S/H

Miscellous…Michelle’s Souce…Marschmallow…insomma un Post-Bouquet. Con una Svolta verso l’Ikebana.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 27, 2007

[Ecco, questo sarà un post miscellaneo, insomma dico un po’ di cose e via così. Partecipano per vie traverse Roland Barthes e Michel Faucault.]

Bachi da seta in mare – e tutti si chiedevano “..che cosa avrà voluto dire?..” – ah, come sono enigmatici questi nord-coreani. Spiegazione:

La Topica amorosa applicata alla geopolitica:

Contingenze avvenimenti, traversie, contrarietà – Prima mi obbligate con potenti mezzi a lasciare tutto, rimango disarmato aspettando l’aiuto promesso, e invece…invece mi ritrovo allo stremo, nulla va come doveva, il mondo intero sembra volermi vedere agonizzare in totale passività, e il destino sembra più avverso che mai.

Risonanza – risentimento, il ripercuotersi doloroso nella coscienza – Questa ostilità è profondamente ingiusta e io, che non ho intenzione di rimanere asservito alle vostre imposizioni, covo rancore e progetti vendicativi che potrei decidere di mettere in atto.

Segni – prove di natura incerta – A questo punto decido che è giusto dare un segno del mio malcontento. Un segno forte ma non allarmante, che mi lasci una possibilità di argomentazione. Che mi apra diverse possibilità d’azione futura.

Affermazione – affermare i propri valori e la propria forza – Ecco il gesto col quale metto nero su bianco il mio punto di vista. Ecco il punto di svolta necessario. Ora sta a voi.

Capire – dare un senso ad un groviglio di motivazioni inspiegabili e di situazioni senza via d’uscita – Perchè lo ha fatto? E’ un segno di malcontento? E’ una dichiarazione di guerra? Era solo un esperimento di routine? Era tutto questo e forse anche altro?

Comportamento – che fare? come agire [dal momento che non sono certo di aver capito?] – Non sono in grado di dare una risposta definitiva ai miei quesiti, il chè mi rende incerto sul comportamento da adottare in replica a quei segni. Ascolto opinioni e interpretazioni, ma ancora non so come reagire.

Attesa – aspettare l’evolversi – Nel dubbio attendo. L’attesa è snervante, ma non posso permettermi di fare un passo sbagliato. Devo essere prudente.

Vie d’uscita – possibili soluzioni alla crisi – Nell’attesa non resta che individuare possibili soluzioni a possibili situazioni, e prepararsi adeguatamente a qualsiasi evenienza.

 

Olympia e la sua serva negra: l’estetica di una puttana nonostante la postura da Venere. [solo per chiedersi: e a me chi mi scandalizza?]

Pensavo all’Olympia di Manet, e pensavo ai motivi che a suo tempo l’hanno resa così scandalosa. Facile: Olympia è palesemente una puttana, e al Salon del 1866 non erano abituati a un soggetto del genere. Il tema del quadro quindi non è equivocabile, non ci sono allusioni, Olympia è completamente profana, è una prostituta sdraiata che riceve dalla sua serva negra i fiori di un cliente. Quindi è il contenuto del qudro ad essere scandaloso, il suo soggetto, cioè il significato stesso dell’opera. Tutto qui?

Proprio per niente, anzi. Olympia è una puttana prima ancora* di essere identificata come tale, Olympia è esteticamente una puttana. *[quando dico che è una puttana prima di essere identificata come tale non intendo un “prima” temporale, intendo “a livello più superficiale”.] Intendo dire che l’opera presenta degli elementi plastici che la rendono scandalosa, che esprimono la sua “prostitutezza” [brutta parola, ma è quella giusta], ancor prima di analizzarne il contenuto. La postura di Olympia fa esplicitamente riferimento alle rappresentazioni di Veneri e ninfe nell’arte italiana [e fiamminga], e quindi implica un confronto diretto fra queste due estetiche.

A differenza delle dee rinascimentali – sfiorate da un’illuminazione dorata, inserite in spazi che si aprono in profondità, aventi un corpo sinuoso e agraziato – la donna di Manet è illuminata da una luce diretta, forte, che la colpisce frontalmente, il suo corpo ci si presenta “brutalmente”, senza ombre e senza allusioni; l’ombra è tutta dietro, in secondo piano, un secondo piano scuro, piatto, senza alcuna profondità, che produce l’effetto di ulteriore aggetto del copro femminile verso l’osservatore. L’Olympia, grazie alla costruzione plastica del dipinto, mi si butta addosso, proprio come una puttana. Inoltre, attraverso lo sguardo della donna perfettamente frontale e diretto al fuori-quadro, al nostro spazio di spettatori, chi guarda è attratto all’interno dell’opera, l’osservatore è qunto mai implicato, e quindi “colpevole”: Olympia lo guarda dritto negli occhi, ed egli si trova nel punto dal quale proviene la luce brutale che la illumina, non può tirarsi indietro. E’ indiscreto, partecipe, e non può farci niente. Insomma, il quadro di Manet attraverso elementi plastici come la costruzione spaziale ed eidetica [a livello eidetico c’è da sottolineare la rigidità del corpo dell’Olympia rispetto a quello delle Veneri rinascimentali, Olympia non è sinuosa e ammiccante, Olympia è lì e basta. Gradisca.] e attraverso la luce, costruisce l'”essere prostituta” dell’Olympia, il suo offrire il corpo freddamente e senza pudore, e inoltre implica direttamente l’osservatore, reso complice anche contro la sua volontà. In questo senso Olympia è esteticamente una puttana, ed è lo scandalo dovuto all’estetica [non al soggetto] che mi interessa.

Tutto ciò per chiedersi: esiste lo scandalo puramente estetico oggi? Ha un senso? Esiste qualcosa – un’immagine – che mi può scandalizzare non per il suo significato ma per il suo impatto estetico?

Secondo me: secondo me no. Anzi si, ma solo per un attimo. Insomma, ne faccio una questione di tempi. L’Olympia [come tutto penso] ha alzato il suo bel polverone, che è durato tot-tempo, ma anche in quel caso dopo un po’ gli animi si sono acchetati, l’opera è stata accettata, e la soglia del limite si è un poco alzata, per fare un esempio, Proust qurant’anni dopo ne parla ammirandone l’arte e ricordando i clamori che non suscita più. Questione di tempo. E questione di soglia. Ogni sfida al pudore comune viene prima o poi superata, e la soglia si alza, ma non solo. Più si va avanti, minore è il tempo che passa fra lo scandalo e l’accettazione. Vedo un’immagine, mi colpisce, sono scandalizzata, poco tempo dopo l’ho già assorbita e non mi scandalizzo più. E con la prossima immagine ci metterò ancora meno.

Spero di essermi spiegata, sono graditi pareri differenti.

[In quanti avrete avuto voglia di leggervelo tutto?…mmm…pochini mi sa…]

Come promesso, dal bouquet all’ikebana.

Per ricordare una bella cena Asian Fusion, cose del tipo:

– ma l’alga è come lo scotch isolante…

poi

– ma il gelato non si può friggere…

– eh, lo dicevano anche a Chernobyl…

– ma allora Chernobyl era made in China!

– eh si! l’avevano comprata su e-bay, 2 dollari più spese di spedizione!…avran detto, oh non la compra nessuno, io quasi quasi un’offerta la faccio…

o anche

– di chi è questo piede?

– mio!

– sempre fra i piedi…i piedi! ahhahahahahah…non ridi?.. o_ò..

Insomma quell’ilarità bassa che a noi ci piace un sacco. Ma proprio un sacco.

[A me piace molto il sushi, ai miei amici piace molto prendere in giro etnie varie ed eventuali].

Miei regali! [quelli bianchi da personalizzare]

 

How does a Blog work?

Discorso meta: questo post per dire, è un esempio sbagliato di comunicazione attraverso il blog. Lo uso male. Delle due, invece di fare un’unico post che parla di quattro cose, forse sarebbe meglio postare più spesso affrontando di volta in volta temi diversi. Forse. Non so, mi andava di fare così, le cose mi vengono in mente tutte in una volta e, anche se mi scoccia un po’ appesantire la comunicazione, lo faccio comunque.

 

Ilarità bassa [e grottesca]/2

cugino…no…io da grande non fumerò…

padre – oh sì che fumerai Fede…veniamo lì con una bella tanica di benzina e ti diamo fuoco, poi vediamo se non fumi!

[Non ridi? No? Perchè non ridi? …come non è divertente…a me sembra molto divertente…]

cugina – lui viene dalla città delle caramelle gommose!

sarah – da dove?

cugina – da Galatina!

sarah – …ma le galatine non sono gommose…

cugina – …lo so…ma mi piaceva dire gommose, “le caramelle” e basta era un po’ vuoto, “le caramelle gommose” suona molto meglio!

sarah – ma è un sacco vero!

[Arrivata al fondo è giunto il momento di raschiare!]

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Spegni la Luce e togli quel Quadro orrendo dal Muro – Ovvero: Diapo from Bruxelles.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 24, 2007

C’è un problema [e sottolineo il “c’è”, perchè non ho detto “ho”, ho detto “c’è”]. Non mi va lo strumento Pennello in Corel Photo Paint [che è circa-quasi-come Photoshop, Photoshop ancora non è approdato nel mio pc, ma provvedo eh, cioè adesso mi ci metto…], e quindi non posso documentare a dovere ciò che scrivo. E non posso neanche fare le mie cosine come dico io. E mi sento nuda come un vermicello a postare senza mezza immagine. E mi sento solo una dei tantissimi bloggers senza le mie flickr-disegnini, mentre con loro mi sento speciale, mi sento di aggiungere qualcosa, perchè ho bisogno di legittimarmi io, così è. Ma pazienza, si va avanti. Quindi, ecco il mio soggiorno belga nei suoi momenti più salienti:

 Oh fico, hai fatto il weekend lungo a Bruxelles! Com’è andata? Dai racconta…

– ah bene! bello, la città è carina, cioè carina nel senso che ci si sta bene, ci si sta bene nel senso che si scorre bene fra le cose, le strade, nel senso che non ti ci perdi, che se ti serve una cosa tendenzialmente la trovi, nel senso che viverci per un po’ di tempo uno secondo me ci si trova bene…

– ah, bè bene, ma come sei andata? Hai speso tanto?

– Ah no, sono andata con la Ryan, 70 euro con partenza da Pisa…

 – ah, da Pisa, ed è comodo?

– Più o meno…bè, diciamo di no tutto sommato…sono partita verso le 2 da Bologna, mi sono fermata a Firenza, a Firenze dovevo prendere il treno per Pisa, solo che hai presente che ci doveva essere lo sciopero dei treni?

– sì, ma poi l’hanno spostato

– sì, hanno spostato quello nazionale, ma in Toscana si son detti che loro scioperavano, e quindi hanno scioperato…

– E tu?

– Bè io alla fine ho preso la navetta che porta all’aereoporto di Pisa, che poi eravamo anche abbastanza in anticipo, quindi apposto…

– Quindi bene…

– Più o meno…l’aereo era in ritardo, siamo partite nelle 21.30 e siamo arrivate a Bruxelles nelle 23.30…solo che siamo atterrate a Charleroi, che è l’aereoporto fuori, sta a un’ora circa di navetta da Bruxelles centro…

– ah…quindi?

– quindi niente, quando siamo arrivate in centro la metro aveva già terminato le corse, e pioveva…

– povere…che avete fatto?

– eh siamo state fino alle 2.30 sotto l’acqua a bighellonare con due di Pisa che dovevano andare ad Anversa…un dj e il suo amico con la felpa rossa…che guarda, è stato strano, perchè all’aereoporto a Pisa appena è arrivato ‘sto dj io già sentivo che mi stava sui maroni, devo tipo averlo seguito con lo sguardo come quando si studiano i movimenti delle zanzare prima di di ammazzarle – imbronciata, concentrata – tu, si proprio tu, sappi che tu da oggi sei mio nemico, e tutta la mia esistenza sarà rivolta all’unico fondamentale scopo di vederti strisciare esangue ai miei piedi per poi eliminarti definitivamente dalla faccia della terra, rendendo così il mondo un posto migliore per tutti…- …poi alla fine no, alla fine era solo un po’ pieno di sè (un bel po’ a dire il vero), però ci han fatte divertire laggiù, davanti alla Station du Midi, con la pioggia…e alla fine si è deciso di prendere un taxi e basta…quindi si è preso ‘sto taxi e alle 3 di notte, bagnate fradicie, eravamo in ostello…sì insomma abbiamo speso poco, ma proprio comodo non è stato…

– eh no…ma dimmi, visto che hai fatto il weekend là, che si fa il sabato sera a Bruxelles?!

– Si balla il latino-americano fino alle 6 del mattino con degli stagisti al Parlamento Europeo di Forza Italia. Per essere precisi il latino-americano e la dance anni ’90, fra indiani sessualmente ambigui e donne asiatiche di una certa età che ballano [quasi] come le prostitute nei video di Lil Kim.

– ah. bello…

– ah fichissimo, sono passata da momenti di graande euforia, probabilmente alcolica, ad attimi in cui, ad averci un lanciafiamme, avrei raso al suolo il locale, che poi era una stanzetta tipo 6 metriX6 con un palo in mezzo…ah, da sottolineare con la matita rossa, per rendere ancora meglio l’idea: a far circolare un po’ d’aria c’era un ventilatore – di quelli proprio che te li porti in giro per casa quando fa caldissimo e che girano la testa da destra a sinistra e viceversa…- Insomma…divertente a tratti, divertente come quelle cose che dici – ma com’è che è successo? bha… – …decisamente troppo pensandoci a mente fredda.

– Ma il giorno dopo? che hai fatto?

– Il giorno dopo ero da raccogliere col cucchiaino, abbiamo mangiato dal conoscente-non-più-amico della B., poi io volevo andare a vedere il museo del fumetto, ma erano le 17.30, e chiudeva alle 18.00, quindi ho trattenuto l’impulso isterico dovuto al – “ma cazzo! ma non sono riuscita a fare proprio un cazzo di niente! ma santo dio, chi cazzo ce l’ha fatto fare di stare là dentro fino a quell’ora??!! Ma quando uno si rompe il cazzo potrà andare a letto??!! no, noi siamo giovani, ci sediamo un attimo e poi torniamo in pista più freschi che mai! cazzo ci tenevo io! i fumetti e i cidi! ecchecazzo!!!” – ecco, quello l’ho trattenuto e sono tornata ad abbioccarmi sul letto, che tanto l’avevo già capito l’andazzo, quindi pace…

– Giustamente…e poi lunedì siete tornate a casa?

– No, non a casa…allora lunedì mattina abbiamo fatto un giretto, abbiamo comprato un po’ di cioccolata e poi ci siamo avviate verso l’aereoporto, solo che a forza di dire – ma si dai, è da quella parte la metro…ma no, non era giù di lì…non ma guarda che qui passano solo i tram… – insomma, a forza di andiamo a naso anche se sappiamo che faremo più casino che altro, ci siamo ritrovate affannattissime e in ritardo nella zona fumetti-cidi, che proprio la strada era equamente divisa fra negozi di fumetti e negozi di cidi, e io a momenti perdo la navetta per Charleroi e non posso fermarmi neanche a pensare…

– Pacco!

– eh si…comunque alla fine ci siamo riuscite a prendere la navetta, siamo arrivate in aereoporto, aereo – ovviamente – in ritardo e poi…poi si pensava di stare un giorno a Pisa, che io non ci sono mai stata, solo che l’aereoporto di Pisa è lontano da Pisa città, e alla fine c’era il pullman per Firenze, e quello per Pisa centro non si capiva, ed era tardi, e che facciamo, che non facciamo, alla fine siamo andate a Firenze, abbiamo dormito in una pensione vicino alla stazione, e il giorno dopo, a noi Firenze!

– Bè, bello, com’è andata a Firenze?

– Ah benissimo, è stata proprio una bella giornata, che poi a Bruxelles faceva freddo, e tornare al caldo è stato piacevole…abbiamo fatto una bella colazione lenta al bar in mezzo, in mezzo a un gregge di tedeschi sbruciacchiati come la créme brûlè, poi abbiamo fatto un giro, e verso le 4 del pomeriggio abbiamo preso il treno per Bologna

– bè dai, è finita bene…

Ma sì, che poi ci siamo abituate a ceri inconvenienti, poi ce li ri-raccontiamo ogni tanto e ridiamo un sacco, quindi va bene!

Inoltre, sempre nel contesto Bruxelles, ma in uno spazio a parte, ci sarebbe da aprire un’altra parentesi, e riguarda il seguente dialogo con un beneventino- questo reale -:

– Piaciuta la pasta?

– Si, buona!

– ma non so…il sugo era insipido…che non caisco, sarà stato il tonno…l’ultima volta era migliore il tonno…me lo segno, così non la compro più sta marca

– ma no dai, alla fine era buona! davvero! [oh, davvero, era pasta al tonno, buona, normale…insomma pasta al tonno. fine.]

– voi volete un caffè?

– ma, se lo fai per te io lo prendo, altrimenti non fa niente

– ma che discorso è? se ti chiedo se vuoi un caffè è perchè te lo voglio fare…ah, è che voi del nord avete un’ospitalità tutta diversa…che bisogno c’è di fare ‘sti preamboli, sei mia ospite, se ti chiedo se vuoi il caffè basta che mi dici “sì” se lo vuoi o “no” non lo vuoi…è che a voi del nord l’ospitalità non vi viene spontanea…

Ora, in casa mia funziona così, che se mia zia chiede a mia mamma (quindi sua sorella) se vuole un caffè, la mia mamma, alla mia zia (sempre sua sorella) le risponde: – se te lo fai per te lo prendo, altrimenti non stare a farlo solo per me -. Il mio primo pensiero, quando sono ospite di qualcuno, è di non disturbare più di tanto, quindi cerco di ridurre al minimo le mie esigenze personali e di adeguarmi alla vita della persona che gentilmente mi accoglie.

Sicuramente nel sud d’Italia l’ospitalità e l’apertura verso il prossimo sono vissute in maniera differente. Sicuramente si è meno restii ad accogliere altre persone nella propria casa, [aggiungo io sottovoce: sicuramente a volte si sfocia nell’invadenza, e capiterà di rompersi i coglioni a vicenda, o no? capiterà che non se ne può più ma bisogna far così, altrimenti pare che sei uno spocchioso asociale? capiterà o non capita mai? magari non capita mai, io che ne so…]. Ma dico io, perchè mi devi fare una tirata di un’ora [è stata una tirata di un’ora, giuro.] sul fatto che io son del nord e quindi mi vivo male il fatto di accogliere ed essere accolta – che i miei discorsi sono pieni di se e di ma – che se faccio tutte ‘ste premesse solo per un caffè, allora mi vivo male la vita…? Sono abituata così. Sto bene così. Che non c’è neanche bisogno di buttarla sul sociologico, di fare dei gran discorsi sulla famiglia che, attraverso l’educazione, si fa mediatrice della società e delle norme implicite che la regolano. No, facciamo che la smetti e basta con le menate sull’ospitalità del sud, che io ci credo che tu te la vivi bene, ma credici pure tu che io me le vivo bene le mie “paranoie” da -…se non è troppo disturbo…-.

Ecco, facciamo così.

 

[Per Enrico: scusa se non te l’ho detto che venivo a Firenze, solo che abbiamo deciso proprio all’ultimo, poi tu lavoravi, e ho pensato – ma dai, che glielo dico a fare adesso?… -, quindi niente…ti ho lasciato tranquillo alla tua comunicAzione.]

 

Ultimissssima cosa: ma più di così che voglio?!

Esco un Attimo.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 18, 2007

Esatto, vado un attimo a Bruxelles, giusto un attimo, che martedì notte sono di nuovo a Bologna, però son conenta, e vi saluto sorridendo con occhi-bocca-naso-e anche piedi!

[nel post precedente ho scritto apparte invece che a parte – mi inginocchio sui ceci e faccio penitenza – io ci tengo a queste cose – ]

MGNUA’ e ciao! [mgnuà è il suono di un bacio, che io non lo capisco proprio perchè convenzionalmente si una “smack” per identificare acusticamente un bacio…bha…se qualcuno sa com’è nata la convenzione di usare “smack” per rendere il rumore di un bacio, me lo dica, che son curiosa!]

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[DO MY NEW SHOES FIT FOR THE NEW CITY?]

Cominciare la Lettura dal basso, e poi salire e allontanarsi.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 15, 2007

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Io volevo anche metterci una bollicina che dicesse qualcosa…era qualcosa tipo:

“vorrei avere in mente un’immagine di me e te sui tetti in una serenità perfetta – vorrei che non fosse ora, perchè ora mi prende la paura che da un momento all’altro tutto si rovini – vorrei che questo fosse già nel passato, e vorrei poterlo riportare alla mente per mettere pace alle mie giornate…”

Il palloncino doveva stare sulla sinistra, a metà fra la scena dei tetti e la striscia di cielo vuoto, però poi…

Poi però stava così bene in silenzio, e ancora di più stava bene con “Rounds” di Four Tet in sottofondo [ sono monotona lo so, ma ogni volta che lo ascolto mi sorprendo per quanto è bello, per l’armonia di tutti quei suonini che formano una composizione così “spudoratamente emozionale” –cit. -, rimango davvero estasiata ad ogni ascolto, e se mi chiedessero di scegliere 5 cidi da portarmi nella tomba “Rounds” ci sarebbe – se poi mi chiedessero 5 canzoni da portarmi nella tomba, allora ci metterei “My Angel rocks back and forth”, ma questo si sapeva già… ].

Insomma, alla fine sta bene così no?

Poi, guardandomi un po’ intorno mi sembra di capire che il tema del giorno – apparte l’acquisizione di Endemol da parte di Mediaset – sia una catena sulla musica rock [“la musica rock” mi fa un po’ strano…mi sa di incertezza esponenziale – tipo un contenitore che l’etichetta ce l’ha, però tu sai che dentro potresti trovarci di tutto – tipo la paella – tipo la frase “uno su internet…”], io adesso non ho molta voglia e molto tempo per selezionare 25 brani, però qualche artista lo cito, perchè non resisto:

Sonic Youth, Led Zeppelin, White Stripes, Velvet Underground, Iggy Pop, AC/DC.

Poi vi rimando a gente che ha più pazienza di me:

Onanrecords, Junkiepop, Outsiders.

[Magari se fate la listina linkatemela, che a me piace leggere queste cose, liste senza tante spiegazioni, a me piacciono!]

 

Di come Gatto Ciliegia, sconfitto il Muro d’Acqua e superata la Prova dell’Isolamento tormentoso nel Bosco dei Kirr, si ritrovò un po’ stordito ma salvo, di fronte allo Spettacolo meraviglioso di un Neon fucsia riflesso in una Pozzanghera.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 6, 2007

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Ti senti paralizzato vero? E’ come se il luccichio magnetico ti intorpidisse la volontà…è così lo so…Le conosco le magie ipnotiche di queste strade che giocano a rimbalzarsi il tuo stupore…già…

Ho visto nei tuoi occhietti accendersi per un attimo la curiosità [ – Chissà com’è nata quella pagliuzza metallica – E come avrà fatto a farsi liquido argenteo – Quali saranno i suoi confini – Si spegnerà…O forse vivrà sempre…. – Sarà tanto fredda…O sarà tiepida come lo spazio asfittico fra due corpi vicini… – Se la tocco mi farà male? ] …. Ho visto per un istante le domande accavallarsi, ma subito dopo le ho viste sperse in quel desiderio di comprensione sempre più fuori fuoco, sempre più annebbiato, sempre meno importante, sempre un poco meno….

Ti vedo, Gatto…ti vedo che stai lì immobile, che hai scordato le tue battaglie contro il freddo e contro il tintinnio incessante della pioggia fra il fogliame…Capisco il tuo torpore, Gatto, vedo le lucine appuntite rispecchiarsi nelle tue pupille, e posso ben capire da quanto fascino sei stato travolto tutto d’un colpo…

Ho pensato spesso alla città sai…quel giorno che d’improvviso mi ritrovai solo, senza più nulla da poter accarezzare la notte, quel giorno che le parti armoniche della mia storia presero vie tutte diverse, e lasciarono la carcassa del mio passato distesa sull’asfalto bagnato…fu quel giorno che mi vidi riflesso per la prima volta, e dietro al mio corpo riflesso c’era luce di colori bellissimi, fu quel giorno che cominciai a pensarci…

Ora, non ti racconterò le mie favole tristi, Gatto, non ti racconterò dei miei sbagli e dei desideri che mi dominavano, di quante volte annachilito, senza respiro, mi sono vergognato con me stesso delle mie lacrime roche, delle mie colpe…un uomo della mia età le ha già narrate a troppe persone le sue leggende, le ha già troppe volte storpiate e rese patetiche, tanto patetiche che tu, Gatto, ne rideresti, rideresti con le lacrime agli occhi, e io che sono un uomo di notevole stazza, diventerei piccolo e impotente, deriso da un gatto mi restringerei fino alla dimensione di un non-nulla impercettibile ai sensi, e così indifeso presto soccomberei…

Quindi non ti racconterò di me, Gatto, ti dirò solo di qualche mio pensiero appena accennato sulla città…

Ho avuto voglia a volte di mettermi a fare tutto un lavoro sulla città…che già chiamarlo lavoro stona…potrei mettermi a fare degli scorci di città…degli scorci di città tutte fatte di luci, delle loro luci che poi definiscono i contorni di quello che si vede, che non si vede, che si intuisce…

…così solo per sottolinearla la città…per parlare della città come se non esistesse, come se non la toccassi tutti i giorni, parlare di “città” come di un susseguirsi di tratti più o meno attualizzati, città possibili, impossibili, sempre immaginate, sempre inesistenti…città nelle queli non camminerò mai, ma che posso permetterti di ristrutturare a piacere…vorrei farle, fare le mie città senza tatto…

è l’unico paesaggio che mi abbia mai interessato…ricordo di quando ero piccolo e vivevo sulle colline…ricordo che ci volevo sempre andare, ero eccitatissimao quando si prendeva l’autobus per il centro storico…e ancora adesso la città – la città in senso lato – mi sembra sempre qualcosa di bellissimo, io la città la giustifico sempre…è perchè la amo

Sarà per tutta quella luce, luce che proviene da cose, che poi si riflette su altre cose, e su altre ancora, e si duplica, si triplica, e c’è sempre luce con colori che diventano sempre diversi…c’è sempre qualcosa che luccica di arancione in città, facci caso, Gatto, qualcosa che luccica di arancione c’è sempre…

E ho imparato col tempo a guardare il cielo senza vedere attraverso le parole e gli ideali di cui la mia mente è affollata…ho imparato a guardarlo nel suo colore reale, e l’ho visto viola…viola e a volte giallognolo…ho pensato che è bello…poi ci ho ripensato e mi è venuto in mente che è l’inquinamento…e poi l’ho ancora guardato, e ho pensato solo che è bello. Ecco, a me dell’inquinamento non frega niente, mi piace così la città, mi piacerebbe in tutti i modi…è l’unico paesaggio che abbia mai preso in considerazione.

Quindi potrei passare il mio tempo a fare stralci di città…stralci che vengono un po’ come devono venire…senza un’idea delineata…l’idea è giusto quella di sovrapposizione e luminosità, ma si può declinare in talmente tanti modi…

E poi ci ho riflettuto meglio, e ho capito che un po’ di metodo ci voleva, un filo rosso che mi conducesse, almeno per evitare certi errori tipici, tipo il piattume, quando gli scorci non riescono a dare l’impressione di essere su livelli diversi, e sembrano solo microchip…che è bello quando sembrano anche microchip…ma solo no…solo rimane un muro di colori brulicanti…dovrei cercare di costruire uno spazio…non coerente…ma a tratti profondo si…è più bello, da un senso di speranza…

…un po’ di speranza per lasciarsi portare guardandosi i piedi, per rimanere estasiati a contemplere quel che hai negli occhi, e magari davanti agli occhi avrai tutt’altro, ma forse non lo vorrai vedere, forse ti avrà stancato, forse ti sembra abbia un brutto sapore, forse sarà solo un capriccio, ma preferirai startene sulle tue, e allora sarà importante potersi fidare delle strade geometriche, di una visione zenithale fatta di rette intersecate, di costruzioni parallele, di spigoli…sarà fondamentale sapere che non ti perderai nonostante il tuo vagheggiare ingenuo senza attenzione.

Solo un piiiiiiiccolissimo Tributo.

Posted in Senza categoria by sarah on maggio 1, 2007

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Ovvero:

“if you close the door, the night could last forever.”