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Mi.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 24, 2008

[Milano for Zombies.]

Quando la malinconia fa capolino, e tu fai finta che no, ma poi fai una cosa che a istinto te lo senti che ti affonderà, già la gola comincia ad annodarsi, però sei stanca e poco vigile, e vai avanti per la tua strada.

Era già da un po’ di settimane che Milano for Zombies mi si riproponeva ad ogni accensione, sempre uguale, sempre nello stesso angolino della scrivania, sempre lì, e già senza aver letto una parola mi metteva una certa ansia. Fatto sta che è passato del tempo, che di leggerlo non ne avevo proprio voglia, un po’ perchè ero ancora incastrata in quella città, e tutto volevo meno che sentirmi raccontare quanto amara è, un po’ perchè davvero me lo sentivo che mi avrebbe affossata.

Comunque oggi, dopo qualche ora di scrittura e quant’altro in quello che è ancora uno dei luoghi in cui sto meglio al mondo [se non quello dove sto meglio in assoluto], ho comiciato a rendermi conto di una certa perdita di lucidità, ero insomma al punto in cui ancora riesci a produrre riflessioni vagamente degne, ma mai potresti trovare le forze per metterle insieme in qualcosa di sintatticamente strutturato. Ho quindi deciso che dovevo staccare un attimo. Mica facile. Provo con le cuffie ma dopo un paio di minuti, risucchiata da una spirale di inerzia, mi è venuto naturale cercare qualcos’altro da leggere. E’ stato allora, in quel momento di debolezza, che le 30 pagine per finta di Milano for zombies mi sono sembrate la soluzione a portata di mano. La vocina che mi diceva “meglio di no per adesso” c’era ancora, ma io in quel momento non sentivo più neanche le dita muoversi sul pad, figurati le vocine.

Quindi ho cominciato a leggere. E a questo punto tutto scorre un po’ da sè, nel senso che dalla prima all’ultima parola mi son trascinata dietro una zavorra opprimente di malinconia, tristezza e repulsione, e più proseguivo più il peso aumentava, un po’ per la fatica, un po’ per un reale aumento volumetrico di quei sentimenti lì.

Potevo fermarmi, ma in realtà assolutamente no, una volta che ci sei dentro ci arrivi in fondo, eccheccavolo. Intanto nella mie orecchie i Broken Social Scene diventavano i Calla senza che io neanche me ne accorgessi, o meglio, me ne sono accorta, ma solo in qualche remoto anfranto del mio cervello, una sensazione strana. La verità è che avrei dovuto rifiondarmi fra le braccia de L’Amore al Tempo del Colera, non era proprio il momento per un racconto metropolitano.

Che dire, che Milano for Zombies è ben scritto, naturalmente, e si porta dietro quel sapore lì di Milano amarognola, grigia, con tante pretese e la sensazione costante di essere sempre-comunque-nonostante tutto un passo indietro. Mi viene in mente quella frase delle Città Invisibili: d’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”, ecco, secondo me Milano non risponde alle domande di nessuno dei suoi abitanti, semplicemente se li incolla addosso costringendoli a forza di stimoli, opportunità, promesse. Uno ci si ritrova invischiato e piano piano si ricostruisce la vita lì, che ogni giorno sono nuove ansie, nuove soddisfazioni, nuove cose da fare o da sperare, e chi se le ricorda più qual’era la domanda. O almeno, se mi ritroverò a vivere stabilmente lì prima o poi [cosa piuttosto probabile], per me sarà così.

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