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Dei Fagiolini Multiflavour.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 4, 2007

Io sono una che i regali li fa volentieri. Proprio mi ci diverto a cercare cosette per le persone, soprattutto se le persone le conosco bene e se hanno un gusto generale delle cose simile al mio. Per questo motivo comporre il collage di “presenti” da portare a Cecilia al ritorno da Londra è stato piuttosto piacevole – guarda, tocca, annusa, bello! glielo prendo! – il risultato è una busta-sacchettino di cartone a righe [ovviamente tanto carina] con dentro oggettini vari tendenzialmente appetitosi [appetitosi sotto diversi punti di vista, di commestibile in realtà non c’è molto].

Ma arriviamo al punto. Uno degli elementi della composizione è un barattolo dalle sembianze del contenitore per medicinali con dentro le Jelly Belly – comprato da Muji [ho scoperto che Muji c’è anche in Italia, in particolare a Milano. Mi ritengo soddisfatta, anche se sarà difficile colmare il vuoto lasciatomi dall’assanza di TopShop]. La Cec, come si nota dal commento nel post precedente, ha decisamente apprezzato i fagiolini caramellosi, però non sapeva dell’esistenza di questo prodotto ad alta componente ludica che sono le Jelly Belly Beans. E quindi questo post è per lei – per farle esplorare un universo di gusti molteplici e combinabili!

Le Jelly Belly nascono negli anni ’70 in California dall’idea di un umarell che voleva creare un nuovo tipo di caramella gommosa con meno zuccheri e coloranti e più ingredienti naturali che dassero al prodotto un gusto intenso e sano in un formato piccino piccino. E c’è riuscito. Effettivamente pare che le Jelly Belly siano più salutari delle altre caramelle – dice che contengono la metà dello zucchero e litri in più di ingredienti naturali -, ma diciamocelo, l’idea illuminata dell’uomo-faina è stata quella di giocare sulla definizione “jelly bean”, dando effettivamente alle sue caramelle le sembianze di un fagiolino, declinabile però in tante forme e colori. Ma proprio tante – i gusti base sono 50, ma crescono e cambiano in continuazione, a volte ne vengono inseriti di nuovi, poi ce ne sono alcuni disponibili solo in certe stagioni, e poi negli anni sono nate diverse linee di prodotti, quelle tropicali, quelle per gli sportivi, quelle di Harry Potter coi gusti strani…Altra idea illuminata – perchè senza marketing non si va da nessuna parte, e dovete mettervelo in testa anche se vi fa schifo, pito? ficcatevelo bene in testa -, far passare Regan per un tossicomane dipendente dalle suddette caramelle – giurissimo, ne teneva sempre un barattolo sulla scrivania alla Casa Bianca, e quando i suoi amici diplomatici andavano a trovarlo lui gliele offriva accompagnandole col sorriso smagliante dell’uomo di mondo che sa il fatto suo, e poi facevano anche un gioco bellissimo: Regan bendava l’amico e quello doveva indovinare senza vedere il gusto della Jelly Belly – bè, certo che indovinavano, non ve l’ho detto che le Jelly Belly sono prodotte con procedure raffinate per mantenere il gusto intenso e naturale dell’ingrediente base? -.
Ah, altra cosa irresistibilmente ludica, puoi fare le ricette di Jelly Belly: combinando insieme caramelle di gusti differenti come fossero gli ingredienti di una pietanza, puoi ottenere un nuovo gusto…per capirci meglio.

Insomma, vuoi l’aspetto, vuoi la pubblicità le JB spopolano negli USA e presto approdano anche in Europa. Ora, la storia europea dei fagiolini mi è un po’ confusa, quella italiana poi non l’ho capita proprio. Diciamo che in Europa le si trova in Francia, in Germania, in Spagna, in Olanda, in Belgio, in Austria, in Svizzera, ma è sicuramente nel Regno Unito che sono più popolari – tanto che c’è anche il sito Jelly Belly U.K.. Effettivamente a Londra le trovi un po’ dappertutto, da Muji per esempio, ma anche da TopShop – te vuoi comprare una maglietta e ti ritrovi magicamente nella szione dolciumi assortiti, con le JB protagoniste indiscusse – eh si, nei negozi d’abbigliamento grandi, un po’ alternative-per-finta-che-tanto-ci-vanno-tutti ci sono anche gli angoli d’oggettistica, di libri d’arte contemporanea-design-fotografia-ci siamo capiti, di cibarie da carie prima di subito, …, insomma angoli effetto-straniamento [no piace citazione brechtiana in questo contesto? ah, pazienza…] -, poi le trovi anche da Harrods…insomma sono proprio infilate in ogni salsa. Sicuramente merito anche di Harry Potter. A me sta bene così.

In Italia…in Italia arrivarono! Sì-sì, io le ho conosciute a Bologna le Jelly Belly, mica facendo la pellegrina giramondo! Vediamo, non mi ricordo bene quanti anni avevo, può essere 13-14…non più di 14 penso…quindi si parlerà di 8 anni fa circa? Bha, comunque all’Ipercoop Villanova [Bo], nella parte esterna al supermercato, davanti a Benetton, aprì il negozietto Jelly Belly Beans, con tanti contenitori trasparenti e tante palettine, che tu andavi, spalettavi, riempivi il sacchettino, te lo facevi pesare e ciao. Dietro al bancone c’era una signora bellissima, con la pelle trasparente, gli occhi ghiacciati e i capelli grigi a caschetto con le punte nere. Era proprio bellissima, davvero. Pareva andasse tutto bene. Poi non so come e non so quando, il negozio scomparve, e di JB in Italia mai più sentito parlare.

Ecco, questo è quel che so dei fagiolini multicolor-multiflavour che piaciono ai grandi, ai piccini e ai presidenti degli Stati Uniti d’America. Ora, interroghiamoci sul perchè-percome certe cose in Italia non arrivano mai, oppure arrivano e scompaiono. [oh, a me certi catenoni, certe realtà industriali iper-mega-giganti farebbe piacere averle anche qua, tipo Starbucks per dirne una…si, a me mi piace la città. No, io non ci voglio andare nell’agriturismo a magnarmi il prosciutto del maiale Ludovico che mangiava cose tanto buone e tanto controllate…sfogo collaterale, scusate.]

9 Risposte

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  1. ceci said, on settembre 4, 2007 at 8:56 pm

    OH
    MIO
    DIO
    !!!
    Non credevo che delle piccole caramelline gommose buonissime e che danno dipendenza e ti rendono subito felice potessero avere tutta questa storia dietro!
    Intanto ti dico che ho appena provato il miscuglio di 3 Jelly Beans che mi hanno dato il sapore di Muffin ( :| ) e ti ridico che sono proprio contentissima dei regalini, tanto che avevo in mente di fare una foto globale e metterla sul blog in tuo onore, e dopo questo post domani lo farò!

    E poi faccio una nota di marketing: fondamentalmente credo che in Italia queste robe non riescano facilmente a prendere piede perché sono davvero troppo poco salutari, non fanno parte della nostra cultura gastronomica.
    Guarda ad esempio i vari Sweet Sweet Way, aprono, e tutti si catapultano là dentro, dopo due mesi che a tutti gli è venuto il cagotto non ci entra più nessuno e chiudono.
    Credo che i Jelly Beans siano la stessa cosa, per quanto l’idea di marketing sia tremenda (in senso positivo), sono comunque caramelle gommose piene di roba di cui ignoro gli effetti collaterali che non fanno di certo bene alle forme di nessuno!

    Sta di fatto che sono fighissime, e passerò le prossime giornate a fare i miscugli!!

  2. bebo said, on settembre 5, 2007 at 8:07 am

    Tu all’agriturismo non ci vuoi andare perchè non ti piace mangiare, mica perchè ti piacerebbe avere sotto casa qualche altra cosa.
    A riprova di tutto questo ogni volta che si è andati a mangiare fuori non sei mai venuta, solo a quelle cacate inutilmente etniche.
    Mascherina, io ti conosco. [cit.]

  3. sarah said, on settembre 5, 2007 at 11:37 am

    si è vero mangiare non mi piace particolarmente, ma ho i miei motivi: 1 – non sono abituata a curare il cibo perchè non ne ho mezza di cucinare. Oh, amen, proprio non mi va. Indi nell’acquisto del cibo quel che valuto principalmente è la velocità di preparazione. [poi non principalmente, principalmente voglio evitare di mangiare cose che mi distruggano il fisico internamente ed esternamente] 2 – il mio stomaco non funziona come il tuo! il mio stomaco funziona di merda, ci metto anni a digerire-mi gonfio-mi viene acidità, quindi quando andate a mangiare bolognese e/o crescentine tigelle e giù di lì io so che dopo mi sentirò pesante e smaronata e non è bellissimo…e poi la roba bolognese se la voglio me la fa la mamma tutte le domeniche, le cacate etniche invece no.
    E poi, mettiamo le cose in chiaro, nell’agriturismo non ci voglio andare perchè io in un ambiente lento e rilassante dopo 5-6 giorni divento schizzofrenica. E tu, che si mi conosci, lo sai…poi ovvio che con gente con cui stai bene andresti ovunque, ma insomma, la campagna, le passeggiate bucoliche, la vita sana di stocazzo tendenzialmente mi da su i nervi.
    Ceci, veniamo a noi! quando parlavo di cose che in Italia non arrivano mai pensavo più che altro alle catene tipo Starbucks e affini [caffetteria multiscelta con poltrone vellutate] – take away di tutti i tipi – Pret a Manger e dintorni [caffetteria-fast food con cibi fatti a mano e tendenzialmente genuini dove trovi panini e dolci ma anche frutta, insalate, yoghurt…], poi le catene di abbigliamento di qualità ma low cost [low o semi-low] tipo Gap e TopShop – qua abbiamo solo mango e zara – si perchè non venitemi a dire che la roba di H&M è di qualità…quel che penso – e che scrissi anche in una mail a Bebo – è che in Italia vengano portati su un piatto d’argento certi interessi relativi all’idea “alta” che si ha della nostra cultura, il made in italy per la moda, il cibo come istituzione, il caffè tradizionale…penso che sia diffusa l’idea che affermare queste punte d’eccellenza del nostro paese significhi anche ostacolare [magari non espicitamente] l’introduzione di modelli di consumo alternativi. Poi ovvio che i modelli alternativi arrivano comunque, però più lentamente, su un terreno meno fertile, e sicuramente con un minore desiderio da parte dei gruppi internazionali di investire nel mercato italiano. Ah, questo anche nell’arte e nella creatività – non c’è nessuna volontà di creare un mercato contemporaneo. E poi funziona tutto sto meccanismo di difesa dei “valori alti”? Per la cultura gastronomica si, ma la moda-l’arte? Valentino da anni sfila [sfilava] solo a Parigi; per il restauro del Colosseo si fan figure barbine; il territorio non lo rispettiamo neanche quando è patrimonio dell’Unesco…quindi? Quindi scazziamo tutto ma siamo contenti così.
    Io non è che voglio fare la globalizzatrice folle, il mio paese lo amo, ne amo le tradizioni e i tratti tipici, ma se devo stare fuori casa tutto il giorno mi farebbe comodo potermi fermare a fare un pasto veloce, non costoso e sano in un posto pulito e non affollato da 15enni tutti stlline-pallini-righine.
    Bon, finito. Le ultime 4 righe del mio post effettivamente necessitavano di approfondimento…

  4. kikkla said, on settembre 5, 2007 at 11:58 am

    ah, e poi-e poi, il fatto che certe catene significhino per forza importazione di modelli di consumo stranieri, dipende anche dal fatto che la nostra staticità su ceri valori ci impedisce di creare modelli di consumo italiani contemporanei. Voglio dire, chi ce lo impediva di ideare un nuovo modello di caffetteria italiana esportabile all’estero che conservasse determinati tratti tipici [sia nell’offerta di prodotti: dolci italiani – caffè italiano fatto all’italiana, ma anche nell’allestimento degli interni…si però non è che ci devo pensare io-adesso a ste cose…]? Insomma difendere il patrimonio culturale non può voler dire solo rifarsi alla tradizione e guardare con la puzza sotto il naso a tutto quel che viene da fuori.
    [che poi il nome e il brand qualcuno lo usa comunque. vedi Caffè Nero – al solito, catena di caffetterie U.K. che sfrutta la definizione italiana.]

  5. bebo said, on settembre 5, 2007 at 4:42 pm

    Però se volessi mangiare toscano non ci verresti secondo me! Ma poi chissenefrega, solo che a noi ci piace un sacco stare a tavola assieme e te ci snobbi sempre. Ed è un dato pressochè oggettivo. Per esempio sabato mangiamo dal lenz, ci vieni?

  6. ceci said, on settembre 5, 2007 at 5:29 pm

    Sono molto d’accordo con ete sarah, il mio discorso era riferito ovviamente solo alle catene di troiai gommosi o dolci o insomma robe particolarmente poco salutari.
    Ma per il resto sono davvero d’accordo.
    E ti dirò di più, secondo me, Starbucks ce lo ritroviamo fra un po’ almeno a Roma e Milano..sarei molto curiosa!
    Credo che l’Italia voglia esportare un’idea di sé e del cibo che consumiamo troppo alta per creare delle catene fast food buone o fast coffee buono, o yogurterie degne di questo nome..
    Comunque sul blog ho messo due foto molto poco artistiche dei regali che mi hai portato!
    però dal lenz ci vieni (ci portiamo il jappo take away?)

  7. sarah said, on settembre 5, 2007 at 5:54 pm

    non ci vengo perchè il sabato sera lo sapete che non ci sono! al meglio compaio verso mezzanotte e mezzo-l’una! Ma sarà mica una discussione da commenti a un post sulle jelly belly…lo so, colpa mia che non ci sono mai, che c’ho da preparare un totale di 1200 pagine in due settimane…si, tanto è sempre colpa mia…che poi fra 2 ore ci vediamo…ma và-và…

  8. bebo said, on settembre 5, 2007 at 11:38 pm

    A natale ti regalo i vanilla sky a casa con vitto e alloggio a spese tue!

  9. sarah said, on settembre 6, 2007 at 7:32 am

    uh! finalmente avrò qualcuno a cui poter infilare utensili da giardino negli orifizi!


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