Sfumata la possibilità di abbonarmi col 70% di sconto+annual vari a Communication Arts, avevo pensato che la cosa fosse tranquillamente sostituibile con un abbonamento a Cronaca Vera: interessante, appagante esteticamente, graficamente notevole, varia e sempre all’avanguardia nel suo settore. Due ottimi prodotti insomma, molto meno diversi di quanto si pensi. D’altronde, per quanto mi riguarda, la curiosità vivace in campo creativo e l’attenzione voyeristica alle bassezze provinciali semi-analfabete vanno di pari passo, quindi, davvero, non avrei sofferto lo scambio.
Non avevo preso però in considerazione un’altra possibilità offerta dall’editoria italiana: Libero. E’ che la storia del “quotidiano” mi aveva confusa, questo formato così legato nell’immaginario comune ai concetti di “informazione”, “cronaca”, “serietà”, “autorevolezza” mi aveva portata sulla strada sbagliata, insomma mi sono accorta che il mio modo di pensare alla testata era viziato da una serie di luoghi comuni, era fossilizzato su un’ideale superficiale e borghese dal quale dovevo assolutamente distaccarmi. Voglio dire, chi mi obbliga a considerare Libero una testata giornalistica? Il suo Statuto? Il fatto che una spicciolata di anni fa qualche burocrate giallo-umido-verdastro l’abbia registrato da qualche parte in quanto tale? Mai stata sensibile a questo genere di cose, davvero.
Quindi, da oggi in maniera ufficiale, Libero per me è una rivista di intrattenimento. Non è una decisione presa a casaccio, l’idea che stavo sbagliando nell’approcciarmi al giornale fondato da Feltri ce l’avevo da un bel po’, ma con questa tutto è diventato chiaro:
La foto della Bonino che fa un aborto clandestino presa da un articolo di Oggi del 1975! Quel nonsocchè di vintage e di grottesco messi insieme per la morbosamente perfida gioia dei cattolici astanti. Quel genere di cose che Cronaca Vera ci scrive “SCANDALOSO!” sotto per sicurezza [che magari a qualche casalinga del Molise certe sfumature sfuggono]. A corredo dell’articolo che riprende quell’intervista a Oggi, fatta nel contesto della lotta per la legge 194, infarcendola di drammaticità cristiana, sentimentalismi teatrali, vocabolario sapido e giudizi universali biblici, così da segnare il cammino verso la salvezza al bravo lettore di destra.
Ecco, per una testata giornalistica questa roba sarebbe inaccettabile*, anzi, impossibile. Io una cosa così su un quotidiano non sono capace di razionalizzarla, quindi, visto che è accaduto, evidentemente sbaglio. Libero non è un quotidiano nazionale, Libero è semplicemente un’altra cosa, intrattenimento pruriginiso, stuzzicanti scabrosità ed epifanie porno-con in cui il porno è sapintemente sottinteso. Così va molto meglio se ci pensate, l’universo intero si riallinea su un asse di dignità più alto [almeno un po'], e in più ci si evita tutto il filone delle “retorica dello sbeffeggio di Libero”, che francamente non produceva più nulla di brillante da parecchio tempo.
E io potrei abbonarmi a Libero invece che a Communication Arts. No, ecco, i soldi ancora mi scoccerebbe darglieli. Però da oggi va tutto molto meglio a livello cosmico.
*fuori dal Veneto
Filed under: random | 6 Comments
Mi era successa la stessa cosa un po’ di tempo fa, quando c’è stata la messa in Piazza Duomo.
C’è la tv accesa e c’è la messa, Giada mi chiede da dove la trasmettono, io le dico che sarà da Roma, Giada risponde “perchè non la fanno mai a Milano?”, io le chiedo “e perchèmmai dovrebbero?”, e lei risponde “…mha…bho…non so…”, poi l’inquadratura si allarga. Duomo. Madonnina. Milano. C’è la messa in Duomo. Yeah. Al chè io dico a Giada “Cazzo, la messa in Duomo! Sarà un po’ l’evento dell’autunno milanese 2009! Lo avranno messo l’articolo su Zero? (ahahaha)”, e Giada “ahahahhah”. Infatti la mia voleva essere una battuta, un’ipotesi paradossale, perchè la messa dovrebbe essere un attimo fuori target, e anche fuori linea editoriale – se così si può dire – per la guida alle serate fighe. E invece Giada sfoglia Zero, ed eccola, a doppia pagina, la messa.
Oggi stessa cosa, sempre con Giada.
C’è la pubblicità, e io vedo questa specie di trailer di un film con Julianne Moore e Colin Firth, alla fine saltano fuori le scritte “A single man” “Tom Ford”. Al chè io faccio per dire a Giada “oh, ma Tom Ford ha fatto un film!”. Al “ma” però mi blocco, e invece dico “che cretina!”, Giada mi fa “perchè?”, e io “c’era questa pubblicità, che sembrava un sacco un trailer, c’erano proprio gli attori e tutto, poi è uscita la scritta “Tom Ford”, e io stavo per dirti che Tom Ford ha fatto un film, e invece era la pubblicità di non so che cosa, forse il nuovo profumo (ahahahha)”, e Giada “ahahhaha! si certo, da oggi ho deciso che faccio il regista!”. 20 minuti dopo, Che Tempo Che Fa, Fazio intervista Tom Ford alla sua prima esperienza da regista.
In realtà sono contenta di vedere che nonostante tutto mantengo una certa – candida, sincera, purissima – ingenuità su certe cose del mondo, mi fa bene, mi regala piacevoli momenti di sconcerto.
Riguardo a Tom Ford, ha detto delle cose banalissime, noiose, retoriche che di più non si può, da fargli lo scherzo di spararsi un proiettile alla tempia proprio nel bel mezzo della conversazione – tipo che siete a cena, tu e Tom Ford, e lui è lì che ti propina tutte le sue stronzate sul fatto che scrivere un film e poi farlo materialmente sono cose diverse, è anche preso dalla cosa, ci mette pathos, e tu a un certo punto PAM! Così, senza preavviso, senza niente di niente, ti ammazzi e ciao. “Mi hai rotto il cazzo”. Chiaro. Preciso. Fra l’altro i suicidi sono persone che odiano tantissimo il loro prossimo, non se stessi, quindi tutto torna. “Mi hai rotto il cazzo. E ti odio.” PAM! – ciò nonostante conto molto, ciecamente, sul compiacimento estetico che potrà darmi la sua opera prima. Almeno.
[Questo post vi è stato gentilmente offerto dal MacBook di Giada Ricci]
Filed under: coseDcasa, random | Leave a Comment
Tags: a single man, che tempo che fa, cinema, messa a milano, sconcerto, tom ford, zero
2 o 3 Donne che Fumano.
I film francesi sono così facili da stereotipizzare.
Sarà anche solo una questione di “genere”, nel senso che i “generi” [cinematografici e non] hanno per definizione caratteristiche comuni che ritornano, e sono quindi facilmente riducibili ai minimi termini, si prestano all’analisi degli elementi rindondanti, alla stereotipizzazione appunto, eppure coi film francesi degli anni ‘60 la cosa mi stranisce.
Sono così complessi, così colti, in molti casi completamente estranei all’idea di cinema come forma d’intrattenimento [per quanto sia possibile, insomma sono estranei al concetto di intrattenimento nel contenuto, nell'approccio sfacciatamente accademico a temi sfacciatamente antropologici e sociologici, poi c'è la parte dell'immagine, che è sempre intrattenimento, ha sempre una componente di compiacimento estetico, e questo vale per la fotografia di un edificio di Mies van der Rohe come per le immagini di una guerra], dicevo, sono così analitici e stratificati che mi risulta quasi strano il fatto che siano perfettamente aderenti allo stereotipo di se stessi, così “film francesi degli anni ‘60″.
[Questo per giustificare il fatto che mi sono messa a selezionare frame da "2 o 3 cose che so di lei" e a ricomporli.]
Filed under: visto! | Leave a Comment
Tags: 2 o3 cose che so di lei, anni '60, cinema, cinema francese, donne che fumano, godard, nouvelle vague
Sono a Milano, di fretta perchè fra un po’ parto, la tv è su Rai2, c’è Gasparri che dice stronzate che non sto ascoltando, fino a quando se ne esce con “”Oltre il Giardino”, di Peter Sellers”, e mica di sfuggita, ci sta insistendo.
Ora, “Oltre il Giardino” non è un film di Peter Sellers, è di Hal Ashby, cristo, che è uno di una bravura infinita in una cosa in particolare, ovvero nel disegnare personaggi fragili, dolci, malinconici, delicatissimi ma mai stucchevoli, la fa proprio in un modo che gli altri non sono capaci quella cosa.
“Oltre il Giardino” è forse il film dove viene fuori meglio quella capacità lì, e Gasparri non sa un cazzo, non ha mai saputo un cazzo in vita sua, vaffanculo.
Cazzo di disperazione burina.
Filed under: coseDcasa | Leave a Comment
Tags: ashby, gasparri, il fatto quotidiano, oltre il giardino, rai2, sellers
5.30 a.m.
Sono io ad essere offuscata dal momento, o effettivamente Glee è la serie più figa di sempre?
Filed under: visto! | Leave a Comment
Tags: football dance, glee, serie, single ladies
Comicio questo post non avendolo nemmeno guardato tutto, il film. In “500 days of Summer” ci sono più o meno 1000 momenti in cui affiorano belle canzoni che si ha voglia di riascoltare, per un po’ uno non lo fa perchè sta guardando una cosa e c’ha tutta una trama a cui star dietro, solo che essendo il film bruttino, quando sono arrivata alla scena del matrimonio gliel’ho data su e istigata all’atto, ho messo Mashaboom remixata dai Postal Service.
“500 days of Summer” racconta dell’insipida e poco rilevante relazione sentimentale fra due esseri umani insignificanti e parecchio perdenti. Lui voleva fare l’architetto, invece scrive slogan per i biglietti d’auguri. Per carità, lo fa con indosso riuscitissimi accostamenti cardigan-cravatta e ascoltando del raffinatissimo pop britannico ‘60-’70-’80, però sempre di cazzo di cartoline si parla. Lei, che nel gioco dei ruoli sembra quella più forte, è in realtà ancora più disperante. Fa l’assistente nella compagnia di biglietti d’auguri, insomma fotocopia cose, porta il toner, compila tabelle Excell, cose così…e non si accenna nemmeno a nessun’altra sua stravaganza di sottofondo, che ne so – quella torbida passione per gli effluvi tossici dei solventi chimici che la portò nei suoi 27 anni di vita a frequentare un mèlange qunatomai variegato di situazioni, dal corso per parrucchiera e truccatrice teatrale della sua città natale, ai laboratori del dipartimento di chimica dell’Università del Michigan, fino all’esperienza parrocchiale nelle favelas brasiliane dove, sotto le mentite spoglie di caritatevole scout, si diede alla ricerca delle più devastanti fra le colle terzomondiste - no, lei è una SEGRETARIA CARINA. Fine. Un brivido gelato mi percorre la spina dorsale.
Fatto sta che lei arriva, lui si inanmora, loro si frequentano, creano un’intimità, ma lei non si innamora, intavola tutta una serie di discorsi fatti sul non impegnarsi, e lui soffre. In breve.
Ma questo non è il punto, ovviamente. Non sono tanto ottusa da non aver capito qual’è l’appeal delle produzioni Fox Searchlight che vengono presentate al Sundance.
E’ Amélie. Il supermercato californiano di film in jeans skinny e montatura tartarugata è in realtà la massificazione made in China dell’essenza densa e amorevolmente cesellata de “Il favoloso mondo di Amélie”, riassumibile alla base in due semplici elementi:
1. Le persone (normali): le persone e le loro piccole storie sono universi magnifici, complessi, divertenti e commoventi, il quotidiano non è banale, basta un po’ di attenzione ed emergono una miriade di dettagli sorprendenti e accattivanti che ad esplorarli non basterebbe una vita.
2. Le piccole cose: le piccole cose sono magiche, sì, la nuova 500, ma anche quel foglio da fotocopia strappato sul quale ho disegnato la mia coinquilina mentre fa la cacca. Insomma le piccolezze raccontano e definiscono, un gesto, un colore, un soprammobile non sono contorno o semplici parti di un insieme, ma sono tutti piccoli protagonisti con una loro storia e un loro “carattere”.
Amélie è diventato un cult per la tenacia e la rindondanza con la quale afferma queste due cose, e queste soltanto, in ogni maledetto frame. Con una cura, una sicurezza nel voler essere il film che è, ammirevole. Chissenefrega della trama e del mielosamente moralistico messaggio finale, sono altre le cose importanti, che lo rendono indiscutibilmente riuscito, e bello. Perchè a me Amélie piace moltissimo, sia chiaro [leggete la stroncatura di Peter Preston sul Guardian, e pregate di non rendervi mai così penosamente ridicoli mentre criticate qualcosa].
Sta di fatto che di quell’attenzione per l’umano e il micro se ne sono impossessati negli ultimi anni i californiani per farci i loro film patocci – spesso filoeuropei – pieni di quelle che vorrebbero essere “fragili e complesse creature di particolare sensibilità”, ma risultano in fine solo caricaturali patchwork di sociopatie contemporanee. Ammetto però che sto pensando a “Little Miss Sunshine” e “Napoleon Dynamite” più che a “500 days”.
In “500 days” i personaggi non hanno una personalità così “in stampatello rosso sottolineata con l’evidenziatore giallo”, insomma non danno l’impressione che chi li ha scritti sia una specie di bambino ciccione sopraffatto dall’ingordo istinto al riempimento nauseabondo. Nonostante il target spocchiosetto del film, i protagonisti sono assolutamente in linea con i prototipi umani della commedia romantica, noiosissimi contenitori di vulnerabilità stereotipata e cinismo idem, propensi al fallimento fino quasi alla caduta, per poi riprendersi all’ultimo nell’entusiastico finale che dischiude un mondo di cose possibili. Ciò che mi sfugge a questo punto è il motivo per cui questa roba è meglio rispetto a, bho, Jennifer Aniston…per le citazioni british inserite in una Los Angeles straniante e poco credibile? Per la cozzaglia di generi e ammiccamenti vari: le animazioni carinissime, l’accenno di musical quando lui fa l’amore con Summer per la prima volta, i disegnini, la voce narrante che somiglia proprio a quella di Amélie [forse il doppiatore è lo stesso...]?
Ok, effettivamente è meglio di Jennifer Aniston. Solo che a me quel flirtare fintamente disinvolto con un certo tipo di pubblico e un certo filone cinematografico fingendo ancora, per esempio, che le animazioni siano una trovata originale quando ormai stanno al livello di previdibilità della scena di combatimento in canottiera nei film con Jackie Chan, mi da’ fastidio. Perchè è un meccanismo paraculo, ci infilano i soliti imbellettamenti indie-carucci e il tutto sembra bello, curato, delicato. Sticazzi, non bastano i ghirigori posticci, “500 days of Summer” è solo una commedia sentimentale che unisce gli stereotipi hollywoodiani del genere alle mosse a cui ci ha abituati invece il cinema “indie” sempre di quella zona lì.
Una cosa mi ha colpito però. Qualche settimana fa, prima di vedere il film [ah, nel frattempo ho finito di vederlo], ho avuto uno scambio di battute praticamente uguale a un dialogo fra i due protagonisti: all’inizio, al karaoke, Summer, Tom e quell’altro cominciano a parlare di relazioni, Summer dice che lei non crede nell’amore, e Tom risponde – tipo – “che significa che non credi nell’amore? Mica è Babbo Natale”. Ecco, io stavo parlando con una persona che mi stava dicendo di non avere filgi e che non crede nel matrimonio, e io gli ho risposto quasi come Tom “che significa che non credi nel matrimonio? Mica sono gli alieni”. E’ che per certe cose mi sembra irrilevante e fuori luogo usare il verbo “credere”, e mi stupisce quanto le persone si preoccupino di affermare con forza le cose in cui non credono, mi sembra molto cattolico come meccanismo, seppure all’inverso. Comunque il punto è che ho detto la stessa identica frase che ha detto l’altro, e non so bene come prenderla.
Filed under: visto! | 1 Comment
Tags: 500 days of summer, 500 giorni insieme, cinema, film, fox searchlight, marc webb, sundance
Spammalot.
Ho fatto un disegnetto per Threadless, è carino, votatelo, ho una piantina di basilico da mantenere.
[non sono brava ad autopromuovermi, lo so.]
Filed under: Uncategorized | Leave a Comment
Tags: bite me, sarah mazzetti, t-shirt design, threadless
Info.
Sono senza computer. Chi ha bisogno si sveglia fuori e mi telefona, si presta senza tante storie ad essere insultato gratuitamente e ad ascoltare tutti i miei problemi partendo dal primo fottuto vagito, e poi – con calma – di qualsiasi cosa se ne parla.
Filed under: Uncategorized | Leave a Comment
Devozione e Affini.
Io mi lamento un sacco, di tutto, e non è che non ho ragione, anzi, perchè la direttrice del corso non è capace di fare il suo lavoro, perchè mancano le cose, perchè l’organizzazione è così inconfondibilmente italiana che pare d’essere alle Poste, però da me insegnano o hanno insegnato dei giganti, sul serio:
http://www.adelchigalloni.com/wordpress/?page_id=10&language=en
Adelchi Galloni ha tenuto lezione per la prima volta ieri, avevo già visto alcune sue cose e lo avevo capito che era strabiliante, ma mi ero anche un attimo persa nel fatto che somiglia un sacco al nonno serioso ma magnanimo che non ho; Giacobbe insegnava fino a qualche anno fa e io lo ammiro con tutta l’ammirazione che il mio stomaco è in grado di generare.
Sono due delle persone che stimo di più al mondo, lavorativamente.
Tutto ciò ovviemente non è fine a se stesso. E’ da un po’ che penso di mettere da qualche parte a destra una selezione di illustratori/artisti [artisti perchè dire semplicemente illustratori in 'sto paese suona poco] che amo particolarmente, una cosa ampia, da Jason Munn a Susanne Janssen [il link è alle immagini del suo Hansel e Gretel, e la tizia nella foto no, mi dispiace, non è lei], ma tutta gente che è capace e brava sul serio.
Il motivo principale è di nuovo quella storia che mi sta su che a voi magari piacciono certi tizi che in realtà non sono e non hanno fatto mai niente di rilevante, e probabilmente non lo faranno mai, e vi perdete invece le cose belle, di persone che – tipo – ci pagano il mutuo con questo lavoro, e ci si fanno la pensione – sembra assurdo anche a me, ma da qualche parte nel mondo, in qualche interstizio temporale particolarmente incline, pare che sia effettivamente successso – perchè di gente brava ce n’è tantissima, davvero, una marea di esseri stupefacenti ai quali potete prostrarvi con ottime motivazioni e senza perdere la dignità.
Solo che poi penso che in questo blog ci sono già anche troppe cose, e che forse a voi non interessa neanche, quindi probabilmente non lo farò. Per ora. Più avanti bho. Però ci sarebbe l’intenzione. Ecco.
A dire il vero era effettivamente tutto abbastanza fine a se stesso.
Filed under: coseDcasa | 1 Comment
La Milano creativa, originale, alternativa, diversa il giovedì sera è tutta al Rocket.

Ci sto riflettendo seriamente sulla cosa dei quadretti. In particolare sulla loro appartenenaza politica…cioè, il quadretto risale all’era dei cowboys, e i cowboys sono di destra, no? Però come la mettiamo col famoso manifesto leghista in cui il popolo lombrado viene paragonato agli indiani? Sotto questa prospettiva sarebbero i nativi i veri-puri uomini di destra fottuti dal corso degli eventi, e quindi i cowboys sarebbero i maledetti immigrati di sinistra, e i quadretti pure…
Sono confusa, l’analisi della camicia a quadretti nella società contemporanea temo sia un argomento troppo complesso per le mie capacità.
Filed under: random | 3 Comments
Tags: SFIGA, SOLO CHE SFIGA
It was almost Love.

Spero che si spieghi da sè insomma.
La questione Polanski vista da un paese intrisecamente maschilista, volgare, e offensivo, che da sempre non perde occasione per confermarsi tale, nel quale lo scherno sessuale viene usato come giochino di rivalsa per sminuire la parte opposta da una schiera così variegata di uomini [che comincia col Presidenti del Consiglio e arriva fino ai brillanti indipendenti che lo sbeffeggiano], in maniera così frequente e banale da potersi considerare una figura retorica del rituale dell’interazione, fa ancora più ribrezzo io credo.
[Trattasi della difesa della Goldberg a Polanski http://www.youtube.com/watch?v=9NX_D0Bv9M0]
Filed under: Uncategorized | Leave a Comment
Tags: goldberg, it wasn't rape rape, polanski, stupro, stupro in jeans
Elementi aggiunti recentemente
- Dal Diario di Camilla, 12 Gen. 1975: “Giulia adesso se la tira e fa la Superiore solo perchè a Lei le ha fatto l’Aborto Emma Bonino”
- Lo Spot di Gucci è un sacco lungo. Ma veramente tanto.
- 2 o 3 Donne che Fumano.
- Assumerò un sicario che gli tiri Sassolini fastidiosissimi per il Resto della sua Vita senza farsi scoprire Mai.
- 5.30 a.m.
- E comunque non mi pare proprio il Caso di rimanerci così sotto per una Segretaria.
- Spammalot.
- Entschuldigung, Ich esse dich. [qualcuno sa perchè]
- Info.
- Devozione e Affini.
- E l’Esercito della Povertà optò per i Quadretti
Categorie
- certaceo (13)
- coseDcasa (81)
- informazioni di servizio (25)
- PAINT-ings (9)
- random (119)
- Sarah disegna (29)
- storielle (7)
- Uncategorized (9)
- visto! (26)
Archivi
- gennaio 2010
- dicembre 2009
- novembre 2009
- ottobre 2009
- settembre 2009
- agosto 2009
- luglio 2009
- giugno 2009
- maggio 2009
- aprile 2009
- marzo 2009
- febbraio 2009
- gennaio 2009
- dicembre 2008
- novembre 2008
- ottobre 2008
- settembre 2008
- agosto 2008
- luglio 2008
- giugno 2008
- maggio 2008
- aprile 2008
- marzo 2008
- febbraio 2008
- dicembre 2007
- novembre 2007
- ottobre 2007
- settembre 2007
- agosto 2007
- luglio 2007
- giugno 2007
- maggio 2007
- aprile 2007
- marzo 2007




Bologna –





