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Helter Skelter in a Summer Swelter

Posted in Senza categoria by sarah on febbraio 1, 2008

Vorrei tanto mi fosse successo qualcosa di pubblicabile helter skelter in a summer swelter.E’ da un pezzo che ci penso – vorrei proprio fare un post che si chiama “helter skelter in a summer swelter” –

Mi piacerebbe anche chiamare un post “the revolution will not be televised”…ma helterskelterinasummerswelter di più.

Cose comuni improvvisamente accadutami nell’afa estiva.

Si fa una certa fatica. Ad affrontare certe cose. A volte.

E’ che ingigantisci…poi lo vedi no…non c’è niente di tragico…mai.

Improvvisamente un giorno d’estate caddi dai tacchi dei miei stivali viola…

– Non funziona. in estate non si portano gli stivali.

Giusto.

Improvvisamente, quell’afosissimo mercoledì del 1984…

– Che non eri neanche nata, ma dai, ma per favore…

Improvvisamente, dicevo, mi ritrovai in una stradina a poche centinaia di metri da Oxford street, e rimasi sbalordita dal silenzio buio che si era ritagliato il suo spazio proprio al centro d’Europa. Mai lo avrei detto, che fosse il posto adatto per il silenzio. Ma insomma, a quanto pare lo era. Quindi io ero al centro silenzioso del continente e un’unica domanda potevo concepire: quanto sarebbe durato lo spazio-silenzio? quanto era riuscito a rosicchiare dal cicaleccio notturno? per quanto tempo sarei riuscita a rimanere fuori [al centro di Londra regnava il fuori dal mondo, un non-luogo perfetto ritrovabile uguale-identico in ogni luogo ]?

Ora stavamo giocando.

Io e lui.

Il gioco era rimanere nel silenzio buio. Continuare sempre a camminare, ma rimanendo sempre nel silenzio buio. Se appena appena un luccichino lontano mi spagliuzzava nelle pupille, se appena appena uno scricchiolio mi strusciava il timpano, se appena appena io perdevo.

Dovevo rimanerci sommersa, senza tornare mai in Europa.

Quindi io ero lì che camminavo in quel reticolo di strade senza paese, c’ero io e c’era la luce notturna, e io andavo a caso – facevo qualche rettilineo, poi giravo e rigiravo, poi tiravo ancora dritto finchè non mi veniva paura di trovare una luce, o qualcosa del genere, e allora tornavo indietro.

Inizialmente giocavo di difesa, in uno spazio di certo più angusto di quanto pensassi, facevo giretti più o meno concentrici, battendo sempre sullo stesso asfalto; poi pian-piano mi sono allargata, ho provato con qualche timore a camminare dritto e ad allargare il mio spazio possibile, quello sicuro, nel quale sapevo di non perdere.

Camminavo e camminavo, senza pensare, col solo timore di raggiungere il limite…per molto tempo fu così, giocavo per non perdere, senza pormi nessun problema, proprio nessuno, vivendo con l’ansia di non perdere.

E quando si capovolse fu tutto d’un fiato mi entrò in mente il ragionamento e un altro e altro ancora e tutt’ad un tratto le paure furono opposte d’un tratto e giuro su dio veramente tutto in una volta pensai:

ma quando finirà questo gioco?

ma qual’è la vittoria in questo gioco?

ma chi mi ha invitato in questo gioco?

ma sono senza un cmpagno?

ma finirà mai?

ma dove sono?

ma esiste ancora Londra?

e se ora io provassi a cercarla, Londra, e non la trovassi?

se non trovassi mai più nulla?

che potrei fare?

quant’è che cammino senza pensare?

che strada devo prendere?

non ritroverò mai il percorso che mi ha portata fin qui.

Provai una nuova fortissima paura, molto più intensa del timore di perdere al gioco, molto più vera. Mi venne da piangere, singhiozzai ma smisi subito. Capii che piangere è inutile se nessuno ti ascolta. Capii che nulla aveva più senso in quel non-luogo in quel non-tempo. E mi resi conto che ogni cosa io sapevo, ogni cosa potessi provare, non aveva più dignità. I miei comportamenti erano degni di esistere solo in un mondo di persone dal comportamento simile, che decifrassero ogni mia azione e la ripetessero a loro volta, con l’unico imprescindibile obbiettivo di capirsi. Codifica-decodifica / codifica-decodifica. Questo era il senso della vita, e ora non c’era più. Fossi in un universo nuovo, pensai, potrei imparare a codificare diversamente per farmi capire, ma qui, nel nulla, non potevo fare assolutamente niente.

Mi fermai per il terrore di continuare e non trovare niente. Scoprire di non essere più in grado di fare ritorno. Ritrovarmi intrappolata, con la totale consapevolezza di esserlo.

Ripresi a camminare dopo molto tempo, andai sempre dritto. Dopo pochi minuti il brullichio cittadino si risvegliò in toni crescenti ai quali andavo incontro, mi travolsero le luci rosa della mattina, e fui di fronte allo spettacolo del fiume umano nel centro d’Europa. Mi ci infilai con la felicità serena di un bambino spaesato che ritrova il volto della madre.

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