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Cerco Informazioni su come curare la Congiuntivite al Gatto, ma intanto aiuto i Bambini del Burundi.

Posted in Senza categoria by sarah on giugno 12, 2007

Ovvero nuove frontiere dela beneficenza on-line: è nato ripple.org, che in parole povere è un motore di ricerca che consente di fare beneficenza semplicemente usandolo. Funziona così: nella home page ci sono 4 icone che rappresentano 4 settori per i quali si può fare beneficenza [water, food, education, money], clicando su una di esse l’utente accede ad una pagina di pubblicità e così facendo permette a Ripple di devolvere il ricavato dalla vendita di quello spazio pubblicitario ad una delle 4 organizzazioni che sostine: l’associazione umanitaria Oxfam, Oaktree per la protezione degli ambienti rurali, Wateraid, impegnata nella gestione dell’emergenza acqua, e Grameenbank, la banca specializzata nel microcredito fondata nel 1976 dal nobel per la pace Muhammad Yunus. Ma non è finita. Nel giro ci si è infilato anche Google, infatti come ho scritto all’inizio, Ripple è soprattutto un motore di ricerca: gli utenti possono effettuare le loro ricerche da ripple.org, che a sua volta opera attraverso Google [quindi la qualità del risultato è assicurata], in questo modo parte dei ricavati di Google vanno direttamente a Ripple, che a sua volta li devolve alle 4 organizzazioni di cui sopra.

Ora, io di base sono scettica riguardo le nuove forme di supporto a inizitative varie, in particolare mi lasciano molto perplessa i “manda un sms al #”^°°+* per la lotta contro la fame-la sete-l’aids, oppure a favore dell’educazione-la sanità- la ricostruzione…”, e ovviamente anche ‘sto Ripple non mi suscita grandi entusiasmi. Innanzitutto non posso fare a meno di pensare al paradosso del fatto di fare beneficenza attraverso un motore di ricerca, ovvero: io posso andare su Ripple per cercare chessò, siti pedopornografici, informazioni su come costruire un ordigno esplosivo nella vasca, informazioni su sostanze che uccidano senza lasciare tracce…insomma posso usarlo per gli scopi più biechi e intanto fare comunque “del bene”. A me non è che interessino particolarmente i risvolti morali, l’etica comune ecc…non sono una che ti dice -eh, ma se fai beneficenza così, solo per sentirti a posto con te stesso, vale di meno-, non è che me ne freghi molto a me di come-uno-fa-cosa, però questo eliminare totalmente lo sforzo, rendere tutto quasi passivo, fare in modo che l’utente neanche si accorga, neanche ci debba pensare, ecco, tutte queste facilitazioni estreme mi infastidiscono molto, e quando arrivano a creare potenziali [potenziali ma molto probabili] situazioni di paradosso, di conflitto, ecco, io quasi quasi oserei dire che è una gestione sbagliata. Che siamo un  po’ oltre. Oserei dire se me ne fregasse qualcosa, perchè sinceramente non me ne frega niente. Io non faccio ricerche con Ripple, e per me finisce lì la questione, ci tengo a sottolinearlo.

Poi penso anche a quale potrebbe essere il prossimo step della beneficenza facile, e mi vengono in mente le strategie push, quelle che “ciao utente, no, non mi hai chiesto niente, però se vuoi io ti offro questo, tu ti abboni, e il resto facciamo noi”. Magari già c’è qualcosa, non so, non mi sono informata, però prima o poi lo faranno un servizio del tipo “Vuoi essere davvero una persona per bene? Allora facciamo così, tu ci dai il tuo numero di conto e noi ci prendiamo la briga di prelevare tot-euro l’anno e distrubuirli fra varie organizzazioni umanitarie, per tutta la vita, tu non ci devi proprio più pensare. Ah, compreso nel prezzo c’è la mail mensile che ti ricorda quanto sei una persona buona e quanto ti devono i bambini denutriti del Burkina Faso.” E non è che ci sia niente di male, solo fa un po’ tristezza, ecco tutto.

Poi ci sarebbe da dire anche che, così a occhio, non mi pare che la beneficienza di massa dia risultati particolarmente apprezzabili – E un esercito di suore mi si rivolta contro portando le foto di nuove scuole-pozzi ecc…costruiti grazie alle loro iniziative – Quello che intendo dire è che probabilmente mancano azioni organiche, il cui obiettivo non sia semplicemente una scuola o un pozzo, ma un sostegno alla struttura sociale ed economica, come succede con la Grameenbank per esempio. Insomma invece di creare tante piccole associazioni che fanno attivismo capillare, sarebbe forse il caso di unirsi per agire in maniera più incisiva, a livello più profondo. Io non è che ne sappia poi molto, però mi pare di avere ragione, almeno un po’. Ecco.

 

 

Tutt’altro discorso: avete presente quando vedete una cosa, il lavoro di qualcuno, e capite che è fatto bene, che quella persona è capace, non è che non sia buona, però a voi quella cosa vi fa schifo, ma proprio schifo che parte da dentro le budella e vi sale a fior di pelle, che proprio non si sopporta…ecco, e me lei mi fa sto effetto qui.

8 Risposte

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  1. bebo said, on giugno 12, 2007 at 2:09 pm

    Il gatto di lei si chiama Elvis.
    A me i gatti, come ben si sa, non stanno simpatici, sono annoverabili tra gli animali inutili (come già ho avuto modo di approfondire a suo tempo), e maggiormente ne sono molto allergico, però: quanti gatti esistono che si chiamano Elvis? Io penso che almeno il 10% dei gatti domestici di una persona mediamente alternative-wannabe si chiamino Elvis. È una piaga sociale da combattere con una campagna di sms solidali.

  2. sarah said, on giugno 13, 2007 at 11:47 am

    Frrrrr…te che disquisisci di animali per un’ora è una scena parecchio esilarante, considerato che i tuoi rapporti con gli animali cominciano e finiscono con la tacita convivenza bebo-acari ( http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3d/Yellow_mite_%28Tydeidae%29_Lorryia_formosa_2_edit.jpg )… cmq io lei proprio non so…mi fa l’effetto dell’acaro nella foto…il mio Bizet è un sacco più cool, gliene da che gliene da (che poi mica si chiama Bizet come il compositore, si chiama Bizet come il gatto pianista degli Aristogatti – lui si che si chiamava Bizet come il compositore – cosa vuoi che me ne importasse a me a 10 anni di musica classica…)

  3. marghe said, on giugno 14, 2007 at 2:57 pm

    lieta della tua aggiunta.
    la prossima settimana, stronzigestorideltirocinio permettendo, mi recherò a bologna…
    riverisco.

  4. sarah said, on giugno 14, 2007 at 3:44 pm

    LaMiaTrentinaDiCuiMiScordavoSempre…vado a mettere i link dei cubi giapponesi-neo-chic-probabilmente fetish-comunque un sacco glamour-e mi scordo di te…dai fammi una piazzata! avanza pretese! pretendi la mia attenzione! Ci vediamo staltra settimana allora, fammi sapere [ma allora alla fine ce l’hai un tirocinio…dai meglio di niente…no, effettivamente meglio niente.]

  5. Lenz said, on giugno 17, 2007 at 8:20 am

    La grameen peraltro non fa beneficenza… è una banca ed in quanto tale presta, non regala soldi. I tassi sono molto agevolati e per questo necessita di soldi per mandare avanti la baracca ed espandere i beneficiari del microcredito. Insomma risolve i problemi non ci mette un tappo che prima o poi risalta via.
    Che molti ci mangiano e marciano sulla beneficienza è normale, l’importante è che sia rintracciabile facilmente nello Statuto della Ong, poi decido se darti la mia pilla o se fregarmene.
    Anche a me i gatti stanno sulle palle e sono ingrati.
    Mi associo alla campagna del Bebo. Urge un contest per il nome della nostra associazione.

  6. sarah said, on giugno 17, 2007 at 10:58 am

    Lenz il mio dioscorso non era “la Grameen fa beneficenza”, so cosa fa la Grameen, per quello ne parlo (e tu, leggi con più attenzione!) – era un discorso sul supporto della Grameen, come di qualsiasi altra associazione verso la quale è possibile versare denaro senza ricavarne profitto. Quindi, dicevo: ha senso mettere il proprio denaro di singolo cittadino in un’organizzazione che ha un modus operandi come quello della Grameen; ha forse meno senso che nascano come funghi piccole associazioni senza scopo di lucro che hanno obbiettivi ristretti, che magari riescono anche a perseguire per un certo periodo, ma che rischiano comunque da un momento all’altro di dover lasciar perdere. Non so, operare nel continente africano mi sembra una cosa molto seria e complessa, e che perciò necessita di strutture il più possibile forti e organizzate, quindi mi sembrerebbe più sensato che ci fossero meno organizzazioni che se ne occupano e verso le quali versare denaro, ma con una struttura che possa dare garanzie di continuità e miglioramento crescente. Per alcune è così, per altre no. Quelle che no assorbono denaro di singoli individui che potrebbe andare a quelle che sì. Era questo il discorso.

  7. Lenz said, on giugno 20, 2007 at 6:04 am

    ops per la prima parte…
    …rimando a Stiglitz per il discorso che fai sulla 2a parte… in una parola UTOPIA (io credo più utopistico ma c’è un Nobel di mezzo).

  8. sarah said, on giugno 20, 2007 at 7:57 am

    Però te potresti mettere un linkino quando mi rimandi a degli economisti, sai com’è tu mi butti lì uno stiglitz, e a me già come prima cosa viene in mente Alfred StiEglitz (fotografo), ma vabbè…poi per cercare di capire precisamente a che teoria ti riferisci cerco informazioni e ti trovo una teoria Stiglitz-Shapiro, e a me viene in mente Mayer SChapiro, che è uno storico dell’arte…insomma la mia cultura economica necessita di un aiutino a volte…comunque in parole povere mi rompe il: “noi facciamo le cose buone, le cose buone vanno sempre bene, quindi possiamo non badare alle dinamiche di mercato e alle questioni di profitto, quindi più siamo meglio è”. Mi rompe che non venga mai fatta (mai nel senso che io non ho mai visto presentare da qualche parte il libro di uno che ha analizzato economicamente queste attività e ci ha trovato cose che potevano essere fatte diversamente) della critica seria al modo di agire delle associazioni senza fini di lucro, mi rompe che ci sia un preconcetto in positivo verso queste organizzazioni. Quello mi rompe.


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