S/H

1, 2, 3, 4 [tell me that you love me more]

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 10, 2008

Ne ho sempre avuto il sospetto che tutto sommato le persone volessero solamente un sacco d’amore. E no, non sto parlando di amore in generale, di Amore quello universale che ci assorbe tutti, di amore quello della famiglia, degli amici, che quando sei giù, quando non và, hai una spalla sulla quale piangere; non sto parlando delle persone importanti, quelle che ci sono sempre, per tutta la vita, che sanno come sei e anche se sbagli sono lì, no, non l’amore dei figli, bravo chi sa com’è.

Ma comunque si fa finta di niente, giusto? Un po’ perchè uno poi comincia a non sapere più dove mettere le mani, e ci si sente come maldestri, un po’ perchè è talmente scontato che ribadirlo pare serva solo a rimanere sempre più nudi e sempre meno fascinosi, e chi le vuole le insicurezze di un altro quando se ne hanno già tante per conto proprio?

Però una volta mi è capitato di dire una cosa, che neanche intendevo quel che sembrava, e ancora non mi spiego com’è potuto accadere, ma nel giro di pochi secondi tutte le persone intorno a me [e non erano poche, essendo io nella piazza principale di una grande città], dicevo, tutti hanno cominciato improvvisamente a togliersi i vestiti, si spogliavano con una foga impressionante, che pareva proprio non vedessero l’ora di ritrovarsi scoperti e impotenti, pronti per qualsiasi cosa li potesse scalfire, far a pezzi, mangiarseli vivi. Facevano paura a vederli, paura per l’impotenza alla quale andavano incontro, perchè ormai era impossibile proteggerli, sembravano proprio destinati ad uno schianto violento, di quelli dal sapore metallico, con sangue e frattaglie sparsi disordinatamente come fiori selvatici.

Una volta denudati di tutto, vesti, ricchezze e vergogne, questi cominciavano a correre in giro maldestramente, come criceti drogati, farneticando cose che non capivo…sgambettavano in qua e in là, ogni tanto si fermavano increduli a fissarmi come commossi o…non so…riconoscenti per quello che avevo detto, io li riguardavo stupita, e loro scuotevano un po’ la testa e poi ricominciavano a correre. Si disperdevano senza  logica, e solo quando si ritrovavano sfiancati da tutto quel dimenarsi cieco, solo allora cercavano un posto per fermarsi, e a quel punto si piantavano al suolo con gambe e braccia aperte e strillavano come matti, strillavano cose sulle loro storie, di quel che desideravano, strillavano del vero e della sincerità esposta senza timori. Strillavano disarmati come bambini, che mi sarei data via la vita per fargli avere quello che volevano con tanta disperazione.

All’inizio mi ci perdevo un po’ in tutti quegli schiamazzi e in tutto quel bramare, il caos mi aveva completamente investita e mi ci volle del tempo per ritrovare lucidità. Calmandomi però ho cominciato pian piano a distinguere, riuscivo addirittura a sentirli uno per volta…ciò che più mi sorprese a quel punto fu una certa semplicità…ma anche più che semplicità…un tono che dall’alto delle mie elugubrazioni sofisticate mi parve perfino sgradevole per la sua forzata banalità…

Parlavano in rima cucendo filastrocche cantilenanti che si perpetravano in un loop ipnotico, non avevano più nè inizio nè fine, erano solo un andare e venire di tonalità vocali più o meno acute…e si amalgamavano…i lamenti di uno entravano in quelli degli altri fondendosi al punto da lasciare solo una scia di suoni sguaiati, simili più a latrati di cane che non a dichiarazioni spassionate. Diventò fastidioso dopo un po’. Tanto fastidioso che presa da scatti d’ira incontrollabili dovetti scappare alla ricerca di un luogo tranquillo.

Fuggii ad occhi e denti stretti, cercando di impedirmi d’udire, o almeno di distrarmi da quel che sentivo. Continuai ad andare finchè non fui certa di essere in un punto della città assolutamente vuoto e silenzioso, assolutamente senza niente di vivo. Accuciata in un angolo scuro mi addormentai.

Dormii non so quanto a dire il vero, ma al risveglio mi sentivo davvero tranquilla, davvero vogliosa di capire cos’era stato scatenato in tutte quelle persone dalle mie poche parole. Avevo così voglia di scoprire qualcosa di nuovo, di giungere ad una conclusione originale che quasi ci rimasi male quando il miei pensieri inutili si asciugarano spontaneamente, e dal peggiore dei romanzetti romantici venne fuori l’unica sterile sicurezza che accomuna tutti – tutti vogliono amare ed essere riamati, e non da 100, 1000, 2000 persone, no, si vuole una persona sola che sia tutto, e che sia più di tutti gli altri, un’unica con cui fare l’amore e non stancarsi mai, da picchiare e da abbracciare, che sia imbarazzante a pensarci, perchè il punto è poi tutto lì, e c’è poco altro da dire -.  Insomma, avevo scoperto una cosa che già sapevano tutti, e che sicuramente per molti non c’era neanche bisogno di ribadire, per me però si, tanto anche.

[Tutto ciò deve servire a riportare un certo equilibrio ai miei sbandieramenti di cinismo, che di quelli che si sentono tanto intelligenti perchè fanno tanto gli stronzi ce n’è già un bel mucchio, e io non ne faccio parte. Adesso sembra che ce l’ho su con chissà chi, in realtà però no, avevo solo voglia di addolcire un po’ i toni. Cioè, addolcirli a modo mio, che si tratta sempre di roba pubblica, però sì, addolcirli.]

[Ah, tutto ciò viene anche un po’ dal fatto che mi sono guardata i 25 brani più ascoltati del mio iTunes e sono più o meno tutti di un sdolcinatezza disarmante. E poi ci sono anche quegli emo-mammoli dei Moldy Peaches che con quelle vocine da quattordicenni dicono cose tipo “I don’t see what anyone can see in anyone else but you“.]

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