Promemoria: amo l’Inghilterra.
A volte me la scordo la mia passione per gli inglesi.
Che alla fine le belle idee e le produzioni brillanti si trovano dappertutto, e nella plaga creativa si perdono i riferimenti geografici e le appartenenze culturali, se non per un retrogusto un po’ più intenso che comunque a volte emerge ma a volte anche no. Insomma, se l’estetica può permettersi di prendere come riferimento un certo stile, una tradizione artistica anche lontana e poco leggibile per i fruitori contemporanei, la comunicazione richiede invece una globalità sempre maggiore, la comprensione delle immagini deve essere alla portata di un pubblico sempre più ampio, e sempre più diversificato. Tutto ciò, ovviamente, è bellissimo.
Sto un po’ divagando, comunque quello che volevo dire è che nell’orgia visiva mi ero un attimo scordata del mio amore per i britannici, per quel modo di stupire senza sovraesporsi, di fare le cose come vogliono senza tante storie, e soprattutto perchè non abbassano il livello.
L’Economist è un settimanale inglese che si occupa di attualità, politica, economia e affari internazionali, cose serie, diciamo. E questa è la sua campagna pubblicitaria uscita su strade, metropolitane, riviste e supermercati questa primavera:
Questa è la seconda campagna illustrata dell’Economist, la prima, quella dello scorso autunno, è questa. Quelle degli anni precedenti erano maga-poster rossi con una frase spesso enigmatica scritta in bianco, cose così:
Che questo un senso ce l’ha anche, ma alcuni spingono veramente in là il limite fra brainy e WTF?. E non tutti sono come me che “se non ho idea di cosa voglia dire, allora dev’essere veramente geniale!”, non tutti si entusiasmano con il senseless ad oltranza [io però ci impazzisco, cioè il fatto che in giro per la città campeggino frasi giganti sensa senso, e che perdipiù quella sia la campagna pubblicitaria di una rivista autorevole è semplicemente meravilioso!].
Comunque fra il 2007 e il 2008 si è deciso di cambiare strategia [mantenendo comunque la continuità cromatica], così da attrarre anche il pubblico più giovane a dare al prodotto una veste più alla mano, più accessibile [non per niente molto si gioca su "le storie", vendere l'attualità come il più stimolante dei racconti]. Il risultato sono cinque poster illustrati, divertenti, belli e brillanti. Per l’Economist. Sono inglesi, vogliono idee, non sotterfugi, e quando sono belle le mettono in pratica senza stare a porsi tanti “se” e “ma”, lo fanno senza schiamazzi e scenate, con pacata efficacia.
Noi invece quando vogliamo rilanciare una rivista ci mettiamo come direttore Andrea Biavardi e l’approccio scientifico alla figa in copertina.
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Quanta ragione nelle tue parole..
Se penso che la risposta italiana all’Economist probabilmente è Panorama mi vengono i brividi..
No dai, Internazionale (proprio per il suo essere internazionale mi sa…) è un ottimo settimanale di approfondimenti economico\sociale\culturale. È sullo stile di Newsweek forse… ci vorrebbe il lenz a dirci chi è in Italia l’eocnomista periodico di fiducia!