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Mi-Ti Televendo.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 7, 2007

Ci son cose che catturano la tua attenzione prima ancora che tu te ne renda conto, e ti tengono lì-immobile con sguardo perso pur senza destare in te nessun interesse pratico.

Per l’ennesima volta incantata dalle televendite americane pensai – oh, signora con la voglia di vino, ti prego fallo ancora! Copri il tuo stigma col magico prodotto dell’uomo moderno senza macchia e senza vergogna, quindi esci dal buio angolo della tua anima nel quale per anni hai trovato rifugio e sorridi al maschio brizzolato con mascella promettente che incontri al bar in pausa caffè! –

E la signora bionda lo fece – il miracolo espanso sotto i miei occhi: due puntine di mousse color incarnato, solo due minuscole macchiette sulla guancia che lei cominciò a distribuire con massaggio circolare, e alla fine il risultato meraviglioso: un viso senza pecca alcuna, e con esso l’impagabile sorriso il cui significato pareva proprio essere quel misto di soddisfazione e serenità che è poi l’obbiettivo ultimo di ogni esistenza.

Dicevo, le televendite americane mi attraggono fin da quando ero bambina – avrò avuto 7 anni e sarei rimasta pomeriggi interi a farmi imbottire la testa di cianfrusaglie per vite facili, più facili del facile, vite dove ogni azione è fluida e senza intoppi, ogni cosa scorre e nulla si sporca mai. Per capirci, io non è che le cercassi, non mi mettevo davanti alla tv a guardare le televendite, ma se mi ci imbattevo ne ero risucchiata senza possibilità d’alternativa – un cervello seduto sul divano a fare bolle di sapone.

Ieri, colpita da stanchezza intellettuale, travolta da voglia bramosa di schifezza da palinsesto pomeridiano di fine estate – dopo pasto – casualmente passai per Nuova Rete. Ed era tutto un succedersi di belle signore che mi sorridevano, un flusso rassicurante di espressioni plastificate accompagnate dalle parole dense di competenza e sicurezza della doppiatrice italiana. Penso proprio che sia quel ritmo lì, il ritmo della doppiatrice italiana, che mi agguanta totalmente…Mi fermo senza particolari intenzioni, senza nessuna volontà, so già di che si tratta, so già che il prodotto non mi interessa – che nessun prodotto mi interessa -, se ci pensassi un attimo troverei il tutto abbastanza patetico, ma io mica sto pensando a nulla, quindi va bene, signora suadente, illustrami i prodigi della tua pappetta molle copri-paure e insicurezze di noi fragili storpiate post-moderne.

Comincia il teatrino, e son consigli della make-up artist, testimonianze di gente comune, esperimenti dal vivo, prima-dopo, omaggi, indicazioni tecniche, goccioline di rugiada ovunque. E intanto continua, lei, a parlare. Spiega tutto per bene, con tono vivace, ma senza enfatizzare troppo – perchè in fondo che bisogno c’è di gridare e gesticolare? – il miracolo è lì davanti ai miei occhi, mi si offre senza richiedere nessuno sforzo, ciò di cui ho bisogno è solo un accompagnamento rassicurante nel mondo multisfaccettato del direct marketing – sa com’è, godiamo di una così cattiva fama; ma Lei lo vede no? non vogliamo costringere nessuno, Le stiamo solo offrendo un’opportunità, vogliamo solo farLe sapere che Lei può scegliere, può superare l’ostacolo e godere a pieno del Suo corpo e della socialità, col nostro aiuto. –

Io continuo a stare lì priva di opinioni…mi torna in mente la voce del Plurimix Bosch che mi faceva proprio lo stesso effetto, e poi in quella televendita, a rafforzare la dimensione domestica, c’erano sempre le mani casalinghe della signora che lo provava “dal vivo”, mani di zia, sicuramente; una cosa ipnotica, dai buchi di quel marchingegno sgusciavano lente pietanze di ogni tipo, impasto per biscotti, verdure affettate, macinati, maccheroni-spaghetti-fusilli, gelato, insaccati…e si sarebbe proprio detto che quella macchina avesse davvero il potere di rendere la vita più semplice, ma non solo in cucina…io, bambina attenta, l’avevo capito, la promessa ultima del Plurimix Bosch riguardava impalpabili equilibri cosmici, si trattava di insegnarti un nuovo approccio all’esistenza, captarne il flusso e saperlo dirigere…quando la signora diceva – per cambiare lavorazione basta sostituire il componente, ed ecco, in un attimo si passa dall’impasto per tenere focaccine alla triturazione per il soffritto -, in quel momento lei sottindeva una lezione importante, l’adattamento, la flessibilità, cambiare per trovare la felicità…signora cara, lei ha proprio ragione, a volte basta così poco, a volte sembra di dover scalare montagne e attraversare praterie e allora ci si fa prendere dalla paura, quando in realtà la felicità è a un passo, basterebbe un soffio…un corso di yoga dice?…ma sa che mi ha sempre incuriosito…avevo anche preso un libro una volta, diceva che nel corpo ci sono dei punti, che sono come degli interruttori…yoga…però pare che anche la cabala…

Divago. Come al solito. E quando divago poi non riesco a concludere. Ma insomma, il punto è questo, le televendite amercicane hanno su di me un effetto lobotomizzante temporaneo – mi lasciano senza opinioni e senza intenzioni -. Quelle italiane no, per niente, perchè i presentatori o strillano o si entusiasmano troppo, sembrano sempre in preda ad ipereccitazione da adrenalina in endovena, vien voglia di prenderli a bastonate.

Ovvio che questo non è un tentativo di critica comparata delle televendite, ovvio che sono tutte brutte-inutili-e cattive, e non ce n’è una fatta meglio, e se c’è a noi non ci interessa e non ne vogliamo sentir parlare. Ovvio.

5 Risposte

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  1. ceci said, on settembre 9, 2007 at 11:08 am

    Ahahahahaahahahh! Mi piace la conclusione ” le televendite americane hanno su di me un effetto lobotomizzante”! Ma quella del cosino che toglie tutti i peli superflui dalle orecchie e dal naso, l’hai visto?
    che sembra sia un congegno progettato dagli ingegneri della Nasa con tanto di LED BLU, invece è un banale rasoio..Però messo come lo mettono loro, lo compreresti subito!

  2. sarah said, on settembre 9, 2007 at 3:43 pm

    Pensa che da piccola credevo che “pagamento personalizzato” volesse dire che l’aggeggio lo pagavi a seconda del tuo reddito, quindi dicevo a mio papà – ma dai, tanto se gli dici che non te lo puoi permettere loro te lo fanno pagare meno! -, e allora si che tutto mi sembrava acquistabile!…io più che altro comprerei qualsiasi cosa per vedere com’è dal vero, come si fa, come si usa, poi sicuramente finirei per fare danni, pastrocchi e fine dei giochi…[ma il Sonic Blade, non è che quando lo usi ti fa quel leggero brusio tipo trivella petrolifera+scavi archeologici+traffico cittadino nell’ora di punta?…mha…]

  3. Lenz said, on settembre 11, 2007 at 9:06 am

    Io mi lobotomizzavo davanti agli strilli del Baffo (non quello della birra) che vendeva orologi o bicchieri indistruttibili.
    Poi i primi piani del cameraman sull’oggetto della promozione mentre Baffo colpiva con veemenza il tavolo facendo sobbalzare tutto quanto.
    Lo guardavo come si guarda un alieno, e forse non avevo tutti i torti.

  4. Lenz said, on settembre 11, 2007 at 9:08 am

    Ah boicottate MediaShopping!

  5. sarah said, on settembre 11, 2007 at 10:11 am

    d’accordissimo sul biocottaggio di Media Shopping!


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