S/H

Post-Berlino.

Posted in Senza categoria by sarah on novembre 20, 2007

Lo so, sto scrivendo pochissimo, lo so.

Mi sento pure un po’ in colpa, ma proprio non ne ho il tempo ultimamente…

che poi dire non ho tempo fa brutto, fa tanto snob con una supervita iperfrenetica che non ne ha da perdersi in cavolate masturbatorie tipo il blog…ecco, no, mettiamo le cose in chiaro, a me il mio blog mi piace e ci tengo anche, anzi, il fenomeno blog in generale mi piace, e penso che uno a gestirsi il suo taccuino virtuale si faccia solo del gran bene, bene al cervello dico…penso sia una gran buona cosa l’esercizio autoimposto della scrittura periodica, e sinceramente tutte le polemiche a riguardo, quelle fra pro-blog e contro-blog per ragioni varie ed eventuali, non le ho mai capite, io di qesta cosa qui non vedo che i lati positivi. E questo è quanto. Però rimane che io son proprio sovraccarica ultimamente, e quindi ho anche poco spazio per sbirciare, leggere e spiluccare robette pseudo-interessanti qua e là, così diciamo che non solo mi manca il tempo di scrivere, ma anche gli argomenti da post. Quindi, perdono, ma di ‘sti tempi si è e si sarà parecchio concisi e autoreferenziali.

Io ‘sto weekend ero a Berlino, per la prima volta nella vita. E son rimasta stupefatta. E’ sicuramente la città urbanisticamente più interessante in cui sono stata fino ad ora, è piena di edifici contemporanei, è piena di forme che in altre città ho visto tenere rinchiuse in quartieri isolati, un po’ snob e un po’ intellettual-chic, solo per chi le poteva capire. Mentre a Berlino l’architettura dei giorni nostri esplode ovunque, si insinua naturalmente, cresce spontanea e cambia di volta in volta il panorama senza nessuna preoccupazione per presunte identità storico-urbanistiche non ben definite. Io ci son rimasta di stucco, che all’inizio neanche capivo, e tutto mi pareva stonare. Poi certe cose effettivamente stonano, ma non è quello, è che la faccia di Berlino non è una sfida, non è un atto coraggioso, è solo la faccia normale di una città nella quale quando si costruisce lo si fa con il senso dell’estetica e della contemporaneità, col gusto di adesso, bello o brutto che sia, preoccupandosi poco dei contrasti, perchè, signori miei, i contrasti sono la costante vitale del semplice trascorrere del tempo, un edificio di 100 anni fa e uno di oggi non han ragione di somigliarsi, e tanto meno di incontrarsi armonicamente. Non voglio essere fraintesa: l’armonia nel progetto di immagine della città è importantissima, ma deve assolutamente trascendere dalla somiglianza, perchè a cercare la somiglianza si finisce per star fermi. Poi mi ha colpito il panorama piatto, piatto nel senso di sviluppo orizzontale più che verticale, che quando vedi la colonna della Vittoria da in fondo alla strada ti sembra proprio la cosa più alta del mondo, la più vicino al cielo di tutte.

Berlino è sorprendente, mai stata così sorpresa da una città.

Poi, così, per cattiveria rimastami in fondo e mai rimossa direi una cosa tipo: – caspita, Zalia si è rifatta l’ennesimo template! Ma allora è proprio vero che non fa un cazzo se non spompinarsi il suo resident dj del Velvet! – Ma io poi che cavolo ne so di ‘ste cose…ma perchè devo per forza buttare lì una cavolata, così, tanto per…bho, ma anche voi non è che dovete ascoltarmi più di tanto, selezionate un po’…

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Tum.

Posted in Senza categoria by sarah on novembre 13, 2007

E poi a un certo punto tutti si sono fermati. Perchè c’era Nightswimming, e allora tutti si sono fermati.

Si, si, i REM

Si, si. 

Nuovi Ambienti

Posted in Senza categoria by sarah on novembre 6, 2007

Penso che tutto sommato, dal punto di vista del blog, sia un punto rilevante: ho un Mac Book Pro.

Eh no, non mi ci trovo ancora molto a mio agio, non è proprio casa-casa ancora, ma fa niente, tanto ci sono abituata ormai, a non sentirmi mai proprio-proprio accucciata in un posto pacifico.

Sarà un periodo così. Ma niente di tragico eh, sono solo un po’ esasperata dalla totale non fluidità del mio vivere recente. Si dai, quando hai tante, ma proprio tantissime cose da fare, e ci stai dietro, e fai tutto quel che puoi, ma c’è sempre qualcosa che si mette in mezzo.

Mica che ci stai male. Mica che soffri. No, sei contenta tutto sommato, per un po’ di cose. Però sei sempre nervosa, e già ce li hai di natura i nervi poco resistenti, quando poi hai anche delle ragioni oggettive è il caos. No, non sei una capace di mettersi tranquilla da sola, sei una che o è tranquilla o non lo è. E lo stato delle cose non le viene facile di cambiarlo.

E poi ti rifilano un esercizio per capire cose, per capire il tuo stile – ti dicono di disegnare pianissimo, piano come un fiore che sboccia, tipo, così, per dare l’idea di qualcosa che va molto piano. E tu vai piano, pianissimo, e stai copiandoti la mano, e dopo 10 minuti ancora non è finta, e dopo 15 neanche, e poi non lo sai più. Bè il piano non è il mio stile, perchè io a fare quello mi sentivo male, mi veniva su rabbia, mi veniva su frustrazione, e più andavo piano e meno riuscivo a sfogarle quelle cose, e più loro crescevano. E mi ci sentivo male, ingabbiata e irosa.

[ – ma tu, tu cerchi forse di scrivere come Holden?

– …no…io…no, non credo…

– ah, no, così, mi sembrava…mi era solo venuto in mente un attimo…

– …no…non ci avevo mai pensato, che forse la misura di uno scrivere un po’ squanquassato-più suqanquassato del colloquiale, forse la misura ultima di quello scrivere lì è sempre Holden…alla lontana forse…

– ma forse no, lo dicevo così…mi è solo venuto in mente e l’ho detto…non ha nessuna importanza, davvero nessuna. ]

Comunque ho il Mac Book Pro. E forse il prossimo anno si può andare a studiare 6 mesi a New York. No, così, lo dico perchè al momento mi sembra una cosa fantastica, ma mi pare ovvio che le cose possono cambiare – e cambieranno – un milione di volte. Poi a Manhattan mi dicono. E io come mi mantengo? Con entusiasmo e sagacia. Ma no dai, alla fine è possibile, alla fine il prossimo anno non avrò una tesi da dover scrivere, che nella mia testa è già quasi tutta fatta, ma queste giornate hanno veramente il tempo che mi scappa sotto gli occhi, via che ormai non lo riprendo più. Il prossimo anno avrà un ritmo diverso, non so quale, ma uno sicuramente diverso.

E comunque alla fine tutto verrà fatto, come al solito. Forse con più affanno.

Che poi questo tono qui non viene neanche da vicessitudini personali, è un tono che mi si è attaccato addosso dalla lettura del post di Filippo Facci. Mi sembra di non capirlo [quasi] mai quello che scrive Facci. Non colgo il punto. Non so com’è, di solito quando leggo o ascolto un discorso l’essenza, la questione di fondo, mi è subito chiara. Una frase riassuntiva, un orientamento indicativo.

Vabbè, comunque a me sembrava solo fosse piuttosto importante, sempre per il fatto del blog, l’acquisto di un portatile, che prima o poi riuscirò a non chiamare pc.

Made in Bolo-Bolo

Posted in Senza categoria by sarah on novembre 3, 2007

Per la serie “in questo breve intermezzo bolognese sta succedendo una cosa: mi sto accorgendo che molte delle persone che avevo lasciato laureande si sono laureate.” E sembrano parecchio contenti! E io come al solito mi stupisco decisamente più del dovuto…Vabbè, comunque, qual’è il punto?

E’ che in ottobre, senza che io me ne accorgessi, è stata discussa l’immensa tesi di Alessanro Galluzzo sul blog di Maso e gli amici suoi – che parla di Bolgna nostra con la sua personalità prepotente e i suoi luoghi comuni che son pure veri, ma insomma dopo un po’ ci si rompe le palle. Galluzzo [ai tempi mr. Mattei – eh, ci si non-conosce da un po’…] in pratica ha analizzato “Lo Spettro della bolognesità”, dedicando ampio spazio al fenomeno “umarells”, brilantemente registrato e teorizzato appunto da Maso [web-designer spia-bolognesi over 60] attraverso un blog e un libro.

Fra l’altro il suo relatore era Isacco Turina, ne parlai una volta, il nostro amato prof-poeta con l’ubriachezza facile e spudorata…una bella combricola insomma.

Per chi non sa:

Lo spettro della bolgonesità” è il blog più cliccato di Bologna, è uno spazio iperlocale in cui l’appartenenza cittadina un po’ la si sfoggia, e un bel po’ la si prende in giro; è un vademecum di tutto ciò che interessa il territorio, dalla politica alle tagliatelle, alle deiezioni canine; è una raccolta-sbeffeggio di stereotipi triti e ritriti, che però ogni tanto ti fan pensare a quanto sia effettivamente forte l’influenza di questa città su chi ci è nato…

Umarells uotching” è una costola de “lo spettro”: umarell è una parola bolgonese che designa il tipico omino over-60 in pensione che si aggira apparentemente senza meta nella città, ogni tanto si ferma a guardare un cantiere, magari incontra un altro umarell e ci si intrattiene dialogando in dialetto, poi si ferma a comprare il quotidiano locale, e cose così…Maso a cadenza più o meno giornaliera pubblica una foto da lui scattata che descrive un momento di vita dell’umarell di turno, insomma fa local-ludo-sociologia 2.0.

E quindi il nostro Galluzzo ha analizzato tutta questa roba qui [se interessa qui trovate il link alla tesi], che sembra una cazzata, ma io ci ho pensato, ho pensato a quello “spettro” che galleggia sulle teste dei bolognesi in ogni tempo e in ogni luogo, quel modo di fare le cose, di dire le cose, di rimanere attaccati a un certo ideale cittadino…

Tipo a Milano. Coi pochi bolognesi che ho incontrato prima o poi si arriva sempre al discorso “Bologna non è più quella di una volta”, ma non per mancanza di argomenti come quando si parla del tempo, ci si arriva perchè quella per noi è una cosa importante – le trasformazioni e regressioni di Bologna ci interesseranno sempre, anche se non ci torneremo mai – e avremo sempre in comune quell’amarezza nostalgica nei conronti di una città che sembra non accoglierci più, noi che l’abbiamo tanto amata. E’ che Bologna pare sul serio uno spettro che ti segue sempre, ma non per opprimerti, ti segue semplicemente perchè fa parte di quel che sei. E’ una città che non si accontenta di fare da contorno, è una che si plasma gli abitanti a sua immagine e somiglianza, che anche quando se ne vanno sappiano di chi son figli.

Ora sarebbe facile dire che tutti siamo nati da qualche parte e ci portiamo in saccoccia tradizioni e abitudini locali. Verissimo, ma ci sono posti e posti, io sono nata in un posto che ti fa e ti rimane addosso, il carattere della mia città è mille volte più forte del mio, e anche se non voglio più saperne del suo decadimento lento, capisco bene che a certe sue cose ci son lagata senza alternativa. E ne sono felice. D’altronde l’orgoglio provinciale è una delle caratteristiche più radicate nei bolognesi.

Tutto qui. Poi rimane che sto bene nelle città grandi, sinceramente, e sto meglio ad aver troppo da fare che troppo poco.

E comunque, finalmente metto nel blogroll “umarels uotching”, che lo volevo fare da un pezzo ma mi scordavo!