S/H

Lividi e Gessetti.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 31, 2008

Santini sofferenti.

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Tipo Berlusconi, ma più fantasioso e meno impomatato. Però molto tipo Berlusconi.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 29, 2008

[Notizia vecchiotta ma mai arrivata a dovere in questo paese. Cavolo, me ne sarei accorta!]

Allora, in Russia c’è un uomo, un uomo di merda tutto sommato, un uomo che si chiama Nikolai Sutyagin, uno che ne ha smanettate di robe nella vita che lo sa solo lui, ma adesso non importa, perchè quest’uomo schifo qui ha fatto una cosa che, nonostante tutto, lo ha reso degno di essere venuto al mondo [ed è qui che il paragone col nostro premier vacilla]. Ha fatto questa:

Questa è la casa di legno più alta del mondo, piazzata nel bel mezzo di un quartiere residenziale fatto di abitazioni ad un piano…ma c’è tutta una storia intorno che è una meravglia.

“C’era una volta un grande nonchè freddo paese, l’URSS. Questo grande paese, che poi era un’unione di tanti stati più piccoli, veniva governato seguendo l’ideologia comunista, ed era così diventato molto, molto potente. Ma la storia corre, cose accadono, e gli equilibri cambiano, capitò quindi che dopo diverse scosse sociali, economiche e geopolitiche, un giorno l’URSS capì di dover fare i conti con un’altra unione molto potente: gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti gestivano i loro affari interni ed internazionali in maniera totalmente diversa dal paese comunisa, erano una nazione cosìdetta capitalista, fondata, in parole spicciole, sulla libertà. Fu così che all’indomani della Seconda Guerra Mondiale l’URSS si ritrovò faccia a faccia con la crescente importanza sulla scena mondiale di un paese liberale e sfacciato, scintillante come il sorriso malezioso delle sue belle ragazze sui poster della Coca-Cola. E la cosa non portò nulla di buono. In realtà all’inizio la competizione reggeva, alimentata probabilmente dai fluidi biliosi prodotti dagli intestini del baffuto dittatore sovietico, ma presto il vacillante equilibrio continentale cominciò a scardinarsi e a propendere per i cowboys.

Gli anni ’70 furono da dimenticare, anni di scherno e vergogna, anni infausti e meschini, un’ingiustizia straziante per il gelido cuore d’acciaio di un paese dal temperamento imperiale. In un lento declino passavano i giorni e nell’inconsapevolezza della quotidianità si scrivevano i libri di storia, l’URSS perdeva terreno nella competizione internazionale, e a tutti si faceva ormai chiara la necessità di un cambio di rotta. Arrivò quindi il giorno in cui in pensiero comune si fece dibattito pubblico e, fra infinite polemiche e cantilene varie, il dibattito pubblico si fece legge: nell’estate del 1987, Mikhail Gorbačëv, che era allora il capo del Soviet, decise che era giunto il momento di riformare l’economia del paese e fermarne finalmente l’inesorabile spirale discendente. Fu in quel freddo giugno nordico che venne varata la Perestrojka, ovvero un insieme di leggi che svincolavano in parte le imprese dal controllo statale, rendendo il mercato più libero e le possibilità di profitto più alte. In realtà poi non andò proprio benissimo, ma tralasciamo un attimo il disfacimento già scritto dell’Unione Sovietica, perchè è a questo punto della storia che gli equilibri internazionali incontrano la sfrontata intraprendenza di Nikolai Sutyagin, dando forma al sogno di un castello.

Nikolai Sutyagin crebbe in una comune sovietica di Archanglesk, una città portuale sulle rive della Dvina settentrionale, nel profondo nord di quella che oggi è la Russia europea. Era un russo qualunque, dal corpo massiccio e il viso squadrato segnato dal freddo, non si sa di preciso quale fosse allora la sua occupazione, ma sta di fatto che quando la Perestrojka venne varata lui aveva a disposizione un gruzzolo di tutto rispetto, e lo investì per mettere in piedi una piccola impresa edile. Fece i soldi Nikolai. Magari non fu tutto esattamente trasparente, magari il nostro russo si avvalse di qualche amicizia un po’ sconveniente, magari non fece proprio tutto in religiosa onestà, ma al dilà dei suoi torbidi trascorsi, e anche al dilà delle 18 pendenze relative all’attività della sua aziendina, una cosa è certa: Nikolai fece i soldi. Ne fece così tanti che nel giro di pochi anni diventò l’uomo più ricco della città, e in quanto tale aveva bisogno di una residenza adeguata, che esprimesse a dovere il suo status.

Fu allora, nel 1992, che Sutyagin diede il via alla costruzione della sua piccola reggia. Le leggi locali ponevano però dei limiti alle sue maestose ambizioni, per ragioni di sicurezza le abitazioni non potevano superare i due piani. Ma visto che tutte le case del vicinato erano baracchette ad un piano, Nikolai si adeguò, prese atto delle decisioni ufficiali, e si diede alla costruzione della sua residenza con scalinate annesse, specchio e medaglia della sua condizione superiore.

Questi furono anni fortunati per Sutyagin, ed egli non si risprmiò davvero nulla, tantomeno qualche viagetto in giro per il mondo. E gira qua gira là, spargi prole in su e in giù, guarda questo guarda quello, il russo si ritrovò ammaliato dalle splendide soluzioni architettoniche della tradizione giapponese, e tornato nella sua città sulla Dvina non resistette prprio alla tentazione di rimettere mano all’emblema del suo successo; si accinse quindi alla costruzione di altri tre piani. Ma si sa, quando il lavoro ti prende è difficile fermarsi, sembra sempre che ci sia un piccolo ma insidioso squilibrio, e riportare l’armonia pare una questione di vitale importanza. E così, costruisci e ricostruisci Nikolai tirò su 13 piani di assi, chiodi, e un po’ di ferraglia qua e là.

Ma il destino è infausto, e quanto mai lunatico nella vita di alcune persone, nasci dal niente, tutt’ad un tratto ti viene regalato tutto, e poi di nuovo risprofondi nel fango gelido di un fiume russo. Il 1998 fu una ghigliottina, Sutyagin, citato per maltrattamento da un suo dipendente e accusato di racket finì in carcere con una sentenza di quattro anni, diventati poi due. E ancora più triste fu il giorno in cui da ex-carcerato tornò alla sua dimora. Derubato di tutti i suoi averi, si ritrovò solo, faccia a faccia col suo mostro di legno sul quale pendeva un’ordinanza di demolizione. Il delicato palazzo, vissuto finora nell’illegalità, era ormai odiato da tutto il vicinato, nel quale incuteva un timore di sapore complesso, un misto fra la preoccupazione razionale per un suo improvviso sconquasso, e una superstizione un po’ mistica legata a storie di manieri infestati, e cose così.

Sta di fatto che ad oggi il castello ancora regge, fatiscente e pericolante ospita il 60enne Nikolai, la sua mogliettina 32enne e, di tanto in tanto, le visite turistiche di qualche curioso arrampicatore di struttre in bilico.

Non si può quindi mettere la parola fine a questa storia, che è comunque…peculiare…e molto bella io penso.”

Indicazioni stradali:

Articolo del Telegraph.

Servizio di Russia Today. [Vi prego di fare particolare attenzione alla prima inquadratura, quella panoramica dalla Dvina dove si vede la “skyline” della città con quel mostro di legno che viene su tutto sconquassato. A me ha fatto molto ridere, ma con una certa tenerezza per questo gangsta russo che, preso da progetti stile Arcore, si è dato alla costruzione ad minchiam di un palazzo di legno, aggiungendo pezzi così, a sentimeno! Fra l’altro sembra il Castello errante di Howl.]

Post di DeputyDog. Per vedere Nikolai a torso nudo e con una bestia morta in testa.

Demo, c’avemo un probblema…

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 28, 2008

…no…Demo, vedi un po’ qua, ci è motta la Merlini

…e mo’ come facciamo…e chi ce mettiamo a dì le robbe da vecchia che se vojono sentì dì ‘e vecchie…

…che mica ce ‘o possiamo permette’ de snobba’ ‘e vecchie…’e vecchie sono ‘a base…so’ lo zoccolo duro..

…ah De’! che non mi segui?! So’ importanti ‘e vecchie!

…e che se non c’hai quella che te viene a raccontà de che lei s’è tenuta vergine nonostante che c’aveva tutti li mejo attori intorno, se non c’è una che te fa il rosario, poi non puoi manco metterce la tipa che ha fatto i film porno coi due frati cappuccini, i quattro ragazzetti rom e il fratello de quell’altro che faceva il ministro nea Prima Repubblica…

…e c’hai da bilancià quando ce metti ‘ste storie qua…

…c’hai da crea’ n’equilibbrio…

…ce devi avè ‘na sorta di contrappeso…

…e mò chi c’abbiamo…e Demo, pure te…pensa n’attimo…

…macchè Carmen Russo, che ‘na volta se era de fronte a n’albergo e uno c’ha fatto ‘na foto perchè pensava me ci fossi portato ‘na battona…

…’a Zanicchi dici…

…però sempre ‘sta Zanicchi…

…che non se ‘a filavn più manco li sassi a la Zanicchi…e mo’ adesso sempre ‘a Zanicchi…

…a De’ n’idea!

…che c’hai presente la cosa…che faceva i film pure lei co’ Totò e l’altri…

…la Ave Ninchi! se po’ provà a chiamà a lei!

…ah, è motta pure lei…

…è un peccato perchè c’era proprio come genere…verace, bella piena…ce stava, ce stava…

…peccato…

…ma motta-motta?…non è che magari ‘sta solo un po’ affaticata, che c’ha n’età….

…ah, motta-motta…

…eh vabbè…se chiamerà ‘a Zanicchi…

…speramo che nun ce muore pure lei…

GiraCheTiRigiraCheTiRitorna.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 25, 2008

[Riamo l’Inghilterra]

Questa primavera il Guardian è uscito con una campagna pubblictaria molto bella. Ma tranquilli, non sono qui a menarvela con l’enesima bella produzione pubblicitaria inglese [è invece probabile che questo accada a settembre, le nuove campagne finalmente…ah…adoro la pubblicità fatta bene…].

Volevo farvi notare la chiara fonte d’ispirazione di quella campagna, ovvero i poster creati da Giovanni Pintori per Olivetti fra gli anni ’50 e ’60. Guardate:

[Vi risparmio la riflessione un po’ banalotta e molto nostalgica su come, qui in Italia, si è persa quella freschezza e quella capacità di comunicare con creatività, e su come certe cose le infiliamo nei musei per stare a venerarle come antichi miti, lontani anni luce da ciò che oggi può essere rifilato alle masse…

…e poi ci ritroviamo a fare i conti con la grafica da bro pappone di Mtv, e quella gira, pare che sia il gusto contemporaneo definitivo, la gioventù congelata e resa vettoriale…così succede che quei maledetti incapaci dell’agenzia che ha realizzato lo spot Grandi Scuole pensano: “oh, guarda, sono quelle le cose che piacciono ai gggiovani, allora facciamo qualcosa di simile…si dai…mettiamoci anche due peronaggini e facciamo un’animazione arraffazzonata, si dai!”, e allora quel gusto grafico lì, che già fa schifo di suo, viene preso come fonte d’ispirazione, reso ancora più infimo, a livelli di bruttezza che dovrebbero essere perseguibili, e rimesso in circolo. Che disperati.

Ah, Grandi Scuole, comunque il vostro target non sono i ragazzi, i giovani fancazzisti ai quali puntate non ci vogliono venire nella vostra scuola per cerebrolesi, la loro massima ambizione è passare la giornata su YouTube a cercarsi gli sketch dei comici di Colorado mandando messaggini tristemente ammiccanti a una nana con le tette grosse. Il vostro target, Grandi Scuole, sono I GENITORI, sono loro che costringeranno la loro non molto brillante prole a frequentare i vostri mega-yeah corsi a suon di paghette negate, sono loro che vi sborseranno manate di euri per salvare dei coglioncelli cretini dalla deriva, SONO LORO CHE SI FERMANO A GUARDARE QUELLO SPOT ORRENDO! I GENITORI, NON I LORO FIGLI GNUCCHI! CRETINI DI PUBBLICITARI CHE NON SIETE ALTRO!

Per essere una parentesi l’ho tirata un po’ per le lunghe…]

Mi.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 24, 2008

[Milano for Zombies.]

Quando la malinconia fa capolino, e tu fai finta che no, ma poi fai una cosa che a istinto te lo senti che ti affonderà, già la gola comincia ad annodarsi, però sei stanca e poco vigile, e vai avanti per la tua strada.

Era già da un po’ di settimane che Milano for Zombies mi si riproponeva ad ogni accensione, sempre uguale, sempre nello stesso angolino della scrivania, sempre lì, e già senza aver letto una parola mi metteva una certa ansia. Fatto sta che è passato del tempo, che di leggerlo non ne avevo proprio voglia, un po’ perchè ero ancora incastrata in quella città, e tutto volevo meno che sentirmi raccontare quanto amara è, un po’ perchè davvero me lo sentivo che mi avrebbe affossata.

Comunque oggi, dopo qualche ora di scrittura e quant’altro in quello che è ancora uno dei luoghi in cui sto meglio al mondo [se non quello dove sto meglio in assoluto], ho comiciato a rendermi conto di una certa perdita di lucidità, ero insomma al punto in cui ancora riesci a produrre riflessioni vagamente degne, ma mai potresti trovare le forze per metterle insieme in qualcosa di sintatticamente strutturato. Ho quindi deciso che dovevo staccare un attimo. Mica facile. Provo con le cuffie ma dopo un paio di minuti, risucchiata da una spirale di inerzia, mi è venuto naturale cercare qualcos’altro da leggere. E’ stato allora, in quel momento di debolezza, che le 30 pagine per finta di Milano for zombies mi sono sembrate la soluzione a portata di mano. La vocina che mi diceva “meglio di no per adesso” c’era ancora, ma io in quel momento non sentivo più neanche le dita muoversi sul pad, figurati le vocine.

Quindi ho cominciato a leggere. E a questo punto tutto scorre un po’ da sè, nel senso che dalla prima all’ultima parola mi son trascinata dietro una zavorra opprimente di malinconia, tristezza e repulsione, e più proseguivo più il peso aumentava, un po’ per la fatica, un po’ per un reale aumento volumetrico di quei sentimenti lì.

Potevo fermarmi, ma in realtà assolutamente no, una volta che ci sei dentro ci arrivi in fondo, eccheccavolo. Intanto nella mie orecchie i Broken Social Scene diventavano i Calla senza che io neanche me ne accorgessi, o meglio, me ne sono accorta, ma solo in qualche remoto anfranto del mio cervello, una sensazione strana. La verità è che avrei dovuto rifiondarmi fra le braccia de L’Amore al Tempo del Colera, non era proprio il momento per un racconto metropolitano.

Che dire, che Milano for Zombies è ben scritto, naturalmente, e si porta dietro quel sapore lì di Milano amarognola, grigia, con tante pretese e la sensazione costante di essere sempre-comunque-nonostante tutto un passo indietro. Mi viene in mente quella frase delle Città Invisibili: d’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”, ecco, secondo me Milano non risponde alle domande di nessuno dei suoi abitanti, semplicemente se li incolla addosso costringendoli a forza di stimoli, opportunità, promesse. Uno ci si ritrova invischiato e piano piano si ricostruisce la vita lì, che ogni giorno sono nuove ansie, nuove soddisfazioni, nuove cose da fare o da sperare, e chi se le ricorda più qual’era la domanda. O almeno, se mi ritroverò a vivere stabilmente lì prima o poi [cosa piuttosto probabile], per me sarà così.

Promemoria: amo l’Inghilterra.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 19, 2008

A volte me la scordo la mia passione per gli inglesi.

Che alla fine le belle idee e le produzioni brillanti si trovano dappertutto, e nella plaga creativa si perdono i riferimenti geografici e le appartenenze culturali, se non per un retrogusto un po’ più intenso che comunque a volte emerge ma a volte anche no. Insomma, se l’estetica può permettersi di prendere come riferimento un certo stile, una tradizione artistica anche lontana e poco leggibile per i fruitori contemporanei, la comunicazione richiede invece una globalità sempre maggiore, la comprensione delle immagini deve essere alla portata di un pubblico sempre più ampio, e sempre più diversificato. Tutto ciò, ovviamente, è bellissimo.

Sto un po’ divagando, comunque quello che volevo dire è che nell’orgia visiva mi ero un attimo scordata del mio amore per i britannici, per quel modo di stupire senza sovraesporsi, di fare le cose come vogliono senza tante storie, e soprattutto perchè non abbassano il livello.

L’Economist è un settimanale inglese che si occupa di attualità, politica, economia e affari internazionali, cose serie, diciamo. E questa è la sua campagna pubblicitaria uscita su strade, metropolitane, riviste e supermercati questa primavera:

Questa è la seconda campagna illustrata dell’Economist, la prima, quella dello scorso autunno, è questa. Quelle degli anni precedenti erano maga-poster rossi con una frase spesso enigmatica scritta in bianco, cose così:

Che questo un senso ce l’ha anche, ma alcuni spingono veramente in là il limite fra brainy e WTF?. E non tutti sono come me che “se non ho idea di cosa voglia dire, allora dev’essere veramente geniale!”, non tutti si entusiasmano con il senseless ad oltranza [io però ci impazzisco, cioè il fatto che in giro per la città campeggino frasi giganti sensa senso, e che perdipiù quella sia la campagna pubblicitaria di una rivista autorevole è semplicemente meravilioso!].

Comunque fra il 2007 e il 2008 si è deciso di cambiare strategia [mantenendo comunque la continuità cromatica], così da attrarre anche il pubblico più giovane a dare al prodotto una veste più alla mano, più accessibile [non per niente molto si gioca su “le storie”, vendere l’attualità come il più stimolante dei racconti]. Il risultato sono cinque poster illustrati, divertenti, belli e brillanti. Per l’Economist. Sono inglesi, vogliono idee, non sotterfugi, e quando sono belle le mettono in pratica senza stare a porsi tanti “se” e “ma”, lo fanno senza schiamazzi e scenate, con pacata efficacia.

Noi invece quando vogliamo rilanciare una rivista ci mettiamo come direttore Andrea Biavardi e l’approccio scientifico alla figa in copertina.

Qualsiasi Cosa pur di non fare quello che dovrei fare.

Posted in Uncategorized by sarah on luglio 15, 2008

Il mio pomeriggio va avanti così: 10 minuti penso-faccio, 30-40 minuti perdo tempo; 8 minuti penso-faccio, 45-50 minuti perdo tempo, e via dicendo. Mi sono già guardata due episodi di Mad Men e un pezzo di Clerks, mi sono fatta lo scrub al viso, ho mangiato l’anguria, ho spiato più volte tutti i blog affezionati, e ora tocca all’aggiornamento del mio, di blog. Capite anche voi che questo post correva fortemente il rischio di trattare argomenti tipo “l’approccio alla ricrescita pilifera femminile fra una ceretta e l’altra” o “la ricerca infinita di un sandalo estivo comodo ma carino [intercambiabile con una borsa capiente, ma non dispersiva o una crema per li viso nutriente ma non grassa.]”, quindi siate consapevoli di quanto peggio di così poteva essere.

Quindi.

In questo turbinare di fuffeggiamenti in giro alla ricerca di ispirazione mi sono imbattuta in queste bestie qui:

Insomma, ho scoperto questa galleria fotografica di National Geographic con questi bagaglietti marini fosforescenti belli da impazzire. Ecco, se anche nella fauna marina esiste una sorta di ordine sociale, loro sicuro sono le super-checche spippone che organizzano feste orgiastiche per elités neo-post-avant-metropolitane alla ricerca dell’antidoto alle noiose trasgressioni mondane in altre più esotiche trasgressioni mondane. [in realtà sono esserini velenosissimi e fanno gli esibizionisti solo per tenere alla larga le altre bestie, che se poi se li mangiano ci rimangono secchi e fine dei giochi; però secondo me qualche zozzeria la fanno…cioè, dai, sono ermafroditi, lo sanno tutti che stile di vita hanno gli ermafroditi…insomma, mica per pregiudizio, io ne conosco tanti e ci esco sempre insieme, che guarda mi ci diverto troppo, ma proprio un casino, oh conoscono i p.r. di tutti i locali e ti fanno saltare sempre la fila, e poi gentilissimi guarda, stracarini, proprio dei tesori che se hai bisogno di parlare davvero, sensibilissimi…però insomma, si comportano in quel modo lì, è il loro modo di fare, mica si fanno problemi che uno ce l’ha fatto in un modo o in un altro, tanto loro se lo cambiano quando gli pare…ah, è la loro natura, un po’ come i neri che la danza ce l’hanno nel sangue…].

Poi accanto a questi accessori da rave marini, c’è il lato oscuro del mondo animale, ovvero una tenera bestiola brutta come la miseria e vergonosa coma la ca ndida, ovvero l’etrocefalo glabro [pene coi denti, per gli amici]. Lui:

[Vorrei mettere una foto di Evan Handler dopo quella del piccolo roditore fallico, però no, dai, mi ci sono affezionata a quell’uomo tutto rosa.]

Bene, fine della rubrica “bestie improbabili”, torno alle mie faccende.

Un Uomo punito dagli Dei per la Messa in Circolo di troppa Bruttezza.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 13, 2008

Uno lo sa in che mondo vive. Nel senso che si va in giro, per le strade, si vede la gente, si squadrano i compagni di tram, le ragazzine nei negozi, le signore all’Esseunga, e fra i vari accostamenti improbabili di modi d’essere, di fare, di esporsi, uno si fa un’idea generale. Poi c’è la tv, e stessa cosa, si guarda, si nota come certi “stili di vita” vengono esaltati, come una certa monotonia patinata venga proposta come la strafigaggine-non-plus-ultra, e di nuovo, si capisce un po’ com’è che vogliono venderti le cose. Quindi, alla fine di tutto questo naturalissimo processo di archiviazione che noi tutti facciamo ogni giorno, in genere si arriva alla rassegnazione. O almeno io ero arrivata a quel punto lì, che insomma, non ci puoi mica fare niente, la bruttezza sfacciata imperversa, è così che va. Alla gente piace vedersi sbattutto in faccia un universo inarrivabile fatto di tette cementate, tatuaggi orientali, Cristal in barca impreziosito da french manicure, e soprattutto soldi sventolati con tanta sapienza da farli sembrare amore. Questo fa sognare, è quel carnaio lì il posto più ambito, l’eden dell’uomo medio, la decenza è un concetto decisamente passato di moda, anzi probabilmente non lo è mai stato, di moda.

Poi però una mattina, leggendo il giornae del giorno prima, uno d’un tratto vede un barlume rischiarire nel cielo torbido delle brutture stralusso, un qualcosa che sa di punizione divina, di patatrac cosmico contro l’estetica dei papponi fighetti, di segnale metafisico atto ad indirizzare l’umanità verso una nuova epoca, un periodo di riflessione creativa e raccolta delle idee assolutamente privo di occhiali da sole a mascherina e glitter corporeo abbronzante. O almeno, questa è stata la mia interpretazione dell’arresto di Matteo Cambi. Non un semplice fallimento imprenditoriale, non la giusta “mess’a posto” dell’ennesimo smanettone megalomane, ma il risultato dell’indignazione divina nei confronti dello schifume mondano tutto scintillii e ammiccamenti remunerativi.

E’ così che è andata, ne sono convinta. L’ira degli Dei. Altro che Fiamme Gialle.

…You remind me of a Girl I think I used to know…

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 13, 2008

Pensavo.

Che la base di Expectations dei Belle and Sebastian e quella di Jigsaw falling into Place dei [guess who…] Radiohead si somigliano molto.

Visual Culture.

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 11, 2008

Piccola e immotivata Selezione di Cose che se non avete visto secondo me volete vedere – così, Random.

[si, quella è la foto delle miei scarpe innamorate, mi piace sempre molto.]

Segnalazioni – una effettivamente legata al Titolo del Post, l’altra meno, ma altrettanto meritevole, anzi di più.


THE SMALL STAKES
Jason Munn è una roba di qelle a metà fra grafica, illustrazione, musica, fufferia indipendente e bravura esponenziale. Anzi, facciamo che Jason Munn non c’entra niente nè con la grafica, nè con l’illustrazione, nè con la musica, e nemmeno con la fufferia indipendente, è solo di una bravura esponenziale. Si occupa della parte visiva-statica-bidimensionale dei lavori di gente tipo Clapp your hands say yeah!, Stars, Q and not U e, insomma, ci siamo capiti. Ha una galleria stracolma, lavora moltissimo, e fa ogni volta cose splendide. Cioè, mi fa venire voglia di comprarmi un poster dei Nada Surf…i Nada Surf! [il link va diretto alla galleria dei poster.].

EUGENE

Oh! Eugene! *sguardo adorante perso nel vuoto, luuuuuunghi sospiri…*

ma Eugene chi?

…Eugene… *guardando le nuvole carezzate dal vento e gli uccellini amorare sugli alberi…*

…Chi diavolo è Eugene??

…Eu…gene… *il collo sempre più molle e la testa che dondola ipnotizzata…*

…Ma ti hanno lobotomizzata??! Dove l’hai pescato sto Euegene??!

*in giardino a raccogliere margherite e violette per comporre romantici centrotavola floreali.*

1, 2, 3, 4 [tell me that you love me more]

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 10, 2008

Ne ho sempre avuto il sospetto che tutto sommato le persone volessero solamente un sacco d’amore. E no, non sto parlando di amore in generale, di Amore quello universale che ci assorbe tutti, di amore quello della famiglia, degli amici, che quando sei giù, quando non và, hai una spalla sulla quale piangere; non sto parlando delle persone importanti, quelle che ci sono sempre, per tutta la vita, che sanno come sei e anche se sbagli sono lì, no, non l’amore dei figli, bravo chi sa com’è.

Ma comunque si fa finta di niente, giusto? Un po’ perchè uno poi comincia a non sapere più dove mettere le mani, e ci si sente come maldestri, un po’ perchè è talmente scontato che ribadirlo pare serva solo a rimanere sempre più nudi e sempre meno fascinosi, e chi le vuole le insicurezze di un altro quando se ne hanno già tante per conto proprio?

Però una volta mi è capitato di dire una cosa, che neanche intendevo quel che sembrava, e ancora non mi spiego com’è potuto accadere, ma nel giro di pochi secondi tutte le persone intorno a me [e non erano poche, essendo io nella piazza principale di una grande città], dicevo, tutti hanno cominciato improvvisamente a togliersi i vestiti, si spogliavano con una foga impressionante, che pareva proprio non vedessero l’ora di ritrovarsi scoperti e impotenti, pronti per qualsiasi cosa li potesse scalfire, far a pezzi, mangiarseli vivi. Facevano paura a vederli, paura per l’impotenza alla quale andavano incontro, perchè ormai era impossibile proteggerli, sembravano proprio destinati ad uno schianto violento, di quelli dal sapore metallico, con sangue e frattaglie sparsi disordinatamente come fiori selvatici.

Una volta denudati di tutto, vesti, ricchezze e vergogne, questi cominciavano a correre in giro maldestramente, come criceti drogati, farneticando cose che non capivo…sgambettavano in qua e in là, ogni tanto si fermavano increduli a fissarmi come commossi o…non so…riconoscenti per quello che avevo detto, io li riguardavo stupita, e loro scuotevano un po’ la testa e poi ricominciavano a correre. Si disperdevano senza  logica, e solo quando si ritrovavano sfiancati da tutto quel dimenarsi cieco, solo allora cercavano un posto per fermarsi, e a quel punto si piantavano al suolo con gambe e braccia aperte e strillavano come matti, strillavano cose sulle loro storie, di quel che desideravano, strillavano del vero e della sincerità esposta senza timori. Strillavano disarmati come bambini, che mi sarei data via la vita per fargli avere quello che volevano con tanta disperazione.

All’inizio mi ci perdevo un po’ in tutti quegli schiamazzi e in tutto quel bramare, il caos mi aveva completamente investita e mi ci volle del tempo per ritrovare lucidità. Calmandomi però ho cominciato pian piano a distinguere, riuscivo addirittura a sentirli uno per volta…ciò che più mi sorprese a quel punto fu una certa semplicità…ma anche più che semplicità…un tono che dall’alto delle mie elugubrazioni sofisticate mi parve perfino sgradevole per la sua forzata banalità…

Parlavano in rima cucendo filastrocche cantilenanti che si perpetravano in un loop ipnotico, non avevano più nè inizio nè fine, erano solo un andare e venire di tonalità vocali più o meno acute…e si amalgamavano…i lamenti di uno entravano in quelli degli altri fondendosi al punto da lasciare solo una scia di suoni sguaiati, simili più a latrati di cane che non a dichiarazioni spassionate. Diventò fastidioso dopo un po’. Tanto fastidioso che presa da scatti d’ira incontrollabili dovetti scappare alla ricerca di un luogo tranquillo.

Fuggii ad occhi e denti stretti, cercando di impedirmi d’udire, o almeno di distrarmi da quel che sentivo. Continuai ad andare finchè non fui certa di essere in un punto della città assolutamente vuoto e silenzioso, assolutamente senza niente di vivo. Accuciata in un angolo scuro mi addormentai.

Dormii non so quanto a dire il vero, ma al risveglio mi sentivo davvero tranquilla, davvero vogliosa di capire cos’era stato scatenato in tutte quelle persone dalle mie poche parole. Avevo così voglia di scoprire qualcosa di nuovo, di giungere ad una conclusione originale che quasi ci rimasi male quando il miei pensieri inutili si asciugarano spontaneamente, e dal peggiore dei romanzetti romantici venne fuori l’unica sterile sicurezza che accomuna tutti – tutti vogliono amare ed essere riamati, e non da 100, 1000, 2000 persone, no, si vuole una persona sola che sia tutto, e che sia più di tutti gli altri, un’unica con cui fare l’amore e non stancarsi mai, da picchiare e da abbracciare, che sia imbarazzante a pensarci, perchè il punto è poi tutto lì, e c’è poco altro da dire -.  Insomma, avevo scoperto una cosa che già sapevano tutti, e che sicuramente per molti non c’era neanche bisogno di ribadire, per me però si, tanto anche.

[Tutto ciò deve servire a riportare un certo equilibrio ai miei sbandieramenti di cinismo, che di quelli che si sentono tanto intelligenti perchè fanno tanto gli stronzi ce n’è già un bel mucchio, e io non ne faccio parte. Adesso sembra che ce l’ho su con chissà chi, in realtà però no, avevo solo voglia di addolcire un po’ i toni. Cioè, addolcirli a modo mio, che si tratta sempre di roba pubblica, però sì, addolcirli.]

[Ah, tutto ciò viene anche un po’ dal fatto che mi sono guardata i 25 brani più ascoltati del mio iTunes e sono più o meno tutti di un sdolcinatezza disarmante. E poi ci sono anche quegli emo-mammoli dei Moldy Peaches che con quelle vocine da quattordicenni dicono cose tipo “I don’t see what anyone can see in anyone else but you“.]

Ma allora l’Anoressia era davvero la Soluzione…

Posted in Senza categoria by sarah on luglio 9, 2008

Questo post vuole superficialmente citare vomito culturale di ogni forma e colore. Leggendo si schiacciano nella vostra testa: Jill Cooper, Wii Fit, Suicide Girls, Oliviero Toscani, quella ragazza morta in Spagna che ne parlano tutti ultimamente, ma sinceramente, chi se l’incula? – scusate la volgarità assolutamente necessaria -, Giuliano Ferrara, Beth Ditto, bambini africani e Angelina Jolie. E un chihuaua anche.

Riporto l’sms arrivatomi da CTS Viaggi:

Cts News vola al mare, paghi quanto pesi; voli a/r da 2,3 € al kg la Spagna e da 3,4 € al kg la Grecia, tutto incluso! Informazioni su cts.it, sedi CTS o 199501150.

Si, parlano del tuo peso corporeo, non del bagaglio o, che ne so, del peso approssimativo delle malcelate imposizioni ludico-sociali contemporanee sulla tua fragile personalità in bilico fra la solitudine e la prostituzione. No, parlano dal tuo peso corporeo.

Ma avranno messo le bilancie nelle sedi cts?

O si fidano?

Ma adesso la gente si purgherà prima di andare a prenotare le vacanze?

La fidanzata chiederà sottovoce al fidanzato “l’hai fatta prima di uscire?”

I grandi obesi diranno “auch!”, e Sarah Jessica Parker si conterà soddisfatta le vertebre per la 17esima volta nella giornata?

Spitty Cash invidierà i bambini poveri?!

Anche Lapo Elkann invidierà i bambini poveri?

Tutti invidiamo i bambini poveri?

…’sti stronzi di bambini poveri…

…chissà quanto poco pagano per andare a sfondarsi di Caipiroshka sulle ramblas…

…e poi si lamentano…

[se non conoscete Spitty Cash siete degli scarsi.]