S/H

Post Rosso.

Posted in Uncategorized by sarah on settembre 28, 2007

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Come il Chiuaua di Paris.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 27, 2007

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Giornata loffia. Mal di testa – mal di gola – aulin – non sto un gran chè…che si fa in un pomeriggio autunnoso in casa col mal di testa?

Si torna da Paint e si ascolta la radio.

A Condor Matteo Bordone mette alle strette Luca Sofri con domande di scienze naturali:

– Tu lo sai cos’è uno zfgrzytsz?

– No, ma tu sai fare questo?

a questo punto Sofri si toglie il mantello sfoggiando un completino di elasten da circense professionista, fa due saltelli su se stesso e poi comincia a piroettare da una parte all’altra dello studio, alterna tripli salti mortali e avvitamenti, balza sulle pareti, fa due ruote e poi chassè incrociato, passè e champignon, altri cinque salti mortali, due piroette e di nuovo in postazione a intervistare una che sa il fatto suo di National Geographic Channel.

[Potrebbe non essere andata esattamente così. Potrebbe.]

Pinocchio quest’anno inizia alle 17.30. Subisco mezz’ora di Tropical Pizza a tradimento. Ma che vuoi dirci a Nikki? Ma niente, mi ci sono anche un po’ affezionata, però a piccole dosi. Ma piccole…

Diego e la Pina si piegano alla fiacca autunnale. [io intanto continuo a colorare pixel] Passano canzoni di una malinconia tanto profonda quanto inutile, poi d’un tratto sbuca Oliviero Toscani che – indovinate – ha fatto una campagna provocatoria – Si, l’abbiamo vista. Si, fa impressione. Si. Bene. Ciao Oliviero Toscani, ci sentiamo alla prossima campagna provocatoria.

A Caterpillar son più tonici, però io colgo solo l’ultima mezz’ora.

Nel frattempo ho finito le mie mosche. Non domandatevi cose.

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Tre Cose Tre.

Posted in Uncategorized by sarah on settembre 26, 2007

Scusa puoi ripetere?

Da un po’ è cominciata su Rai2, alle 8 della sera [le tanto care 8 della sera, quando il nucleo familiare ritrova la sua unità e tutti, dal lattante frignone alla nonna con le ossa umide, riscoprono il piacevole tepore del focolare domestico], dicevo, su Rai2, alle 8, c’è una nuova sitcom. Si chiama 7 Vite ed è la storia di un ragazzo che si risveglia a 30 anni da un coma durato 15 anni e, sai com’è, ha un po’ da riprendere le misure, deve rifarsi l’abitudine a stare al mondo, lui porello l’hanno messo in standby da adolescente per poi riaccenderlo trentenne, capisci che gli manca qualche tappa…un bel po’ di tappe…c’è da aver pazienza insomma. E’ un format spagnolo, così, per la cronaca. Ora, in generale secondo me è ben fatta, come al solito niente di comparabile con le sitcom corali americane tipo Friends, però va bene dai; gli episodi durano una mezzoretta, il ritmo è veloce, i personaggi sono ben delineati, e la scrittura è sufficientemente brillante. Quindi è un prodotto d’intrattenimento assolutamente dignitoso, divertente, con situazioni paradossali e intrecci comici, niente da dire. Però mi ha messo un grosso dubbio: sono io che son diventata bacchettona, o anche a voi “te la porti allo zoo e la trombi dietro la gabbia dei leoni” non fa molto Rai2 alle 8 della sera?

E’ che tutto gira attorno al rapporto fra il protagonista e il sesso femminile, e il programma narrativo del suddetto protagonista consiste nel perdere la verginità, di conseguenza il tema portante della maggior parte delle gag è la sessualità; inoltre il linguaggio che usano è molto esplicito [ma davvero, ma molto]…ora, lungi da me dare giudizi morali, solo che nel mio cervello lampeggiano seguenze di parole tipo “servizio pubblico” – “protocollo per la tutela dei minori” – “Simona Ventura si sta tanto impegnando per evitare di ricoprire Cecchi Paone coi peggio epiteti mai uditi da orecchio umano”, e questa sitcom, messa lì come se niente fosse mi ha un attimo sballato i calcoli, non mi ci ritrovo con la logica…oh, se poi va bene a voi, figuratevi a me. Però i conti non tornano…

Questa roba non fa per te.

Questa cosa non vi interessa, ve lo dico già.

Fa Bebo “ho la mia libreria in costruzione su aNobii“.

Faccio io – sguardo da pesce – “vabbè diamo un occhio”. Accantono un attimo la conspevolezza che ho di me stessa [dai, lo sapevi benissimo come andava a finire…], e mi iscrivo. Metto su un libro. Bene, io con anobii mi son già divertita abbastanza.

Quella roba non fa per me.

[Dice Bebo che è utile per avere spunti di lettura, sai, vedere un po’ cosa legge gente coi gusti simili ai tuoi…secondo me è solo compiacimento estetico e autogratificazione…e poi se non hai ancora letto cose tipo “Delitto e Castigo” o “Il Maestro e Margherita”, cosa vuoi andare a spulciare nella libreria di un pincopallo mai visto…].

Pasticciaccio Miss Italia.

MA COS’E’ QUELLA ROBA LI’?!

Semplice, trattasi di esternazione di suicidio inconscio applicato col metodo del piano lievemente inclinato. Se tu metti una pallina su un piano lievemente inclinato, quella comincia a rotolare, e rotolando acquista velocità, dimodochè diventerà impossibile fermarla. Nel caso specifico possiamo avvalerci di un elemento base già di suo alquanto deteriorato, ovvero uno show stantio che degrada la figura femminile; ad esso aggiungiamo una presentatrice mummificata affetta da isteria somatoforme; stati confusionali vari accompangati da labirintite delle inquandrature e sorrisi circostanziali; numergologia che neanche la maga Cassandra su Rete7; siparietto b-side, vale a dire l’ambita fascia chiappa d’oro, vale a dire “faccia vadere bene la costata d’agnello…si, ne metta due chili abbondanti, e ci aggiunga quei tre bei cosciotti d’agnello.”; esseri umani in avanzato stato di decomposizione; esseri umani in avanzato stato di plastificazione; ragazzette scialbe di cui si apprezzano con ammirazione le notevoli capacità metaboliche, e…dulcis in fundo, vincitrice secca come un ragazzino denutrito con contorno di campagna-shock antianoressia firmata Oliviero Toscani e conseguente spinta mediatica a tutto tondo sulla malattia! Wow! Applausi – festa- gaudio – balli popolari – vino – vodka – cocaina – overdose – ragazza morta – tutti a casa. Al prossimo anno cari telespettatori!

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Con Cautela, come se camminassimo sui Vetri rotti.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 24, 2007

Allora. Respirone. Beppe Grillo. [pensavo di evitare, e invece no.]

Fai conto di essere una che con le piazze e con gli urlacci e con le raccolte di firme non ci va molto d’accordo. Fai conto che quando vedi tutte quelle persone col collo allungato verso il palchetto animato da un uomo estremamente carismatico un po’ ti piglia male, perchè ti sembrano tutti un po’ troppo coinvolti…un po’ troppo lanciati emotivamente, e tu li vedi che hanno rinunciato alla razionalità, al senso critico, che quell’uomo lì-in quel momento lì potrebbe dire anche: “e poi ammazziamo tutti i cani marroni, perchè in autunno le foglie cadono, e allora Astrolabio.” che tutti continuerebbero comunque a sbraitare trionfanti. Fai conto che certe strumentalizzazioni [leggi intervista-video ad un uomo i cui genitori sono stati uccisi da degli “indultati”.] non ti vanno proprio giù, ma non perchè sia sbagliato portare una testimonianza forte, per il semplice motivo che la funzione di quella testimonianza è scatenare un’indignazione [di nuovo] emotiva riguardo un tema che già è stato vissuto molto “di pancia” dalla gente, quando poi basterebbe una riflessione lucida su quella legge per capirne l’inadeguatezza. Poi mettici che sei una che in certe cose ci tiene al pragmatismo, e che in certe cose pretende una presa di responsabilità non ambigua, non che oggi faccio il comico, domani il politico, dopodomani mi iscrivo alla scuola di Amici, vedi mai…non che proponiamo delle iniziative politiche assolutamente concrete, però poi prendiamo per i fondelli le figure sitituzionali quando ci danno udienza […come se Gordon Brown si mettesse a discutere con Mr. Bean…]. Mettici che “vaffanculo” è una brutta parola. Mettici che “inno” e “marcia” peggio ancora. Mettici anche che sul blog di Grillo e sui suoi seguaci pensi questo: da una parte c’è una moltitudine di persone giustamente incazzate, dall’altra parte c’è beppegrillo.it, un blog che da’ a queste persone “pane per i loro denti”, che conferma le loro idee, e quindi le appaga; ora, nel momento in cui queste persone trovano confermate e fomentate le loro idee di base non avranno nessuno stimolo a ricercare un punto di vista diverso, e non saranno interessate a una lettura critica, ma tenderanno a prendere tutto come oro colato. Brrr – schifo – a priori. Poi d’accordo che il blog si propone come sistema aperto, che tutti possono dire il loro parere, e contribuire e urlare a squarciagola, ma il meccanismo porterà sempre ad urlare in favore dell’ideologia dominante. Insomma, fai conto che sei una scettica, affatto sensibile ai richiami di massa, e che hai un sacco di buoni motivi per guardarlo storto Beppe Grillo.

Poi, tu sei anche una che, come tutti, ne ha sentite, ne ha lette, ne ha pensate tante. Tante cose intelligenti, tante cose meno, ma insomma, tante cose. E a un certo punto hai avuto come l’impressione che in questo mare di bla bla bla fossero proprio gli “addetti”, i giornalisti, quelli ad avviarsi per primi alla deriva. Ti è sembrato che molti commenti ignorassero la sostanza del fenomeno, limitandosi a ricamarci attorno. E anche tu tutto sommato, ti stavi fossilizzando sulle critiche e avevi totalmente perso di vista il senso. Di questo te ne sei accorta leggendo i commenti di gente normale ai post di una persona un po’ meno normale [intendo dire un po’ più pubblica, mica altro.], cioè Matteo Bordone.

Di solito trovo i commenti critico-aggressivi abbastanza sterili, mi infastidiscono molto, e non credo siano utili ad alimentare un dibattito costruttivo. Eppure quello che ha scritto Albionese mi ha fatto fermare un attimo e rivalutare alcune cose. Diceva così:

(…) Mi immagino già un post futuro contro il giustizialismo di Travaglio, contro la faziosità di Santoro, e la Guzzanti che se le va proprio a cercare. Un post no, ma ti stanno già un po’ antipatici questi personaggi, vero? E poi DiPietro che usava metodi da Gestapo durante mani pulite, per approdare anche lui alla politica. Craxi rubava ma lo facevano tutti… e Berlusconi ha il diritto di fare politica come qualsiasi altro cittadino. E io che scrivo sono un coglione terrorista.

Ecco, l’ho presa sul personale, e [nonostante questo-quello-e quell’altro] secondo me ha ragione. Quel rischio lì, quello di una critica che da una parte diventa sempre più severa sulle questioni di forma, e dall’altra perde di vista la realtà delle cose sui temi concreti, secondo me c’è.

Quindi sono concretamente tornata ai tre punti della “legge popolare” di Grillo, e posso solo dire che mi ci ritrovo.

Sono d’accordo sulle due legislature. E da tener presente che si possono occupare posti politicamente importanti anche non sedendo in Parlamento. [No perchè pare che uno dica che dopo 10 anni li carichi tutti su un charter e li smolli in un atollo sperduto in mezzo all’oceano…non è proprio così.]

Sono d’accordo sull’elezione diretta.

E sono anche d’accordo col no ai Parlamentari condannati. Che è il punto più controverso. Mi avvalgo dei commenti:

Marco Berti dice:

Penso che sia moralmente opportuno (va bene così?) che chi ha subito condanne o ha commesso reati non stia nel posto più alto in cui si opera la democrazia, e mi piacerebbe che questa fosse una specie di regola non scritta ma condivisa da tutti: ecco, mi piacerebbe che fosse un principio.

Matteo Bordone risponde:

Ma creare un meccanismo automatico è in contrasto con un’idea di giustizia democratica. Lottare per una legge elettorale che permetta di scegliere le persone, conoscendone anche i trascorsi, invece è giusto e democratico.

E scorsi1 dice:

Nei paesi civili se ti beccano con le mani nella marmellata la gente si dimette , chiede scusa e si dimette (…)Preso atto che siamo diversi dagli altri, abbiamo una sensibilità inferiore ( vogliamo parlare di previti ?), penso invece sarebbe utile l’interdizione dai pubblici uffici per tutti quelli che si sono macchiati di reati diciamo incompatibili con la gestione della cosa pubblica. hai preso tangenti ? non sei compatibile, ti dispiace ? a me di più visto che mi hai fottuto i soldi ! es: visco hai fatto un abuso edilizio, non puoi fare il deputato, perche ti sei comportotato come l’ultimo dei camorristi, sei li anche perche devi dare l’esempio. punto. Hai ragione, col tempo si può cambiare , ma per fortuna c’e’ tutto un mondo di possibilità che non passa per montecitorio o palazzo madama, si posso fare cose egregie anche fuori dal palazzo.

E anche:

In un paese civile si presenta un farabutto, quasi sicuramente non verrà eletto, diciamo che ci sono già gli anticorpi che lo impediscono, l’italia non è in una situazione “normale”, è malata e gli anticorpi non funzionano, che vogliamo fare aspetiamo che muoia o gli diamo un antibiotico, che subito indebolisce tutti (siamo d’accordo) ma poi ci guarisce.

Ecco, starà male affidare il proprio pensiero alle parole di un altro, ma sono d’accordo con sorsi1, in toto. Qua non funzia che se uno è un farabutto la gente non lo vota, c’è poco da fare, c’è da guardarsi in faccia ed esser sinceri. E poi diciamocelo, la storia che per un qualsiasi altro lavoro se non hai la fedina penale immacolata non ti assumono è vera, e se una regola va bene per gli altri lavori [e nessuno se ne è mai lamentato] forse non è poi così liberticida e antidemocratica. Forse è il caso di ridare alle cose la giusta proporzione. E pensare meno in astratto. Forse. O meglio, secondo me è così, e ci ho pensato bene, davvero.

[Comunque continuo tenacemente a non appoggiare nessuno. Che sia chiaro.]

E poi mi devo togliere un peso: Scalfarotto. Parliamone. E mettiamoci i panni dell’uomo medio, questa entità astratta, incorporiamola. Allora, io di quell’uomo ne penso tutto il bene del mondo, il problema è che ORA ne penso tutto il bene del mondo, ORA so chi è, cosa fa, cosa vuole. ORA. Al tempo delle primarie di Scalfarotto non avevo mai sentito parlare in vita mia, ma mai, ma neanche nel periodo antecedente il voto, e non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello che potesse essere un buon candidato. Dice: “eh, colpa tua che non ti sei informata, che sei stata superficiale, che avevi già il tuo voto deciso e te ne sei fregata di tutto il resto.”. Eh, no! ‘sti cavoli! Se TU sei il candidato, e vuoi il MIO voto, non sono io che devo andare a cercare informazioni sul tuo conto, porcaccialamiseria! Se ti candidi per la prima volta, e hai quanti? bho, 30-40 anni, e nessuno sa chi sei, sei tu che devi FRATTURARMI I NERVI col tuo faccione e con tutte le tue menate! Se poi si parla di un’elezione-farsa, fatta non per scegliere ma per confermare, per giocarsi l’ultima carta, e per carità non roviniamola questa [infatti…vabbè…], tu a maggior ragione avresti dovuto spingerti il più avanti possibile con la comunicazione! Altrimenti è tutta una presa in giro! Ci sei per finta su quella lista! E non puoi venire dopo a dirmi che tu ti sei messo in gioco, che avevi un programma, che sei il mio uomo, che. Dimmelo prima, ma me lo devi dire strillando, e strillando più forte degli altri! Oh.

Una cosa: ma Neffa è residente nel Comune di San Lazzaro di Savena – Bologna? No perchè secondo me stamattina quello seduto vicino a me all’Ufficio Anagrafe era proprio Neffa…bha.

Termino: mi hnno informata ieri sera del fatto che il google-bombing non esiste più. Fine dei giochi. E io che pensavo di fare la rivuoluzione…

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Dal Maiale comunista al Maiale Shopping-Victim. Si sa, i Tempi cambiano.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 20, 2007

Pre-Post: Parentesi aggiunte a lavori terminati, per non scordarsi mai le cose importanti. Contribuiamo all’iniziativa lodevole lanciata da Bebo su questo blog quando io ero via e ha fatto per un po’ finta di essere l’owner [siccome vi fa fatica cliccare sui link: sto parlando di google-bombing, chi non sa sappia]. From the bottom of my broken heart – signore e signori [come dicono i comunisti] – paraparappapàààà —> Mastella!

 

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This little piggy went to Prada,

This little piggy went to Cannes,

This little piggy dined at Nobu,

And this little piggy, Hakkasan.

And this little piggy went “wee wee wee wee!”

All the way home because she had a fat bottom!

Perchè la creatura capisca subito con chi ha a che fare.

[Senti tesoro, ti sembra il caso di fare cacca mentre mamma si sta dando lo smalto, no dico, ti sembra il caso?!]

“This little piggy went to Prada”
è un oggettino fucsia contenente filastrocche rivisitate in chiave fashionista da Amy Allen e illustrazioni meravigliose di Eun-Kyung Kang – pubblicato da Spy Publishing.

Ora, non recensisco, collocatevi voi dove meglio credete.

Una trentenne-p.r.-alla malcelata ricerca di “solidità” sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“Ma quelle Manolo le aveva anche Carrie!”

Una trentacinquenne-madre e resonsabile di qualche cosa in qualche azienda-tenacemente appassionata ai tessuti satinati nonostante un certo decadimento corporeo sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“ah, carino…a proposito, l’ho poi preso sai quel tubino Armani blu notte, devi vedere, uno spettacolo…no, per Claudio sono ancora indecisa fra le Hogan beige e le Camper…è che la Camper, sai, è un po’ particolare, non piace a tutti…a cena dici? si, sul tardi però…amore, no, non toccare il libriccino che lo rovini…dicevo, dopo le 10…”

Una trentenne-stereotipo della lesbica mascolina e anche un po’ incazzata [quell’equilibrio armonioso di soldato Jane-Hilary Swank in “Boys don’t cry”-e Rizzo di “Grease”] sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“Che stronzata.” [Ovviamente dopo si tolse la mglietta sfoggiando il torace tonico e sudato coperto solo da un top sportivo, e tornò ad oliare la sua luccicante moto, palese esternazione di una sessualità tendenzialmente aggressivo-dominante.]

Una ventenne-studentessa-amante allegra e poco costante di fenomeni contemporanei vari sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“Fico! No! Fantastico l’orsacchiotto Gucci! Ah-ah “you’re safer with Daddy, both feet on the ground.”…che figata…”

Una ventisettenne-attivista in Greenpeace-sessualità non pervenuta sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“E’ veramente fastidiosa questa ostentazione di frivolezza e superficialità, specchio di una società malata nel pensiero e nel comportamento, che non vede oltre se stessa, non vede come il mondo sta lentamente morendo, non si interessa della parte debole, la lascia ai margini perchè da fastidio, da fastidio vedere i bambini emaciati del Centrafrica, annoiano le notizie dal Darfur, annoiano le campagne ambientaliste (…) Questo libriccino rosa è solo l’ennesimo schiaffo ai problemi dell’umanità da parte del consumismo fuori controllo che governa le nostre esistenze.” – Ma fanno anche la donazione a Save the Children… “Ah, bel modo per prenderci in giro! Com’è che la chiamate? Comunicare la Responsabilità Sociale vero? E’ così triste che la beneficienza si riduca a uno strumento di marketing…ma cosa non si riduce a uno strumento di marketing ormai? Che tristezza…”

Un’agraziata-cattolica-maestra d’asilo sfogliò “This little piggy went to Prada”, e quindi ne disse:

“…ma Hakkasan…che cos’è?” [oh, l’ho detto anch’io “ma Hakkasan che cos’è?” poi l’ho scoperto: patinatissimo ristorante londinese].

Io in punti dico:

– E’ un volumetto frivolo e divertente. Ovviamente, essendo il gioco quello di rendere adulti dei testi che nella memoria e nel pensiero comune sono legati all’infanzia, viene meglio con chi ha un background culturale inglese e ha realmente un ricordo d’infanzia legato a queste filastrocche. Però non è che importi poi molto, anzi, non ve ne accorgete neanche. E poi in chiusura ci sono i testi originali.

– Le illustrazioni sono molto belle, meriterebbero da sole l’acquisto del libro. Eun-Kyung Kang usa uno strumento da “impressione sfuocata” come l’acquerello per delineare oggetti specifici, come scarpe e borse, con dettagli particolari e linee fortemente caratterizzanti. Risultato: nel disperdersi e mescolarsi di colori acquosi, si riconosce proprio QUEL modello di Jimmy Choo!

– In Inghilterra è piaciuto molto, in Italia pone il problema della traduzione, ovvero non è assolutamente traducibile, quindi o si compra su internet o si espatria.

– si, è vero, la beneficienza è un’operazione di marketing. E’ male o bene? E’ così e basta.

Ma-ma-ma, mi scordavo dei maschietti!

Allora, di questi tempi lo scenario maschile è assai poco variegato. Abbiamo:

a) Maschio intellettual-fuffa perfettamente inserito negli equilibri cosmici uomo-donna. [ovvero: potrei parlarti per ore e ore di cinema coreano, ma tutto sommato meglio scopare.]: apprezza con ludica superficialità il libriccino. Insomma, non che gliene freghi realmente qualcosa, ma nel mucchio ce lo si può mettere tranquillamente.

b) Maschio intento ad affermarsi in quanto tale. Sguardo severo sul mondo che si espande ai suoi piedi, sembra non trovare ostacoli sul suo cammino, a parte le decine di donne nude e lascive che si buttano imploranti ai suoi piedi: No, no, non se lo fila pari. Ci mancherebbe. [E comunque roba da donna]

c) Maschietto indie-schivo-anoressico – modello cagnetto bagnato dall’infanzia violenta, quello che ti guarda tremante con gli occhioni spaventati e per un mese buono rimane fermo nell’angolino con la testa fra le zampine: per piacergli il libriccino gli piace…ma noi con certa gente non vogliamo averci a che fare, quindi ciao.

d) Ci sarebbe il maschio-tronista-l’aspirante calciatore della porta accanto…solo che proprio non conosco il genere, quindi non azzardo.

E poi basta, non per ridurre la complessità dell’universpo maschile, ma i filoni dominanti sono più o meno questi..

Post senza Contenuto si susseguono. [E seguono un Settembre di poco Sapore]

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 18, 2007

–ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda—ak-argh-aff-rrrr—…—ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda–

Non ho capito. Credo.

–ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda—ak-argh-aff-rrrr—…—ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda–

Allora esco. Poi rileggo stasera.

E’ stasera.

Non ho capito. Credo.

– Sarah, amore, è semplice: Filippo Facci ha querelato un diciassettenne perchè gli ha dato dello scemo…hai capito, tesoro-bello-del-mio-cuore-cucci-cucci? –

–ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda—ak-argh-aff-rrrr—…—ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda–

Non ho mica capito ancora.

Io una volta gli ho dato del cazzone al Filippo Facci…

– E allora? –

–ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda—ak-argh-aff-rrrr—…—ti vedo coda-ti vedo coda-ti vedo coda—ti prendo coda-ti prendo coda-ti prendo coda–

[Sono ancora convinta di non aver capito come sono andate le cose. Ma non credo che qualcuno riuscirebbe a spiegarmele.

I got a man to stick it out
And make a home from a rented house ohohhhohhhoh

ohohhohhohoh

la vasca è pronta e allora vado

And we’ll collect the moments one by one
I guess that’s how the future’s done ohohohohoh
]

Insofferenze.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 15, 2007

Che palle, sull’Internet tutti ti spiano mentre sei al bagno.

Ovvero:

Non si può dire niente che subito ti sgamano.

Che palle.

[Scusate la pochezza di questo post, ma io proprio dovevo. Questa settimana mi è capitato due volte di essere letta mio malgrado proprio da quelle persone che speravo non leggessero. Non che io sputi veleno su cose e persone a gratis, anzi…Comunque in una di queste due occasioni mi è anche stato chiesto di censurare, e io l’ho fatto, anche perchè si trattava di 4 righe piuttosto inutili. Ma mi irrita tantissimo questa cosa. Poi lo so che dovevo pensarci prima, che le regole son queste, e io le dovrei conoscere bene. Ma insomma, è andata così.]

L’Uomo-Bue che portava a spasso i Maiali.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 14, 2007

Citazionismo involontario – dal film dei Simpson alle iniziative di Calderoli: il maiale maledetto grande protagonista della stagione autunnale.

[Flashback, ma non in B/N, che sennò non si vedono tutti i luccichini arancioni della strada bagnata: una notte di settembre attraversavano Via Marconi Sarah, Rocca, Ceci e Bebo – Rocca sulle doti di Calderoli – si spera sempre fossero solo provocazioni, sai com’è, uno a volte dice le cose così, solo per vedere se il discorso fila, poi se non fila bene uguale, volevo solo provarci.]

No. Ma no nel senso proprio di no, ne ora ne mai, e neanche per fare i deficienti che – a noi di tutta quella gente ce ne frega niente, tanto sono tutti brutti e puzzoni quindi -ma quante belle figlie Madamadorè-, ovvero -chissene, io vi faccio le pernacchie –.

Eh? [tranquilli, adesso tutto diventerà molto più chiaro].

Dicevo, va bene la disaffezione politica, va bene che almeno la Lega di certezze ne da, va bene che uno si sente confuso e quel che vuole in fondo è solo un rifugio sicuro, vedi mai venga una gran pioggia coi tuoni e i fulmini, almeno so che non morirò annegato…Ma io mi son rotta di pensare alle ragioni dell’elettorato leghista [che poi più che elttori a me sembrano seguaci], io di quella scanzonata cafonaggine ne ho proprio abbastanza, non vedo e non voglio vedere nessuno spessore politico – quell’uomo lì per me è solo uno dei peggio-cretini abbia mai aperto bocca. Solo. Nel senso, uno può far parte della categoria peggio-cretini, ci sta, tipo nell’intrattenimento funziona – sei Enrico Papi, o Flavia Vento, fai la tua parte e non dai fastidio a nessuno -. Ma che in politica ci sia spazio per gente il cui solo contributo è quello di sparare cazzate senza il minimo senso del contesto non mi va più. Il fatto è questo: essendo Calderoli una figura importante nella politica italiana, ogni cavolata che dice entra a far parte del dibattito pubblico, e quindi acquista dignità, acquista valore come tema di discussione. Ora, la stragrande maggioranza dei concetti espressi da quel soggetto lì sono cresciuti nel fertile terreno della chiusura mentale e dell’ignoranza sbandierata con orgoglio – ovvero le peggiori malattie che possano colpire una società complessa, caratterizzata da una crescente ed inevitabile multiculturalità. Sono malattie che proprio non ci possiamo permettere, e le uscite di Calderoli – che ripeto, uno ci può scherzare, ma hanno sempre un’alta componente di visibilità e dignità, essendo lui un uomo pubblico e una figura istituzionale – ogni volta portano sulla pubblica piazza idee che dovrebbero nascere e marcire solo nei circoli meschini ma privati di individui piccoli-piccoli, arrabbiati e arroganti, che portano fieri il loro baluardo di inciviltà territorialmente situata, e la cui pochezza intellettuale è dimostrata dal fatto che non conoscono la curiosità per ciò che cresce fuori dal loro giardino. Ecco, certe espressioni di xenofobia ludica non ci dovrebbero arrivare agli spazi pubblici.

Poi quando senti la notizia ti ci fai anche due risate, vi pare che io non me le son fatte due risate quando l’ho letto? Però poi ci ripenso, e questa incapacità di analisi [analisi del contesto, ma anche autoanalisi, perchè non è che siamo tutti-sempre menti illuminate, uno può avere dei flash di imbecillità, anzi, vi dirò, ci sta anche che uno condivida lucidamnente ideali tendenzialmente razzisti, ma se lo tenga per se, si renda conto almeno che non è il caso di sbandierarle certe pochezze del proprio pensiero], questa presunzione, questa totale mancanza di vergogna mi irritano e basta. Sempre di più. E non è divertente un cazzo che a Lodi lui se ne sia andato a passeggiare col suo maiale sul terreno della moschea. E il controllo volto ad evitare l’attività terroristica è cosa a parte rispetto alla libertà di culto. E la libertà di culto in un paese democratico non dovrebbe essere messa in discussione. Poi è triste vedere quel misto di aggressività e di presa in giro rivolta sempre allo stesso soggetto – come il bambino ciccione che diventa lo zimbello della classe. No, non è divertente, è solo una cretinata. Loro invece sì, che son divertenti!

Una cosa: avete presente che da un po’ gira quella pubblicità del ferro da stiro con una piastra particolare anti-lucidità, nel senso che non lascia quella patina lucida sui capi? Quello che nella pubblicità ha la piastra rossa…Ecco, non ne avete bisogno. I vostri vestiti non sono mai stati lucidi dopo la stiratura. Davvero.

Altra cosa: esce una serie di fascicoli De Agostini – Disney per imparare le tecniche del fumetto. Non mi interessa giudicare l’iniziativa, ma sono contenta di vedere che in allegato vengono messi prodotti Faber-Castel e Fabriano, vale a dire cose di qualità, non schifezzume vario tipo Giotto.

Ah, ah, e poi: il lavavetri non è un lavoro. No, è inutile che mi dici che quello era il meno peggio dei lavori, perchè quello non è un lavoro. Eh no, non mi venire a raccontare che quelli che lavoravano ai semafori adesso faranno cose un sacco cattive per sopravvivere. Quello n-o-n   è   u-n   l-a-v-o-r-o. Non puoi mettermelo in una gerarchia. Fine. Quindi se vogliamo parliamone, però focalizziamoci su qualcos’altro.

Mi-Ti Televendo.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 7, 2007

Ci son cose che catturano la tua attenzione prima ancora che tu te ne renda conto, e ti tengono lì-immobile con sguardo perso pur senza destare in te nessun interesse pratico.

Per l’ennesima volta incantata dalle televendite americane pensai – oh, signora con la voglia di vino, ti prego fallo ancora! Copri il tuo stigma col magico prodotto dell’uomo moderno senza macchia e senza vergogna, quindi esci dal buio angolo della tua anima nel quale per anni hai trovato rifugio e sorridi al maschio brizzolato con mascella promettente che incontri al bar in pausa caffè! –

E la signora bionda lo fece – il miracolo espanso sotto i miei occhi: due puntine di mousse color incarnato, solo due minuscole macchiette sulla guancia che lei cominciò a distribuire con massaggio circolare, e alla fine il risultato meraviglioso: un viso senza pecca alcuna, e con esso l’impagabile sorriso il cui significato pareva proprio essere quel misto di soddisfazione e serenità che è poi l’obbiettivo ultimo di ogni esistenza.

Dicevo, le televendite americane mi attraggono fin da quando ero bambina – avrò avuto 7 anni e sarei rimasta pomeriggi interi a farmi imbottire la testa di cianfrusaglie per vite facili, più facili del facile, vite dove ogni azione è fluida e senza intoppi, ogni cosa scorre e nulla si sporca mai. Per capirci, io non è che le cercassi, non mi mettevo davanti alla tv a guardare le televendite, ma se mi ci imbattevo ne ero risucchiata senza possibilità d’alternativa – un cervello seduto sul divano a fare bolle di sapone.

Ieri, colpita da stanchezza intellettuale, travolta da voglia bramosa di schifezza da palinsesto pomeridiano di fine estate – dopo pasto – casualmente passai per Nuova Rete. Ed era tutto un succedersi di belle signore che mi sorridevano, un flusso rassicurante di espressioni plastificate accompagnate dalle parole dense di competenza e sicurezza della doppiatrice italiana. Penso proprio che sia quel ritmo lì, il ritmo della doppiatrice italiana, che mi agguanta totalmente…Mi fermo senza particolari intenzioni, senza nessuna volontà, so già di che si tratta, so già che il prodotto non mi interessa – che nessun prodotto mi interessa -, se ci pensassi un attimo troverei il tutto abbastanza patetico, ma io mica sto pensando a nulla, quindi va bene, signora suadente, illustrami i prodigi della tua pappetta molle copri-paure e insicurezze di noi fragili storpiate post-moderne.

Comincia il teatrino, e son consigli della make-up artist, testimonianze di gente comune, esperimenti dal vivo, prima-dopo, omaggi, indicazioni tecniche, goccioline di rugiada ovunque. E intanto continua, lei, a parlare. Spiega tutto per bene, con tono vivace, ma senza enfatizzare troppo – perchè in fondo che bisogno c’è di gridare e gesticolare? – il miracolo è lì davanti ai miei occhi, mi si offre senza richiedere nessuno sforzo, ciò di cui ho bisogno è solo un accompagnamento rassicurante nel mondo multisfaccettato del direct marketing – sa com’è, godiamo di una così cattiva fama; ma Lei lo vede no? non vogliamo costringere nessuno, Le stiamo solo offrendo un’opportunità, vogliamo solo farLe sapere che Lei può scegliere, può superare l’ostacolo e godere a pieno del Suo corpo e della socialità, col nostro aiuto. –

Io continuo a stare lì priva di opinioni…mi torna in mente la voce del Plurimix Bosch che mi faceva proprio lo stesso effetto, e poi in quella televendita, a rafforzare la dimensione domestica, c’erano sempre le mani casalinghe della signora che lo provava “dal vivo”, mani di zia, sicuramente; una cosa ipnotica, dai buchi di quel marchingegno sgusciavano lente pietanze di ogni tipo, impasto per biscotti, verdure affettate, macinati, maccheroni-spaghetti-fusilli, gelato, insaccati…e si sarebbe proprio detto che quella macchina avesse davvero il potere di rendere la vita più semplice, ma non solo in cucina…io, bambina attenta, l’avevo capito, la promessa ultima del Plurimix Bosch riguardava impalpabili equilibri cosmici, si trattava di insegnarti un nuovo approccio all’esistenza, captarne il flusso e saperlo dirigere…quando la signora diceva – per cambiare lavorazione basta sostituire il componente, ed ecco, in un attimo si passa dall’impasto per tenere focaccine alla triturazione per il soffritto -, in quel momento lei sottindeva una lezione importante, l’adattamento, la flessibilità, cambiare per trovare la felicità…signora cara, lei ha proprio ragione, a volte basta così poco, a volte sembra di dover scalare montagne e attraversare praterie e allora ci si fa prendere dalla paura, quando in realtà la felicità è a un passo, basterebbe un soffio…un corso di yoga dice?…ma sa che mi ha sempre incuriosito…avevo anche preso un libro una volta, diceva che nel corpo ci sono dei punti, che sono come degli interruttori…yoga…però pare che anche la cabala…

Divago. Come al solito. E quando divago poi non riesco a concludere. Ma insomma, il punto è questo, le televendite amercicane hanno su di me un effetto lobotomizzante temporaneo – mi lasciano senza opinioni e senza intenzioni -. Quelle italiane no, per niente, perchè i presentatori o strillano o si entusiasmano troppo, sembrano sempre in preda ad ipereccitazione da adrenalina in endovena, vien voglia di prenderli a bastonate.

Ovvio che questo non è un tentativo di critica comparata delle televendite, ovvio che sono tutte brutte-inutili-e cattive, e non ce n’è una fatta meglio, e se c’è a noi non ci interessa e non ne vogliamo sentir parlare. Ovvio.

Dei Fagiolini Multiflavour.

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 4, 2007

Io sono una che i regali li fa volentieri. Proprio mi ci diverto a cercare cosette per le persone, soprattutto se le persone le conosco bene e se hanno un gusto generale delle cose simile al mio. Per questo motivo comporre il collage di “presenti” da portare a Cecilia al ritorno da Londra è stato piuttosto piacevole – guarda, tocca, annusa, bello! glielo prendo! – il risultato è una busta-sacchettino di cartone a righe [ovviamente tanto carina] con dentro oggettini vari tendenzialmente appetitosi [appetitosi sotto diversi punti di vista, di commestibile in realtà non c’è molto].

Ma arriviamo al punto. Uno degli elementi della composizione è un barattolo dalle sembianze del contenitore per medicinali con dentro le Jelly Belly – comprato da Muji [ho scoperto che Muji c’è anche in Italia, in particolare a Milano. Mi ritengo soddisfatta, anche se sarà difficile colmare il vuoto lasciatomi dall’assanza di TopShop]. La Cec, come si nota dal commento nel post precedente, ha decisamente apprezzato i fagiolini caramellosi, però non sapeva dell’esistenza di questo prodotto ad alta componente ludica che sono le Jelly Belly Beans. E quindi questo post è per lei – per farle esplorare un universo di gusti molteplici e combinabili!

Le Jelly Belly nascono negli anni ’70 in California dall’idea di un umarell che voleva creare un nuovo tipo di caramella gommosa con meno zuccheri e coloranti e più ingredienti naturali che dassero al prodotto un gusto intenso e sano in un formato piccino piccino. E c’è riuscito. Effettivamente pare che le Jelly Belly siano più salutari delle altre caramelle – dice che contengono la metà dello zucchero e litri in più di ingredienti naturali -, ma diciamocelo, l’idea illuminata dell’uomo-faina è stata quella di giocare sulla definizione “jelly bean”, dando effettivamente alle sue caramelle le sembianze di un fagiolino, declinabile però in tante forme e colori. Ma proprio tante – i gusti base sono 50, ma crescono e cambiano in continuazione, a volte ne vengono inseriti di nuovi, poi ce ne sono alcuni disponibili solo in certe stagioni, e poi negli anni sono nate diverse linee di prodotti, quelle tropicali, quelle per gli sportivi, quelle di Harry Potter coi gusti strani…Altra idea illuminata – perchè senza marketing non si va da nessuna parte, e dovete mettervelo in testa anche se vi fa schifo, pito? ficcatevelo bene in testa -, far passare Regan per un tossicomane dipendente dalle suddette caramelle – giurissimo, ne teneva sempre un barattolo sulla scrivania alla Casa Bianca, e quando i suoi amici diplomatici andavano a trovarlo lui gliele offriva accompagnandole col sorriso smagliante dell’uomo di mondo che sa il fatto suo, e poi facevano anche un gioco bellissimo: Regan bendava l’amico e quello doveva indovinare senza vedere il gusto della Jelly Belly – bè, certo che indovinavano, non ve l’ho detto che le Jelly Belly sono prodotte con procedure raffinate per mantenere il gusto intenso e naturale dell’ingrediente base? -.
Ah, altra cosa irresistibilmente ludica, puoi fare le ricette di Jelly Belly: combinando insieme caramelle di gusti differenti come fossero gli ingredienti di una pietanza, puoi ottenere un nuovo gusto…per capirci meglio.

Insomma, vuoi l’aspetto, vuoi la pubblicità le JB spopolano negli USA e presto approdano anche in Europa. Ora, la storia europea dei fagiolini mi è un po’ confusa, quella italiana poi non l’ho capita proprio. Diciamo che in Europa le si trova in Francia, in Germania, in Spagna, in Olanda, in Belgio, in Austria, in Svizzera, ma è sicuramente nel Regno Unito che sono più popolari – tanto che c’è anche il sito Jelly Belly U.K.. Effettivamente a Londra le trovi un po’ dappertutto, da Muji per esempio, ma anche da TopShop – te vuoi comprare una maglietta e ti ritrovi magicamente nella szione dolciumi assortiti, con le JB protagoniste indiscusse – eh si, nei negozi d’abbigliamento grandi, un po’ alternative-per-finta-che-tanto-ci-vanno-tutti ci sono anche gli angoli d’oggettistica, di libri d’arte contemporanea-design-fotografia-ci siamo capiti, di cibarie da carie prima di subito, …, insomma angoli effetto-straniamento [no piace citazione brechtiana in questo contesto? ah, pazienza…] -, poi le trovi anche da Harrods…insomma sono proprio infilate in ogni salsa. Sicuramente merito anche di Harry Potter. A me sta bene così.

In Italia…in Italia arrivarono! Sì-sì, io le ho conosciute a Bologna le Jelly Belly, mica facendo la pellegrina giramondo! Vediamo, non mi ricordo bene quanti anni avevo, può essere 13-14…non più di 14 penso…quindi si parlerà di 8 anni fa circa? Bha, comunque all’Ipercoop Villanova [Bo], nella parte esterna al supermercato, davanti a Benetton, aprì il negozietto Jelly Belly Beans, con tanti contenitori trasparenti e tante palettine, che tu andavi, spalettavi, riempivi il sacchettino, te lo facevi pesare e ciao. Dietro al bancone c’era una signora bellissima, con la pelle trasparente, gli occhi ghiacciati e i capelli grigi a caschetto con le punte nere. Era proprio bellissima, davvero. Pareva andasse tutto bene. Poi non so come e non so quando, il negozio scomparve, e di JB in Italia mai più sentito parlare.

Ecco, questo è quel che so dei fagiolini multicolor-multiflavour che piaciono ai grandi, ai piccini e ai presidenti degli Stati Uniti d’America. Ora, interroghiamoci sul perchè-percome certe cose in Italia non arrivano mai, oppure arrivano e scompaiono. [oh, a me certi catenoni, certe realtà industriali iper-mega-giganti farebbe piacere averle anche qua, tipo Starbucks per dirne una…si, a me mi piace la città. No, io non ci voglio andare nell’agriturismo a magnarmi il prosciutto del maiale Ludovico che mangiava cose tanto buone e tanto controllate…sfogo collaterale, scusate.]

Kala Mia Amica di penna di lontana Tella di Sli Lanka…

Posted in Senza categoria by sarah on settembre 3, 2007

Faccio la scema perchè non ho niente da dire…

con tutto il rispetto che la signorina merita…ma

Kala MIA !

Dai vabbene, mi sto vergognando…uff, capitemi, io mi annoio, son qua che devo solo studiare-studiare-studiare tutta roba tutta uguale…mi annoio! E adesso indovinate, spengo il pc e torno a studiare…no, non posso diversificare le mie attività in questo momento, proprio non posso! uff…dai vi linko l’amante del tè che ne ha scritto un po’ di Kala – M.I.A…

Uff…ma per fortuna che fra un po’ me ne vado di qui, ma per fortuna-per fortuna…vivere per 22 anni nella stessa città è una roba da impazzire, io non so ma da quando son tornata mi pare di star sempre a rigirarmi nelle coperte, si, come quelle notti che non ti addormenti mai e ti rigiri e ti rigiri, e hai proprio la sensazione che sia il letto…che è colpa del letto se te non dormi…e allora provi a sdraiarti per terra, e per terra effettivamente va meglio! è duro e freddo, ma è meglio! è perchè hai bisogno di una superficie diversa…teoricamente è peggio, ma all’atto pratico è meglio…eh, è tutto così relativo…[adesso dovete riflettere sulla relatività delle cose fissando in alto a destra un punto nell’infinito. Fatto?]