanza; dici Monaco e pensi che è stato il tuo primo viaggio sola con le tue amiche, e per forza di cose…potrei tirare fuori un sacco di sapori intensissimi da queste e altre mete, potrei mettermi qui e spremere il mio da tutti i posti in cui sono stata, giuro, non c’è un secondo di quei giorni che non ricordi con profondo affetto.

Ma quest’anno. Quest’anno è cresciuto un po’ così, con le dita storte. Insomma, un po’ abbiamo sbagliato noi, un po’ le coincidenze avverse, giuro, sembravano proprio sfiga bella e buona, roba da convertirsi alla setta di quelli che “il destino uuuuu…”, e un po’ mi si sono chiarite certe cose su quel paese. La Spagna.

A Madrid, la capitale della Spagna, nessuno parla inglese. Cioè, nessuno. A Madrid, in calle Alcalà [10 minuti a piedi dal centro], il sabato mattina alle 8.30 non c’è un bar aperto nel quale poter fare colazione. A Madrid, sinceramente, c’è davvero poco di bello, quasi nulla ha personalità, le strade a volte sembrano un susseguirsi di possibilità di svago e ristoro offerte ai turisti internazionali per riprendersi dalla lobotomizzante esperienza del visitare nulla. A Madrid Velàzquez si lascia guardare come un nano da circo, e la stanza del Prado col Saturno che divora il figlio sembra l’unico luogo emozionante di tutta la città.

A Malaga il mare fa schifo, la città è sporca, e la visione orrenda del porto deturpa il paesaggio in maniera abberrante. Ciò nonostante il turismo è fiorente, la gente ci fa le vacanze, gli spagnoli ci si divertono un casino e i punkabestia veneti ci aprono ostelli. Eppure. Gli stabilimenti marittimi sono disorganizzatissimi. Non esiste l’idea di fidelizzazione per cui magari ti prendi il lettino lì per tutta la settimana. Quelli che ho chiamato stabilimenti in realtà sono ristoranti che aprono solo dall’ora di pranzo, quindi se alle 10 del mattino vuoi un caffè o vuoi andare in bagno semplicemente non puoi. Di cabine e comodità del genere dubito ne abbiano mai sentito parlare. Dopo l’una di notte trovare una bottiglia d’acqua non è per niente facile. Inglese, di nuovo, zero.

Granada è davvero bella, sicuramente un posto da vedere.

Insomma, io me la sono fatta un’idea della Spagna, e adesso non mi fregate più con la storia di quanto sono avanti, di quanto crescono, di quanto fra un po’ ci superano. Perchè quello che ho visto io è che non c’è voglia di prendere i soldi neanche se glieli lanci addosso. Quello che più mi ha fatto innervosire, specialmente a Malaga, è questo potenziale mollato lì così, la possibilità facile facile di produrre 10 volte tanto neanche presa in considerazione. Io giravo per la città e pensavo intanto alla Riviera Romagnola, a tutto quello che si può fare per far fruttare al massimo una località turistica, e mi mangiavo le mani per loro, loro che stanno chiusi fino a mezzogiorno, che si pranza alle 3 e prima delle 9 non si cucina. Loro che l’offerta è quella, per tutti, dalla 20enne clubber, al 90enne rinsecchito, alla famiglia di 4 persone, tutti si prende il lettino a 4 euri al giorno [tutti i giorni dell’anno] per persona [che poi è un cartello, nemmeno ci provano a competere], e si fa il contratto di giorno in giorno, tenere un calendario di prenotazioni non se ne parla neanche.

Hanno i soldi sotto il neso e nemmeno la voglia di allungare il braccio per prenderli. Questo è.

Quindi MOLLATEMI. Mollatemi coi pipponi spagnoli, mollatemi con gli Erasmus, coi Leonardo, coi diritti civili e con tutto. Perchè ora ho capito, ho capito che Barcellona è un mondo a parte, ho capito perchè la Catalogna vuole l’autonomia, ho capito insomma che la maggior parte del paese è ben lontana dalle grandi rivoluzioni economiche, dalla vivacità degli alti profitti, semplicemente non ne è in grado. Perchè non è la base a fare difetto, ciò che disperatamente manca è la capacità di organizzare e spremere al massimo una situazione favorevole, la voglia di lavorare come schiavi di se stessi per creare quei piccoli ma fertilissimi regni che sono i “Bagno Gino n. 37” o gli “Hotel Belvedere”. L’idea di essere lì per dare tutto il possibile al cliente, essendo flessibili alle sue esigenze.

Poi ci sono le eccezioni, c’è il ristorante Escribano che ci ha coccolate e fidelizzate, sono stati adorabili come poche persone in questa vacanza, davvero poche.

Ma forse mi sono addentrata un po’ troppo nel discorso malaghese, e magari adesso pensate che giudico un paese intero da un a cittadina di mare. Allora facciamo che chiudo tornando su quella che per me è veramente la prova definitiva del mio ragionamento:

SE A MADRID, IN CALLE ALCALA’, DI SABATO MATTINA ALLE 8.30, IO SONO L’UNICO ESSERE VIVENTE A CIRCOLARE, E NON RIESCO A TROVARE UN BAR APERTO NEL QUALE FARMI UN CAFFE’, BE’, MI DISPIACE, MA NON C’E’ SPERANZA.

Black poetry.

Posted in Senza categoria by bebo on agosto 19, 2008

Giuseppe Puglia è nato a Napoli ma risiede da sempre a Portici.

Alla sua città adottiva (ma  dove realmente è nato) ha dedicato due poesie in dialetto e un racconto di di cui vedrete per il momento la copertina (perchè ancora inedito) nella pagina dedicata.

Legato al suolo su cui ha visto la luce, come un albero ha le sue radici, vive ancora in quello spazio di terra su cui nei vari passaggi del tempo si sono avvicendati i vari siti abitativi da quelli descritti nel racconto a quelli attuali di case moderne.

Oggi andiamo alla scoperta dell’opera letteraria e musicale di Giuseppe Puglia:

Il poeta

Il poeta, l'artista, il carismatico

Non si conosce bene il percorso artistico del Puglia, tuttavia si viene presto a conoscenza dei suoi premi e dei suoi stimati mosaici (purtroppo non è possibile avere immagini più grandi):

1° e 2° classificato nel torneo amatoriale di calcetto indoor campionati 68/69 e 71/72 (purtroppo non è riuscito nell’impresa di ripetersi).

1° e 2° classificato nel torneo amatoriale di calcetto indoor campionati 68/69 e 71/72 (purtroppo non è riuscito nellimpresa di ripetersi)

Un raffinato diploma stile pergamena di un qualche concorso di scrittura medievale. Opera di cui uno come Philippe Daverio non potrebbe fare a meno se solo ne venisse a conoscenza (dedicando una puntata monografica al Sommo Poeta Puglia).diploma di scrittura medievale

Pappagallo.

Ma forse la manualità e l’estro del Nostro vengono rappresentati al suo massimo qui:

Una appliques in ceramica, metallo e vetro dipinto che segna il distacco dalle opere moderniste per lasciare spazio alla ricerca e alla scoperta del post-modernismo, dell’uomo macchina e della supercazzola brematurata. Puglia raggiunge vette inesplorate nella produzione dell’italico design, ricevendo anche telegrammi da illustri pensatori come Sottsass, Piano, Pininfarina e Gambadilegno Pietro.

Ma un poeta non è tale, appunto, se non produce versi, e il Puglia è forse l’espressione massima della mediterraneità cortese, del sentimento puro d’amore verso la propria terra e verso la città che l’ha allevato tra i propri seni, le coscie calde e la mozzarella. Il Puglia per ricongiungersi ai figli abbandona una Napoli ormai sterile di passioni, bruciata nell’anima e dedica alla città del Vesuvio parole amare:

Terra di dolce canto e di armonia,
ancora oggi c’è chi dice: “addio”
e presa la valigia di cartone
con gli occhi gonfi deve salutare
quel natio suolo dove vide luce.
Napoli maledetta e paradiso,
oggi è mio quel viso amaro
che a sessant’anni deve dirti addio
perché ai tuoi figli come in novecento
togli la gioia del viverci felice.

Puglia canta alla propria città il proprio dolore ma giustifica ad essa il perchè di tale dipartita, una separazione consensuale perchè ella, Partenope, conosce bene ciò che vuol dire abbandonare per dare libertà.

Raggiungo i figli nati e poi lasciati andare
per vivere, perché qui nulla poteano,
a me togli la gioia di morire
su questa suolo e fra la mia gente,
costretto a scegliere se restar qui solo,
o godermi figli e nipoti lontani dal mio cuore.
Scelgo l’esilio e quelle mie radici
estirpo con la forza che mi resta.

L’abbandono dell’amata tuttavia non può essere lenito da ragioni -seppur nobili e profonde- ed il Puglia lo sa bene, ed è per questo che apre le porte del suo cuore rivelando una sensibilità senile che si ricongiunge a quel periodo della vita, proprio di ciascun uomo, in cui si versavano lacrime notturne.

Quanto mi mancherai nemmeno sai,
e quante notti bagnerò il cuscino
come un bambino a cui togli la mamma.

E conclude donando ciò che meglio sa fare.

Scrivo per te l’ultima poesia,
Amara,dolce e crudele terra mia.

Puglia tuttavia non esprime il suo Dono solamente attraverso l’esplorazione della semantica classica dei versi, egli sperimenta anche. E così in un impeto di ermetismo rivoluzionario, certamente ispirato da quel 4’33” di John Cage e dalle Variazioni Goldberg interpretate da Glenn Gould il sommo Poeta partenopeo ci regala anche l’untitled della propria collezione (formalmente conosciuta come nuova_pagina_7). Autentico guizzo di fulgore visionario.

Giuseppe Puglia da Napoli è una delle figure che dovremo tenere come riferimento per il futuro artistico della nazione. Ma vi lascio con una chicca, come il nostro maestro ci lascia nell’ultima delle sue pagine manoscritte: per chiunque volesse seguire le sue orme musicali qua potrà trovare ciò che fa per lui.

Spain. Again.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 16, 2008

Domani mattina parto, fra un po’ vado anche a fare la valigia, quindi tante buone cose a tutti e ci vediamo fra tipo due settimane.

[Intanto vi lascio da guardare il blog fotografico di Sang, che è bravo più di quanto pensassi, ma soprattutto è stato gentilissimo in diverse occasioni, e quindi spero davvero gli vada tutto come lui desidera perchè se lo merita, e magari, se anche a me va tutto come io desidero – ahahahahaha -, ci vediamo l’estate prossima.].

Il Principe cerca moglie.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 14, 2008

Diciamolo: è stupendo. L’ho rivisto ieri, in prima serata, nella televisione in salotto, proprio come quando me lo vedevo da piccola, che non si scaricava, non si avevano 3 televisori, veneravo con incondizionata felicità mio padre, e cose così. Vabbè, diciamo che per me certe commedie sentimentali americane degli anni ’80 sono capolavori di genere, veramente l’apice di quel cinema d’intrattenimento fatto per stare bene un po’ a tutti e che, magicamente e senza figa sovraesposta, ci riesce. Con una miscela [mai più rinvenuta dopo l’11 settembre] di estro comico, trama facile, ragazze carine, e giacche squadrate, ti imbastiscono un paio d’ore di tutto quello che puoi desiderare in quelle due ore, ovvero tranquillità comoda e divertente.

Eddie Murphy poi, che in quel periodo ancora non si faceva accompagnare da sceneggiatori cocainomani col mito di Ace Ventura e dei vestiti da donna in jersey, era divertente, il più divertente, un attore coi controcazzi, diciamolo anche questo. Cioè, anche adesso è bravo, solo che fa dei brutti film. Mica è colpa sua, il problema è che di ‘sti tempi il concetto di film leggero è andato un po’ smarrito, causa l’estremizzazione di quelle che ne erano le principali componenti. Insomma, la componente divertente è diventata un susseguirsi demenziale di situazioni del cazzo; la componente sentimentale viene principalmente espressa dal concetto “il protagonista maschile si innamora di una ragazza coi capelli lisci. Saprà che è quella giusta perchè si mostra apparentemente inacessibile, ma ama i gattini e va in giro stringendo al petto un’edizione di Orgoglio e Pregiudizio del 1876 con tutte le pagine gialle e rosicate dai ratti e la copertina in pelle di bisonte con intarsi d’oro, ergo nel suo profondo animo tutto da scoprire è dolce e mooooolto intelligente.”; e la componente di “saper fare qualcosa che avrò voglia di rivedere fra 20 anni” è andata in vacanza nel Regno di Tonga, dove è stato di recente incoronato il nuovo sovrano con una cerimonia degna di Zamunda. [vero questo. cioè, la parte sul nuovo sovrano di Tonga, non quella su Zamunda, perchè, insomma, Zamunda…non esiste…].

Se devo dirla tutta anche “Il Principe cerca Moglie” un po’ perde verso la fine, è che la storia fa il suo corso, si compie come tradizione vuole, e non c’è più tanto da raccontare; ma è bello anche questo, che non ci fosse quella mania scema di infilare teatrini posticci in ogni momento, che a un certo punto la trama si lascia andare e si conclude. E fine così. Rimarrà comunque nella storia la prima mezz’ora-circa della pellicola in cui Akeem è ancora a Zamunda, nel palazzo reale col suo servo enorme-canterino, le tipe coi fiori, e gli animali della savana che passano in giardino mentre parla col padre. Mi piace sì.

Splat.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 11, 2008

L’han già detto tutti, e lo dico anch’io, ‘ste Olimpiadi, che pena. Che pena e che perfezione, tutto insieme. Una tempistica generale tanto accurata da sembrare un dispetto. Che tutto sommato bastava non farle in Cina. Bastava scegliere un paese democratico, no? Ma poi, non era una di quelle regolette implicite, una di quelle cose che non ci sarebbe neanche bisogno di dirle, che insomma, ma ti pare che si va a fare una cosa come l’Olimpiade in un paese sotto dittatura? Che la si va a legittimare e a benedire e a farle far la prima donna quando ci son tutte quelle cose schife lì?

Che perfezione la tempistica della guerra in Ossezia. M’avevan detto che in Grecia si fermavano le guerre, quando c’erano le Olimpiadi. Ora, io lo so che quelle antiche sono un’altra storia, che sembro anche un po’ ingenua a buttarla giù così, ma sono semplicemente stupita da tanta perfezione. Nella contraddizione. Non è la prima volta che l’evento incontra congiunture poco affini al suo sinificato originale, ma questa volta tutto sa di sublime metafora, tutto sembra rientrare in uno schema ordinato che in assoluta logicità si compie…nel ’72, per dire, era tutta un’altra cosa, nel senso che il Massacro è stato uno shock, un trauma inaspettato, mentre questa guerra, questo spiacevole contorno [solo contorno questa volta, a Monaco fu il piatto forte, differenza notevole] ha un sapore quasi familiare, ha il sapore che ci si aspettava, è solo l’ennesimo alberello secco abbattuto dalla valanga Olimpiade nella sua discesa inesorabile verso un dirupo a strapiombo sul nulla più muto. Intendiamoci, non sto parlando del conflitto in sè, questa come tutte le guerre, è carica di una tragicità umida e spiazzante, e lascia in balia di quell’incredula disperazione tipica dello sguardo di noi che faccia a faccia con la deformazione così veloce e grottesca di luoghi, volti, cose, sappiamo solo di non capire…però ora io parlo della guerra rispetto al suo opposto, il mega-carnevale olimpionico, ecco, in questo contesto il tutto sembra scorrere lungo un binario già da tempo costruito, che porta sì verso un’inevitabile deterioramento, ma con un anadamento tanto armonico e prevedibile, che nessuno ormai si spaventa a vedere viti e bulloni schizzare via nel tragitto.

La pena poi è nella colata di polemicume rancido e innocuo che va a sbordare da ogni dove proprio mezzo secondo-mezzo prima dell’inizio. Un blob di robaccia indistinguibile mezza Serif, mezza Arial, qualcosa anche in Courier New, che s’aggira lenta recitando cose a caso tipo “Tibet-inquinamento-ritiro! ritiro! no, dai…c’erano un inglese, un francese e un cinese….-Censura?! Nuooooo-lapislazzulo”, con tutte le paroline che avanzano mollemente, strette strette come in un vermone nerastro, e passano inosservate fra i cinesi che pacatamente girano la testina lucida, concedono uno sguardo di sufficienza, e poi semplicemente si scansano. Tanto lo sanno che quella bestia lì non arriverà da nessuna parte, lascierà giusto qualche detrito un po’ antiestetico sulla superficie perfetta del loro fantoccio in porcellana e tessuti pregiati, ma niente che che non si possa nascondere con un po’ di entuasiastica voglia d’indifferenza.

La pena e la perfezione sono nella splendida cerimonia d’apertura, con tutti gli omini sincronizzati come formiche, artisti non solo fautori, ma anche componente fisica della loro maestosa opera d’arte, prima concentrati e tesi come seta, e poi felici, di una felicità che in pochi possono provare da adulti. Un oggetto splendido, ma vistosamente bacato da quella lacuna. Quel fare ancora finta di niente, con sfacciata eleganza. Gran tristezza.

Ancora pena, infine, perchè mi si costringe a imbastire discorsi tipo “eh, ma alla fine è proprio tutto, solo una questione economica…”, perchè la retorica la vince sul dibattito, sulle opinioni. Non c’è niente da valutare, le frasette sterili sbandierate tante volte in situazioni di circostanza, si prendono la rivincita e si ergono a verità assoluta, incontestabile, il punto d’arrivo di ogni riflessione.

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Posted in Senza categoria by sarah on agosto 8, 2008

Allora. Io a tutti voi che mi leggete, mi sbirciate, passate e basta vi voglio tanto bene, però c’è una cosa che un po’ mi spazientisce, cioè, niente di grave, però insomma, ve lo faccio presente.

Il mio mini-blog nel blog…

La colonnina di destra…

Quella che adesso si chiama Selezione…

Ecco, quella non è come il tempio delle stronzate-a-caso-ripescate-dal-2005 di Corriere.it, non è che ci butto dentro tutto il fuffame che trovo nel web, non sono i saldi di H&M, quella è una SELEZIONE, cacchio! Vuol dire che se trovo una  cosa che ritengo devvero meritevole [*] ce la metto, altrimenti no, nessuna pressione da aggiornamento, solo cose che secondo me vi fa piacere vedere. Quindi vedetevele! Perchè non vi fidate di me?

Che poi, voglio dire, sarà ben meno fatica cliccare sulla foto di 3 deficienti che fanno YMCA con un Cristo in croce, che non leggersi i miei post estivi e lamentosi…cioè, ovvio che li dovete leggere i post lamentosi, però dovete anche guardarvi i link a lato. Ecco. Lo dico per voi. Perchè vi voglio bene.

Bacini.

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[*] la maggiore o minore meritevolezza è definita secondo i seguenti criteri: “intelligenza applicata con brillante stupidità”, “creaività concretizzata professionalmente”, “redicolaggine inconsapevole”, “bellezza e basta”. A questi criteri se ne potrebbero aggiungere altri in qualsiasi momento.

…è perchè, a Forza di ragionare con così poche Vocali, poi, cioè, ti si fotte il Cervello…

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 4, 2008

Qualche sera fa si è scherzato un po’ con Bebo sulla storia del russo che si è costruito il castello di legno. Due parole veloci a dire il vero, che neanche mi ricordo cosa si è detto, comunque a un certo punto io me ne sono uscita con una battuta cretina sulla spigolosità dei nomi slaveggianti, tirando fuori che [non so, non mi ricordo, non voglio ricordarmi come] magari c’era un collegamento fra l’architettura pazzoide e l’esiguo numero di vocali nel cognome del russo.

Oh, vuoi vedere che avevo ragione…

[più lo guardo il nome di quello lì, meno riesco a capacitarmi di quante poche vocali ha…]

Il.Mio.Amore.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 4, 2008

Questo è il post di Cecilia in cui si parla del 2 agosto e di una certa indifferenza che mi spezza il cuore.

E’ che Bologna è per me l’amore che più di tutti mi ha coccolata e cresciuta; fin da piccola mi ci sono sentita accolta quando avevo bisogno di un abbraccio rassicurante ma mai sarei riuscita a chiederlo a qualcuno o, ancor peggio, a spiegarlo; si è fatta calpestare ogni volta io lo volessi, si è lasciata conoscere in ogni suo aspetto, non c’è angolo buio che mi abbia nascosto. Ha saputo tranquillizzarmi e avvolgermi in un’intimità speciale e irripetibile.

E’ una delle cose più care che ho, e sentire che c’è chi ha voglia di fare shopping nel giorno in cui tu ricordi il più devastante lutto del tuo grande amore, bè, fa abbastanza male.

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Spassionata Ammissione di Inefficienza.

Posted in Senza categoria by sarah on agosto 3, 2008

Fa caldo e si sta male. Male davvero, almeno io, che ieri tornando a casa neanche ci credevo a quanto assente da me stessa ero, nonostante l’abitudine a certe lunghe camminate nel sole, con la radio nelle orecchie. Pensavo di crollare per la strada, e invece no, sono crollata sul letto fra mal di testa e crampi allo stomaco. Più che altro mi girano le palle perchè non riesco a fare niente. Insomma, niente di degno.

Ho comunque ripreso le redini di me stessa e mi sono fatta scariolare in giro alla ricerca di un nuovo Nokia [dopo l’agoniata morte di un vecchio esemplare da sempre troppo sofferente. Non aspettavo altro.], con mio padre che come al solito finge di non capire…

[ – Pa’, mi serve un nuovo cellulare.

– Perchè, cos’ha quello vecchio?

– E’ morto.

– Ah. (sguardo tranquillo, sembra tutto molto semplice, ma nel suo profondo sa di non aver colto qualcosa.) Bè, vai allora…

– No, cosa vado dove? Come ci vado senza macchina? mi devi accompagnare…(spazientita, perchè lo sa fin troppo bene quanto mi scoccia chiedergli passaggi e non potermi arrangiare, però mica potevo fare altro…)

– Ah. Vabbè. Più tardi andiamo.]

Ce l’abbiamo fatta, ho quindi un nuovo cellulare, che è poi un 5300. col vestitino bianco e grigio. E un sacco di numeri da recuperare.

Ho anche visto Il Cavaliere Oscuro [sabato sera al cinema, a volte capita grazie a dio, che avessi dovuto fare qualcosa di più impegnativo non so come ci sarei tornata a casa.], con K che, con tutto l’affetto di questo mondo, è lo spettatore più maledettamente rompicoglioni sia mai capitato al mio fianco [“no, ma spiegami, ma l’altro come ha fatto a fare quello, e il cinese (?) dov’è finito, ah, ma è l’attore che fa Jocker quello morto! ma lui non era morto? ah, ma lo aveva fatto apposta…ma allora chi era morto?]. Mi è piaciuto molto. [volevate mica una recesione, vero?]

E comunque continua a fare caldo e…insomma…pensavo, che questa cosa dell’estate, sì, ecco, io ne avrei già abbastanza. Sono a posto così, se vi può interessare. Si potrebbe passare oltre per quanto mi riguarda.

Vabbè, mi faccio forza, che fra un po’ ci vado pure io in vacanza, sempre al caldo, ma almeno in vacanza. Quindi tiro dritto e mi trascino in queste asfissianti giornate senza troppe pretese, che tanto a questa temperatura nulla può essere interessante, nulla può farmi brillare gli occhi, nulla può punzecchiarmi i pensieri.

A parte questo post, ovviamente.